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Hakama Dake in Italian translated by Quenya
Author:
Indygodusk PM
Durante un'ondata di caldo Kaoru si ritrova sola, frustrata ed estremamente accaldata. Scoraggiata dal comportamento amichevole di Kenshin, decide di rinunciare al suo amore. Però rifiuta di arrendersi al sole. I vestiti iniziano a volare, ma tanto non
Rated: Fiction M - Italian - Romance - Kaoru & Kenshin - Chapters: 7 - Words: 25,862 - Reviews: 2 - Favs: 1 - Published: 11-15-05 - id: 2662374
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Hakama Dake

By Indygodusk

Traduzione By Quenya

Disclaimer: Rurouni Kenshin e I relativi personaggi non mi appartengono. Un vero peccato!

Capitolo 7 : Solo una fantasia

Sorridendo, Kaoru lanciò un'occhiata al pino ora deserto.

"Ehi bellissimo, vorresti una lezione privata?"

Kaoru scoppiò a ridere per la sua stupidaggine. Giusto, quindi torna a fare quello che stavi per fare prima di sentire quel basso ringhio. A quel pensiero, Kaoru ricordò un semplicissimo fatto che le era sfuggito fino a quel momento: gli uccellini non ringhiano. Allora quel suono da dove era uscito?

Ricordandosi di aver visto delle pesanti nuvole temporalesche dietro il suo passerotto, Kaoru concluse che quel suono doveva essere stato dovuto all'imminente temporale. Osservando il cielo, si accorse che il dojo era oscurato dal lento passaggio di nuvoloni neri e grigi. Sulla linea dell'orizzonte, stralci di cielo azzurro spuntavano in ordine sparso come scogli in un fiume di nuvole mosse dal vento. Il sole, come una dorata carpa koi, splendeva su questi scogli e attraverso quella cortina di nubi. Inspirando profondamente, lei inalò l'eletrizzante profumo della tempesta imminente. Compiaciuta dall'odore di pioggia, Kaoru si girò per tornare dentro al dojo e darsi una sistemata. Ma prima che avesse potuto fare un altro passo, una voce maschile dietro di lei rispose alla sua provocante domanda.

"Mi piacerebbe molto".

Gli uccellini non parlano, e nemmeno le nuvole.

Kaoru sentì un'ondata di gelido panico quando riconobbe la sua voce. Quando si girò e si trovò di fronte Kenshin la sua mente turbinò vorticosamente, chiedendosi che cosa ci fa qui? Poi il suo iniziale panico ed imbarazzo sparì velocemente, spazzato via dalla più utile combinazione di rabbia e astuzia.

Se lo colpisco abbastanza forte in testa, non si ricorderà più di avermi vista mezza nuda. E già che ci sto, lo colpirò così forte che si dimenticherà anche di aver visto Megumi oggi. Spero solo che si ricorderà chi è quando si risveglierà.

Di solito riteneva che un suo pugno fosse sufficiente a svolgere quel compito, ma con qualcuno dalla testa così dura come Kenshin, un bokken sarebbe andato benissimo…o forse una pentola di metallo. Una volta deciso quale metodo violento applicare, Kaoru uscì dal suo rapido progettare piani e lo guardò. Se riuscirò ad essere veloce, non si renderà nemmeno conto di cosa lo abbia colpito. Preprandosi all'azione, lanciò una lunga occhiata alla sua potenziale vittima.

Kenshin, tutto rosso, oro e bianco, stava in piedi controluce contro il cielo grigio come una colonna di fiamme guizzanti. I capelli rossi su cui aveva recentemente fantasticato sembravano scompigliati, ed erano alternativamente illuminati e oscurati quando le nuvole spinte dal vento passavano davanti al sole. Aghi di pino verde chiaro erano intrecciati nelle ciocche color rame e granato. Quando il sole sparì dietro un'altra nuvola, il cortile si oscurò. Il vento gli scostò i capelli dagli zigomi pronunciati, esponendogli la fronte e l'arco delle sopracciglia sopra…

I suoi occhi! Avrei dovuto capirlo dal tono della sua voce, i suoi occhi sono DORATI!

