 Sinkme 2009-03-24 . chapter 4interesting. i like the interaction between snape and dumbledore because it's obvious that he cares about snape, just not enough, apparently, to find another way to gather info, etc. very well written and i like the snape torture (bc im weird like that) |
 Cuccu'ssétte 2007-05-28 . chapter 4 REDENZIONE
I terreni sono stranamente silenziosi quando ritorno, un duro contrasto con quello che è avventuo quando me ne sono andato. Pare che gli studenti e spettatori della disastrosa Terza prova siano stati mandati via, le tribune sono vuote. Sono lieto che non ci sia nessuno a vedermi in queste condizioni, o a infastidirmi con domande sciocche su cosa è successo. Non ho forza né desiderio di far altro che andare in camera e cadere in un lungo sonno. Prima che possa farlo, ho un altro compito da portare a termine.
Zoppico avanti svelto quanto posso, salgo le scale che portano all’ufficio di Dumbledore, faccio smorfie come ogni passo manda tremiti di dolore nel corpo maltrattato. Le ferite al petto ancora gettano sangue e l’aria gelida della notte le fa pizzicare.
“Caramelle al limone”, sussurro con voce roca appena raggiungo l’entrata dell’ufficio di Dumbledore e la gargolla subito si scansa. Sento anche la gola raschiata, fatto per niente sorprendente considerando quanto tempo ho passato a gridare. L’Oscuro Lord non era affatto contento di non sentire alcun urlo dal suo prigioniero, così che ha usato la maledizione Crucio più e più volte finché non ho gridato abbastanza da soddisfarlo. Anche il resto del corpo pulsava per le conseguenze della Maledizione Cruciatus.
Ho appena sollevato la mano per bussare alla porta, quando quella s’apre. Deve avere atteso me, aspettato per vedere se fossi tornato oppure no. Ignorando il misto di sollievo e shock sulla faccia, lo sorpasso e crollo sulla dormeuse più vicina alla porta, con la forza che alla fine mi lascia. Il corpo supplica per la dolce fuga del sonno, ma forzo gli occhi a stare aperti, almeno per un altro po’.
Dumbledore viene verso la dormouse, si inginocchia vicino a me, gli occhi si fanno veloci per valutare I danni subiti. Deve aver saputo che, se anche fossi tornato, non sarei stato illeso, eppure ancora sembrava scosso dalle ferite e dai lividi che mi coprivano.
“Cosa ti ha fatto, Severus?” chiede in un sussurro.
“Oh, nulla. Era lieto di vedermi, mi ha dato un grande abbraccio e mi ha dato un braccialetto dell’amicizia.” Gli dico sarcastico. So che lui non se la prende. Ha avuto abbastanza a che fare con me, da sapere che il sarcasmo è proprio lo scudo dietro cui proteggo i miei veri sentimenti, la facciata che metto su e che mi trattiene dallo spezzarmi del tutto, la sola cosa che mi tiene vivo.
Certo, non c’è reazione da parte di Dumbledore, eccetto forse un intensificarsi di quell’eterno ammiccare degli occhi.
“E’ bello vedere che hai mantenuto il senso dell’humor,” borbotta, prima di tornare serio. “Ma dimmi, in verità, Severus. Non voglio tenerti sveglio più a lungo del necessario, ma devo sapere cosa è successo.”
Sospiro tra me, anche se non è diverso da quello che mi aspettavo. Mi getto nel raccontare, gli dico tutto quello che è successo dopo che ho lasciato Hogwarts. Mi ascolta senza interrompermi, gli occhi azzurri non danno indicazioni di quello che pensa. Quando arrivo alla parte del ‘marchio’, esito. Non voglio sappia la natura dei tagli sul petto. Il sangue rappreso assicura per il momento che non possa distinguere il rozzo disegno che formano, e vorrei rimanesse in quel modo. Il pensiero di venir di nuovo marchiato come suo servo mi disgusta più del dolore, e non voglio rivelare la mia vergogna a nessuno, neppure a lui.
Risparmio i dettagli della tortura, vado avanti col resto del resoconto. Quando finisco, aspetto trepidante la risposta di Dumbledore. Comunque, lui pare subito preoccupato di medicarmi. Estrae la bacchetta, la punta dritta al petto e borbotta le parole dell’incantesimo di cura. I tagli rimangono uguali. Si acciglia, riprova e non ci sono cambiamenti.
“Non credi che abbia già provato di farlo da me?” dico con voce stanca prima che ci provi una terza volta. “Mi ha lanciato un incantesimo per renderli immuni a qualsiasi incantesimo di cura o pozione. Dovranno guarire da soli, nel modo gabbano.
Posso vedere che Dumbledore comprende le implicazioni della magia del Lord Oscuro. Invece di venir guarito in un istante per magia, i tagli guariranno lentamente, e dolorosamente.
Gli occhi di Dumbledore riflettono il rincrescimento per un istante, prima che si allontani, e torni con un panno ed una bacinella d’acqua. Capisco le sue intenzioni, mi alzo nonostante lo stordimento improvviso e dico, “No, Dumbledore, mi curerò da me. Non ho bisogno che tu ti affanni su di me come una chioccia.” In realtà, non desidero che ispezioni le ferite più da vicino.
“Severus.” Il tono duro nella voce di Dumbledore mi ferma. “Dobbiamo far così tutte le volte? Quelle ferite necessitano di venire medicate e non ho intenzione di passare le prossime tre ore a litigare con te per quel motivo.”
Lo guardo, vedo la stanchezza segnargli la faccia. Di colpo pare più vecchio e fragile, e ricordo che probabilmente ha avuto una serata straziante, affrontando le conseguenze della Terza Prova. Sapendo che qualsiasi discussione sarebbe futile, ammetto la sconfitta annuendo, mi adagio sulla dormeuse e mi preparo a quello che avverrà. Suppongo di dover essere grato a Dumbledore per non avermi spedito da Madama Pomfrey, e almeno è abbastanza riservato da prendersi bene cura di me.
Mi irrigidisco quando Dumbledore inizia a lavare via il sangue dal petto. Sono certo che ha notato il movimento, ma lo ha ignorato continuando a ripulire i tagli. Cerca di essere delicato, ma i suoi movimenti provocano dolore. Quando tutto il sangue è stato pulito, l’incisione sulla pelle affiora ancora più netta, le linee rosse contrastano contro la pelle pallida.
Sento il respiro mozzarsi, poiché quelli che gli erano parsi a prima vista tagli casuali assumono una forma familiare. Il tratto non è preciso come quello che ho sul braccio, ma è pur sempre possibile riconoscere la forma abbozzata del teschio e del serpente.
“Severus! Questo è il Marchio Oscuro !”
chiudo gli occhi, appena quello che volevo nascondere è stato rivelato. “Lo so. L’Oscuro Lord ha deciso che necessitavo di un.. ricordo.. fisico di dove dovrebbe stare la mia lealtà.”
Dumbledore rimane silenzioso per un po’, sempre scrutava il Marchio. Poi scuote la testa e dice semplicemente, “Mi dispiace, Severus.”
“Non importa.” Gli dico con lo stesso placido tono di voce. “Ho questo marchio sul braccio da così tanti anni. Che importa se ne ho un altro, un altro ricordo che mi appartiene, un altro segno della servitù?”
“Severus, avere il marchio sul braccio non ti rende suo. Né il tuo corpo, né la tua volontà., o la tua anima possono facilmente cambiare. E’ tutto tuo, nessuno può scegliere se non te. Di certo questi ultimi anni te lo devono avere insegnato.”