Sussultando, Kaoru emise un'esclamazione soffocata. Si sentiva come se un fulmine, sceso dritto dalle rabbiose nuvole sopra di lei, l'avesse colpita in pieno. Fissando quegli splendenti occhi ambrati, pensò un po' istericamente che ora sapeva dove fosse sparito il sole. Il modo in cui i suoi occhi le bruciavano ardentemente nei suoi la faceva sentire come se fosse stata marchiata a fuoco.

Staccando a fatica gli occhi dall'intensità del suo sguardo, Kaoru guardò in basso. Aveva bisogno di trovare qualcosa di familiare da guardare, come il colletto del suo kimono magenta.

Soltanto che Kenshin – Battosai – l'uomo dai capelli rossi nel suo cortile, non lo stava indossando!

Con il fiato corto, lo sguardo di Kaoru passò dal suo petto nudo alle armi riposte nell'ombroso dojo. Aveva qualcosa lì di abbastanza pesante da farli entrambi dimenticare quello che avevano appena visto?

In ogni caso, che cosa stava facendo lì, da solo e svestito in quel modo? Avrebbe dovuto essere ancora in città ad aiutare Megumi, oppure in compagnia di Sano. Ma l'avrebbe saputo se Sano fosse stato lì con loro, perché avrebbe fatto un commento rude e probabilmente osceno proprio in quel momento. Tutto quello non aveva senso! Kaoru avrebbe quasi scommesso che quello non fosse affatto Kenshin.

Quando le labbra di Battosai si curvarono in un sorrisino sexy, Kaoru ebbe un'illuminazione. Primo, decise che il suo umido labbro inferiore fosse il labbro più bello e perfetto che avesse mai visto. Visto l'importanza della scoperta, ci pensò un po' sopra. Non appena la sua mente le permise di superare quell'argomento, ebbe la seconda grossa rivelazione. Adesso capiva cosa stava succedendo.

Ma certo, è un'altra delle mie fantasticherie.

Sei solo un altro uccellino, un uccellino…perché non ti stai trasformando in un uccellino? Mordicchiandosi il labbro, esitò. Potrebbe essere davvero Kenshin? Evitando l'intensità dei suoi occhi, esaminò con più attenzione l'uomo che aveva di fronte, e andò oltre il petto e le labbra.

No. No, quello era decisamente frutto della sua immaginazione. Non era possibile che Kenshin fosse davvero lì, con gli occhi dorati, a petto nudo e flirtando con lei. Doveva cercare di essere pratica e non lasciare che il desiderio le annebbiasse il cervello.

Il vero Kenshin avrebbe bussato al portone, usando una voce gentile piena di educati onorifici, e probabilmente balbettando "oro" come l'avesse vista. Oppure probabilmente avrebbe chiaccherato con tranquillità su cosa poterle preparare per cena. Poi le avrebbe chiesto se non avesse sentito freddo, vestita così, o se avesse voluto una coperta o un bagno caldo. Altra ipotesi era che le avrebbe fatto un po' di tè freddo per rinfrescarla mentre lei cercava i suoi vestiti.

Grazie a Dio era solo una fantasia. Non aveva davvero bisogno che anche oggi le sbattesse in faccia la sua mancanza di interesse. Ovviamente la sua mente affaticata si era ribellata dopo essere stata più di un'ora senza pensare alla sua ossessione preferita.

In questa fantasticheria entrambi erano praticamente a torso nudo. Anche se, al contrario di lei, il suo kimono era ancora infilato negli hakama, e penzolava intorno alla sua vita snella. Nel profondo del suo cuore lei sapeva che c'erano delle volte in cui non si sentiva abbastanza all'altezza di lui. Visto che adesso tutti e due erano nella stessa condizione, questa fantasticheria doveva riguardare il sentirsi uguali. Giusto?

Oh, chi voleva prendere in giro?