Rido, e la risata pare vuota e priva di astio. “Certo di non scherzare , Dumbledore? E’ passato tanto tempo da quando ho dato una regola alla mia vita. Tutto il tempo, mi ero mosso a piacimento di altri, e i pochi anni passati hanno solo rafforzato la mia convinzione. Sì, ho deciso di tradire l’Oscuro lord. Ma questo mi ha reso forse la libertà? Non sono sempre costretto ai miei doveri, non solo, con due padroni invece di uno? Non sono stato costretto a tornare indietro stanotte, richiamato dal Marchio Oscuro, una chiamata a cui non ho potuto far altro che obbedire? Il Marchio Oscuro mi ha ossessionato fin da quando lo ho ricevuto, Dumbledore. Non me ne posso liberare, né posso liberarmi facilmente dalla sua influenza. Ogni passo che faccio, ogni scelta che faccio sarà insozzata da quello, non c’è fuga.
“Severus...”
“No, Dumbledore!” Lo interrompo, di colpo arrabbiato. “Non cercare di negare l’evidenza, non puoi proteggerti dalla realtà come proteggi gli studenti della scuola. So la verità, la sento, la vedo negli occhi di chi mi sta attorno. Non sarò mai uno di loro, come potrei, sono marchiato a quel modo. Niente può cambiarlo. Non importa cosa faccia per l’Ordine, non posso redimermi. Il Marchio mi rammenta ogni attimo della giornata gli errori che ho commesso, il mio cammino, tutte le cose atroci che ho commesso. Non posso redimermi, Dumbledore, non ai loro occhi, né ai miei. Oggi ho avuto un altro avviso del mio destino, del mio perpetuo, indissolubile legame.”
Mi sdraio, del tutto spossato dalla mia esplosione. Non volevo crollare a quel modo, ma lo stress di riprendere la cappa da Mangiamorte mi ha piegato. Passa un poco prima che senta di nuovo la voce di Dumbledore, il timbro calmo, apparentemente risparmiato dalla mia rabbia.
“Severus, non cercherò di negare niente di quello che hai detto, o darti false sicurezze. Ma non vedi, è per questo che dobbiamo combattere Voldemort, questo è il motivo per cui devi farlo. Dobbiamo sconfiggerlo, per il tuo bene, per il tuo bene.”
“Lo so,” gli rispondo in un sussurro. “E’ per questa ragione che mi sono preso l’incarico. E’ l’unico pensiero che mi consente di recitare la parte, di sopportare… ogni cosa. E’ la sola ragione che mi tiene vivo, sperare nella vittoria, nella redenzione.”
Più tardi quella notte, di nuovo solo nel suo ufficio, Dumbledore sorrise triste pensando alla conversazione avuta con Snape. Per un poco lui era stato capace di raggiungere il vero Severus Snape, superare le difese che si era messo attorno. Ma sapeva che al mattino gli scudi sarebbero stati rimessi su da un deciso, acido professore che terrorizzava gli studenti con la mera presenza, e Severus Snape sarebbe stato di nuovo imprigionato in sé stesso, solo e mai ringraziato.
- F i n e -
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cuccu'ssétte |
 Cuccu'ssétte 2007-05-28 . chapter 3 PUNIZIONI
Stanotte le stelle sono flebili. La luna è nascosta dietro una nuvola, come se la stessa luce del Paradiso si ritraesse dalla tenebra che s’è ricreata sulla terra. Il cimitero luccica fioco nell’oscurità, le lapidi storte e gli alberi secchi disegnano un quadro mozzafiato di morte e distruzione. Il vento placido spira lievemente tra i rami, smuove la tunica nera, mentre mi faccio strada cauto tra le tombe.
Sapevo dove sarebbero stati. L’ Oscuro Lord teneva sempre lì i suoi raduni. Sembrava ricevere un perverso senso di divertimento, dal programmare le sue orge di morte dalla tomba del padre, sul posto del suo primo assassinio.
Posso vederli davanti a me adesso, il cerchio in nero, curvato verso la solitaria figura nel mezzo. Il respiro mi si ferma in gola appena lo rivedo. Appare esattamente come appariva tredici anni fa, la stessa faccia bianca e piatta, sue solchi che vorrebbero passare per un naso. Ma quello che attrae la mia attenzione sono quegli occhi rossi, che ardono ancora più forte con ira, rabbia e malizia.
Mi nota quasi immediatamente, e per un attimo sul suo volto c’è lo shock. Non s’attendeva che tornassi, ha creduto che fossi passato all’altra parte. Soffoco un tremito mentre i suoi occhi si volgono su di me, e sento il peso grave della sua malvagità. C’è un profondo desiderio in me di andarmene senza far nulla, tornare da Dumbledore e dirgli che ho fallito. Ma immagino lo sguardo di silenzioso disappunto nei suoi occhi e mi costringo ad avanzare senza esitazione.
Gli altri Mangiamorte adesso mi hanno visto, e si muovono tutti attorno, lasciano un sentiero libero verso l’Oscuro Lord. Cammino verso di lui mentre aspetta e mi prostro ai suoi piedi, gli bacio la tunica. Odio questa manifestazione, odio inchinarmi a lui, come a chiunque, ma mi forzo a seguire il rituale.
Rimango chino davanti a lui, consapevole della sua occhiata inquisitrice. Almeno questo non è uno sfoggio di umiltà, voglio togliergli la possibilità di usare la legilmency, evitando qualsiasi contatto di sguardi . il silenzio si fa grave sul piccolo raduno e resisto alla tentazione di saltare su e giù un paio di volte o fare qualsiasi altro movimento per interrompere la monotonia.
“Allora, sei tornato.” La voce gelida e serica alla fine fa,” Il mio servo più fedele. Mi chiedevo cosa fosse stato di te. Avevo delle aspettative così elevate su di te, che pensavo che più degli altri saresti tornato da me. Tu che ti eri distinto così tanto nei ranghi. Confesso il mio disappunto, quando vidi la tua figura assente dal cerchio nero.”
“Mio Lord..” balbetto.
“Crucio!” Il getto di luce fuoriesce dalla bacchetta e in una frazione di secondo, sento il dolore straziante di un centinaio di coltelli arroventati fino a divenir bianchi che si torcono nella mia pelle, bruciando nella carne. E’ passato così tanto tempo dalla volta in cui ho sentito quel genere di dolore, quel genere di strazio che annebbia la mente, che mi sono dimenticato quanto fosse doloroso. Stringo i denti insieme e mi rifiuto di cacciare il grido che si forma sulle labbra. Non mi voglio arrendere, non voglio dargli il piacere di sentirmi urlare, ero troppo orgoglioso per spezzarmi così facilmente davanti a lui. Per necessità mi sono dovuto inchinare davanti a lui, ma non gli permetterò mai di controllarmi.
Quando alla fine la maledizione viene rimossa, sono sorpreso di trovarmi a terra, con rivoli di sudore sulla faccia, il respiro che esce in rantoli smozzicati. Nemmeno ricordo di essere caduto. Mi costringo a rialzarmi, ignoro i dolori che sono le conseguenze più naturali della maledizione, e di nuovo sto inchinato davanti a lui.
“Non ti ho dato il permesso di parlare. E comunque, cosa mai mi avresti detto ? Che avresti detto per motivare tredici lunghi anni di assenza? Come avresti spiegato che hai passato quei tredici anni sotto la protezione di quel pazzo filobabbano? Quale motivo puoi avere adesso per arrivare ore dopo che ti ho convocato ?”
“Mio Lord,” faccio di nuovo, cercando di sembrare quanto più ossequioso e deferente posso. “ di mia volontà ammetto queste colpe, e di buon grado accetterò qualsiasi punizione ritieni appropriata. Ma sappi, mio Lord, che il mio cuore è stato leale solo a te, e infatti tutto quello che ho fatto è stato nella speranza che un giorno resuscitassi, e sarei stato capace di servirti con tanta fede e lealtà come sempre ho fatto.