Quella era una fantasticheria basata sul puro e semplice desiderio. Dopo tutto il proprio petto non era ceramente uguale a quello, tutto pieno di superfici piatte, avvallamenti ed evidenti contorni di così tanti differenti e intriganti muscoli che non aveva mai notato prima sul suo corpo. Chissà se gli sarebbe seccato se l'avesse esplorato un pochino?

Senza il kimono, lei riusciva chiaramente a vedere il gioco dei muscoli definiti sugli avrambracci, sui bicipiti e sulle spalle. Fiumi di vene blu fluivano sul suo corpo. Superando il torace, Kaoru si ritrovò affascinata dal contrasto tra il rosa scuro dei suoi capezzoli e il dorato della sua pelle. Il suo sguardo si spostò sull'addome scolpito a guscio di tartaruga per seguire la sottile linea di peli rosso-oro che scendevano verso il basso fino a scomparire sotto il tessuto del kimono e hakama arrotolati. I suoi occhi arrivarono a puntarsi su un ombelico molto sexy, che le ricordò la sua precedente fatasticheria.

Maliziosamente, Kaoru andò alla ricerca di altri avvallamenti : le scure insenature lungo le sue clavicole, il triangolo alla base della sua gola, e il pozzo dell'interno dei suoi gomiti. Kaoru si chiese quanto tè avrebbe potuto bere se ci avesse riempito ogni avvallamento e fossetta di quel corpo. Abbastanza da non avere mai più sete? Oppure ne sarebbe stata assetata per sempre?

Realizzando quanto i suoi pensieri si fossero spinti oltre, Kaoru cercò di dominarsi. L'uccellino sul pino doveva veramente averle stimolato l'immaginazione. Peccato che ci fosse così poca carne su un passerotto, altrimenti sarebbe stata tentata di servire a tutti un bello stufato di passerotto fino che la sua iperattiva immaginazione non si fosse calmata. Doveva smetterla di fantasticare su Kenshin, o non sarebbe mai stata in grado di andare avanti con la sua vita.

Disgustata di se stessa, sospirò e si rimproverò fermamente nella sua testa. Non voglio farlo più, quindi non torturarmi più con queste fantasie. Piantala e basta. Scacciando il conturbante Battosai che la sua mente aveva evocato nel cortile oscurato dal temporale, Kaoru si girò risolutamente e marciò dentro il dojo.

Kenshin era preparato per una serie di reazioni da parte di Kaoru. Questa, tuttavia, non era stata una di quelle.

Un momento prima, aveva osservato il rossore salirle da sopra i seni fino alle guance. Era così adorabile – adorabile ed eccitante. Lei lo aveva fissato, facendogli scorrere lo sguardo su tutto il suo corpo, e poi si era leccata le labbra. Eccitato, lui l'aveva preso come un segno promettente.

Poi all'improvviso, lei si era riscossa, aveva sospirato e lo aveva scacciato come si faceva con un bambino noioso! Voltandogli le spalle, si era allontanata.

Attonito, Kenshin aveva potuto soltanto fissare a bocca aperta la sua figura che si allontanava con i capelli che ondeggiavano quasi con sfida.

L'aveva data per scontato, credendo di aver capito tutto di lei. Arrogantemente, aveva supposto che dopo un anno di convivenza avesse imparato a conoscere tutte le sue stravaganze. Ma in qualche modo aveva dimenticato tutte le innumerevoli volte in cui lei lo aveva sorpreso, reagendo in maniera inaspettata.

Bastava pensare a come avesse reagito quando aveva saputo della sua identità di Hitokiri Battosai. La maggior parte delle donne, e delle persone, non volevano aver niente a che fare con lui una volta che avevano capito chi era. Lo odiavano, lo temevano, oppure volevano usarlo. Ma nessuno aveva voluto restargli accanto. Nessuno lo aveva accettato, non chiedendogli altro in cambio che la sua presenza. Nessuno, tranne Kaoru.