Gelide risate esplodono. “E ti aspetti che io ti creda? Dimmelo, Severus, come mi hai aiutato servendo quel pazzo?”
Spingo indietro la rabbia che sale come bile nella gola, mi lancio nel racconto predisposto di tutto quello che ho fatto in questi anni che possa rivelarsi utile per lui. Gli dico del grande numero di informazioni che ho raccolto da Dumbledore su Hogwarts, sull’Ordine della Fenice, che si possono rivelare utilissime per lui. Faccio notare la posizione di valore inestimabile che adesso ricopro, quanto ero in fiducia con l’Ordine e Dumbledore, e come potessi perseguire la sua causa. Soprattutto ripetevo la mia dedizione e la lealtà per lui, ed attendo col respiro mozzato la sua risposta. Ho detto quanto potevo, ho giocato ogni mia carta, ora il dado è in mano all’Oscuro Lord.
Mi guarda con un’occhiata di gelido apprezzamento, poi sento le sue dita sotto al mento, e lo spingono su. Non oppongo resistenza, ma so cosa sta cercando di fare e aumento le protezioni di occlumency nella mente, svuotandola dalle emozioni, tutte. Infatti, appena i suoi occhi incontrano i miei, posso avvertirlo intrufolarsi nella mente, e cercare qualsiasi prova evidente del fatto che sto mentendo. Cauto spingo avanti i miei ricordi del tempo in cui ero ancora un leale Mangiamorte, prima che andassi da Dumbledore, e permetto all’Oscuro Lord di avvertire il senso di eccitazione, gioia e lealtà che allora provavo nei suoi confronti. So che cammino su un filo sottile. Se presentassi all’Oscuro Lord solo una mente vuota, o se mi rifiutassi del tutto a lui, saprebbe che sto cercando di buggerarlo, chiederebbe di fermarmi, o altro lo renderebbe sospettoso di quanto sto nascondendo. Se lo lasciassi avanzare troppo nella mia mente, sarebbe ancor più disastroso, giacché saprebbe con chiarezza quale è la mia vera fedeltà. Così, devo giocare questa mano a questa maniera, permettendogli di vedere solo quello che voglio concedergli, barricando il resto. E’ un’abilità che ho conseguito nel corso degli anni.
Dopo un po’ sento la sua forza lasciare la mia mente, e quasi sospiro di sollievo come sento che lascia la mia mascella e s’allontana.
“Pare che quello che hai detto sia vero. Per adesso, voglio riaccettarti nei ranghi e darti una seconda opportunità di mostrare la tua fedeltà. Ma sappi, Severus, che Voldemort non perdona, e nemmeno dimentica.” Fa l’Oscuro Lord dopo un po’.
“Grazie, mio Lord. In verità sei misericordioso. Non ti deluderò.” Mi inchino profondamente davanti a lui e faccio per scansarmi quando la sua voce di nuovo si leva, congelandomi a movimento iniziato.
“Non ho ancora finito. Mi va di passare sopra gli errori che hai fatto, ma non posso lasciarli impuniti. Trattenetelo!”
Rimango in piedi bloccato sul posto, e diversi Mangiamorte si avvicinano e mi conducono contro il tronco di un albero morto. Istintivamente, lotto contro di loro, pur sapendo di non avere speranze. Uno sguardo dal Lord Oscuro è sufficiente per fermare anche i più flebili tentativi, e mi maledico per aver opposto anche quella minima resistenza. L’Oscuro Lord non apprezza che i suoi seguaci lo contrarino, e potrebbe averlo irritato di più, vedermi che lotto contro le sue decisioni, quando mi sarei dovuto sottomettere in silenzio. Ma non posso farci niente, non è così facile lasciarsi incatenare senza opporsi. Ancora, cerco di restare fermo quando uno dei Mangiamorte evoca delle corde per legarmi stretto all’albero.
“Toglietegli la camicia.” Mi priva di ogni voglia di restare immobile, mentre i Mangiamorte si muovono per accontentarlo. Resto in piedi tremando nella fredda brezza notturna, il cuore batte all’impazzata, immagini atroci mi riempiono la testa mentre penso a quello che mi accadrà. In qualche maniera riesco a tenere il volto calmo, no stridente contrasto con il caos che si insedia nel cuore.
I Mangiamorte arretrano, e l’Oscuro Lord prende il loro posto. Gioca con qualcosa tra le mani, ma non vedo cosa è perché gli occhi sono bassi nel tentativo di correggere i miei precedenti errori fingendo un prono accettare le sue punizioni.
“Sono certo che ti chiedi quale punizione abbia in serbo per te.” Sento la sua vice di velluto. “Ho deciso di darti un… ricordino… per aiutarti a rammentare da quale parte è la tua vera lealtà.”
Cerco di evitare che l’apprensione si mostri sul viso, sollevo gli occhi su di lui e quello che gli vedo tra le mani serve solo a farmi battere il cuore più veloce. In mano ha un coltellino, e dal suo aspetto pare che sia stato incantato per divenire rovente.
Sorride crudele al guizzo di terrore nei miei occhi, poi prosegue, “Pare che il Marchio Oscuro sul tuo braccio non basti a legarti a me. Perché non darti un avviso più grosso?”
Senza avviso, si muove verso di me e affonda nel petto il coltello rovente. Dolore accecante scorre nelle vene, mentre la lama brucia la pelle. Il corpo si scuote e stringo i denti. Sono consapevole che l’Oscuro Lord muove il coltello lentamente sulla pelle, taglia la carne e manda onde di dolore nel corpo. Poi si ferma. Attraverso la sofferenza che mi chiude la mente, sento la voce dell’Oscuro Lord. “Perché, fa male ? Vedi, vorrei solo inciderti addosso un ricordo di quello a cui appartieni, di chi è il tuo padrone.”
Sorride gelido, come vede che la consapevolezza raggiunge i miei occhi. Progettava di incidere il Marchio Oscuro sul petto, e il coltello rovente, oltre ad aumentare il dolore, potrebbe far sì che venga la cicatrice. Un marchio permanente sulla pelle, inciso, non come il Marchio Oscuro, ma più grande e doloroso. Il pensiero mi disgusta.
Di nuovo riprende a trascinare il coltello, lentamente, crea un taglio sufficientemente profondo da lasciare il segno, ma non così fondo da lasciare danni seri. Non sarebbe divertente se morissi così durante la tortura, vero? A qualcosa servo ancora.
Quei pensieri fanno tutto tranne che abbandonare la mia mente mentre l’atroce dolore attraversa il torace. Le stesse vene sembrano prendere fuoco. Chiudo gli occhi e serro i pugni, ma non posso cacciare lo strazio che si sparge nel corpo. Né posso azzittire risate e lazzi degli altri Mangiamorte che godono lo spettacolo. Mi mordo il labbro inferiore e mi rifiuto di cacciare quel suono che darebbe loro il piacere più immenso. Non voglio spezzarmi davanti a loro, ma è dura mantenere il silenzio mentre il tremendo dolore bruciante aumenta sempre più ad ogni taglio prodotto dall’Oscuro Lord. Sono certo che adesso il torace è una massa rossa, posso sentire il sangue.
All’improvviso, caccio un gemito come un improvviso spasimo mi scuote. La risata della folla si fa più forte. Infuriato contro me stesso, prego chiunque stia ascoltando di metter fine allo strazio. Che finisca, non riesco a sopportare di più.
Come di reazione, di colpo il coltello viene rimosso, e mi accascio contro i legacci, grato che almeno sia finito. Il corpo duole, i polsi si sono escoriati sfregandosi contro le corde durante la lotta.
“Ricorda, Severus,” sento di nuovo la voce. “Non perdono né dimentico.” |
 Cuccu'ssétte 2007-05-28 . chapter 2 I go on with second chapter. You can always use it !
PREPARAZIONE
Posso sentire le loro occhiate su di me mentre esco dalla stanza, scrutano, accusano, pongono interrogativi. Si imprimono nella mia schiena, sguardi silenziosi, inquisitori, posso ascoltare le loro supposizioni inespresse, le speculazioni non dette. Si chiedono quale missione mi sia piovuta addosso. Si chiedono quale missione sia così segreta, così pericolosa che lo stesso Dumbledore pare intimorito nell’affidarmela. Si chiedono cosa mi fa tremare le braccia, cosa fa impallidire il mio volto, cosa fa incespicare il passo. Oh, solo sapessero, non mi lancerebbero quegli sguardi ostili.
Ma qua mi sbaglio. Anche se sapessero il mio compito, ancora mi odierebbero. La sola conoscenza non causa il sorgere della comprensione, della fiducia. Ho paura che non la riceverò mai, non importa cosa faccia per loro.
Per loro sono esclusivamente un insegnante tosto ed acido, che si delizia a sottrarre punti dai ragazzini. Anche peggio, sono un ex Mangiamorte e non crederanno mai che sia cambiato, che ora sia dalla loro parte, a combattere i miei ex compagni. Sono ancora bambini, vedono il mondo in bianco e nero, una lotta tra i buoni nobili ed eroici e i perversi e crudeli cattivi. Non riconoscono sfumature grigie, zona in cui mi pongo.
Non importa. Perché dovrebbe importarmi? Perché dovrebbe importarmi che I loro sguardi sempre mi escludano, sempre dubitando di me. Dopo tutto, non mi sottopongo a tutto questo per accrescere popolarità tra loro; lo faccio per proteggerli. Non mi importa di quello che pensano. Sono avvezzo alla disapprovazione altrui. C’è una ed una sola persona nella stanza di cui mi importi, ed è per lui e lui solo che vado a fare quello che ho da fare.
Al pensiero della missione che ho davanti, la paura di nuovo prende a salirmi dentro. Sono stati tredici anni. Tredici anni durante i quali mi sono contentato di pensare che non dovevo recitare la parte della spia. Tredici meravigliosi anni in cui ho potuto vivere la mia vita semplicemente, senza diserzioni, doppi giochi. Ero giunto alla speranza che il brutto giorno mai sarebbe venuto, quando ora devo affrontare di nuovo il mostro che ero solito chiamare .
Ma era pericoloso sperare, poiché le aspettative sono troppo spesso disattese.
Lo seppi nell’istante in cui sentii il Marchio Oscuro ardere nel braccio: era tornato. Seppi in quell’attimo che i miei… servigi.. erano richiesti di nuovo. Dopo tredici anni di libertà, ero terrorizzato di dover di nuovo guardare quella faccia da serpente, gli occhi a fessura pieni di malvagità e di minaccia. E stavolta sarebbe stata più pericolosa. L’ultima volta che andai, ero dalla sua parte, la mia lealtà era indubbia, c’era meno pericolo. Ma adesso, andare dritto verso l’Oscuro Lord, in ritardo, dritto dritto dalla casa del suo peggiore nemico, con il complotto nel cuore e a fargli credere che sei il suo servo più fedele… rido tra me all’esplicita stoltezza di quello che sto per provare a fare.
Sono stupefatto di riuscire a trovare comico questo intento. Continuo a camminare fino a che non raggiungo i confini di Hogwarts. Lì mi fermo, e mi preparo a quello che avverrà. Oltre questo posto, non posso portare alcuna delle mie paure, le paure sono un lusso che non posso concedermi. D’ora in poi, tutte le emozioni dovranno essere tenute sotto controllo, poiché sono debolezzeche sono certo mi lascerebbero indifeso davanti all’Oscuro Lord.
Mi drappeggio addosso le lunghe vesti nere da Mangiamorte che ho portato con me, e calo la maschera bianca. Ma la maschera che poso sulle emozioni e pensieri è assai più importante. Alzo gli scudi sullo sguardo e metto barriere attorno al cuore. Obbligo il mio viso ad essere inespressivo, e indecifrabile per quegli occhi rossi.
Spingo da parte Severus Snape, e metto il manto di Snape, il Mangiamorte.
Finita la mia preparazione, faccio gli ultimi passi fuori di Hogwarts, e Appaio, lasciando il gran castello a luccicare lontano. |
 Cuccu'ssétte 2007-05-28 . chapter 1 Ho, I'm Cuccu'ssétte, Italian keeper of some blogs.
I'm sending to you the translated version of this fic. I hope I can publish it in Italian, with link to this page. If you don't loke the idea, write to me. You can always use the Italian version, just say it's mine, please !
now, up with first chapter
PAROLE
“… Sai cosa devo chiederti di fare. Se sei pronto… se sei preparato…”
Ascolto le parole solo nel subconscio, la voce affievolita dall’improvviso rumore dei battiti del cuore. Anche se me le aspettavo, quelle parole, dall’intera serata, non si impedisce alla mia bocca di diventare di colpo secca. La paura a malapena trattenuta nel corso della serata esplode in una botta di puro panico. In qualche modo riesco a mantenere la faccia impassibile, gli occhi inchiodati sulla faccia dell’interlocutore, solo gli occhi tradiscono l’intensità piena delle emozioni che sto provando. So che capisce, era il solo nella stanza che può farlo, il solo al mondo ce sa cosa mi sta chiedendo. I suoi occhi blu profondo rispecchiano il suo dolore, il dispiacere che ha nell’impormi questa missione. Sebbene chieda il mio consenso, è un ordine, lo so, sappiamo entrambi che non abbiamo altra scelta. Deve essere fatto, ed io devo farlo.
Tengo il suo sguardo per ancora un poco, comunico col silenzio più di quello che mai potrò dire con parole, perché quali parole potrebbero mai descrivere lo sconvolgimento del mio cuore? È meglio così, il cuore che comunica con il cuore, l’anima che comunica con l’anima senza l’interferenza dell’inutile sospiro del fiato.
I suoi occhi mi dicono un messaggio più profondo delle parole che mi ha detto. Mi parlano d’amore e comprensione, e la più grande delle fiducie, e una convinzione tanto grande e tanto incrollabile da riempire ogni mia vena con la sua forza e determinazione.
Raccolgo il coraggio dalla sua faccia, cenno col capo brevemente per consapevolezza e consenso, e senza altra parola o sguardo mi volto verso la porta e l’oscurità al suo esterno. |
 Iva1201 2006-08-29 . chapter 4I like this one very, very much. Snape is also my favourite character but not many people are able to write him in character here to my satisfaction. You did. And I admire you for it. I liked your Dumbledore as well. Nice insight into their relationship.
I like these lines:
"His eyes speak to me a deeper message than the words he has said. They speak to me of understanding, of love, and greatest of all a trust and belief that was so strong, so unshakeable that it filled my very veins with strength and determination."
Well, they do care for each other. I firmly believe it. They may have moments when the argue, but who of us doesn't do that time to time? I for one am guilty of it as well... And I think that Dumbledore may even not have had any other reason to trust Severus that this - knowing him. As much as it is only possible.
It's nicely written at the end of your fic!
Thank you for writing it! (-:
The part about C2 applies also here. (-: |
 isadax 2006-06-02 . chapter 4Very good |
 NaginiFay 2006-05-21 . chapter 4This was fantastic. |
 unlikely2 2006-04-16 . chapter 2Well told.
I wonder if Snape did succed in fooling Voldemort or has only been allowed to believe that he has? |
 Celeb'ronyo 2006-04-09 . chapter 1I could give you a good review if maybe...there was...more? |
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