Mentre stava ancora decidendo come reagire al suo atteggiamento scostante, Kenshin capì che oltre ad assaporare quelle labbra turgide, c'era un obbiettivo ancora più importante : riconquistare la sua approvazione. In passato si era aggrappato alla sua considerazione e stima che aveva per lui, come ad una corda di salvataggio. Era come se lei lo vedesse come una persona pura ed integra, invece dell'uomo tormentato e macchiato dalle colpe che era in realtà. Osservandosi attraverso gli occhi di lei, Kenshin poteva vedere tutti gli sforzi che aveva fatto per cambiare. In qualche modo, lei era diventata la sua speranza.

Quando la sua volontà aveva vacillato nelle notti senza luna, e i furiosi demoni del suo passato gli avevano assediato la mente, lui era spesso scivolato piano nella camera di Kaoru e si era accucciato in silenzio in un angolo. Contando ogni respiro dall'alzarsi e abbassarsi del suo petto, aveva sentito la tempesta di pensieri nella sua mente scemare fino a piccole onde, e finalmente placarsi.

Lei non si era mai svegliata e non si era mai accorta della sua presenza. Ne era sicuro. Tuttavia, solo in quelle mattine, lei si era sempre comportata diversamente. Senza attualmente bere, aveva portato una tazza di tè alle labbra, con il vapore che si era radunato sul bordo come una nebbiosa rugiada, e i suoi occhi avevano rivelato un'aria di saggezza oltre i suoi anni.

Di solito un gentile sorriso le aleggiava sulle labbra, e lui aveva quasi letto una promessa in quegli occhi blu oceano. Gli avevano promesso che un giorno avrebbe trovato la pace che cercava, e che si sarebbe sentito di nuovo completo. E nonostante i sensi di colpa e la sofferenza che gli trafiggevano l'anima, lui le aveva creduto.

Quest'ultima settimana passata a subire il suo atteggiamento scostante era stata un vero inferno. La sua gentilezza e generosità c'erano ancora, ma per qualche ragione lei aveva sbarrato le finestre della sua anima. Kenshin si era sentito come una pianta a cui era stato negato il sole, ed era diventato nervoso e instabile. Non poteva nemmeno fidarsi di se stesso abbastanza da occuparsi degli insulti di alcuni ragazzini. Quegli sguardi silenziosi che lo sfidavano ad impegnarsi di più, quel riconoscimento orgoglioso di ogni suo più piccolo sforzo, che gli riempiva il cuore con così tanta gioia che a volte era difficile sopportarla fisicamente, erano spariti. Per un'intera settimana aveva a mala pena colto di sfuggita un lampo di quegli occhi blu che amava così tanto.

Fino ad oggi. Si, lei si era girata e si era allontanata da lui. Ma prima ancora, i loro occhi si erano incontrati in uno scontro elementale che aveva riverberato attraverso il proprio corpo e, a giudicare dall'esclamazione soffocata che aveva fatto, anche su quello di lei.

Se Kaoru pensava che rinunciasse così facilmente, allora aveva colto soltanto la minima parte di tutte quelle storie sull'hitokiri. Oltre ai racconti della sua violenza, queste parlavano anche della sua instancabile ricerca dell'obiettivo e della sua implacabile tenacia una volta concentrato sul bersaglio. E in un modo o nell'altro, quella piccola Shihandai era diventata il suo obiettivo. Si sarebbe ripreso la sua stima. Ed a meno che lei non avrebbe insistito diversamente, avrebbe assaporato quelle labbra velate di rugiada e quella deliziosa pelle liscia proprio dietro le sue piccole orecchie.

Era pronto per saltarle addosso.

Togliendosi i sandali, Kenshin si mosse come un fatasma nel dojo immerso nella penombra.

La tempesta stava per scatenarsi da un momento all'altro. Quando sarebbe successo, i suoi amici sarebbero tornati a casa, incluso il vero Kenshin. Avrebbe avuto bisogno di apparire decente, il che significava vestita, quando sarebbe successo. Prendendo la brocca d'acqua dal suo posto contro il muro, Kaoru sentì il fragore di un tuono scuotere il dojo. Non curandosi del mestolo, prese un lungo sorso direttamente dal bordo della brocca.

Quando si girò, la luce accecante di un fulmine illuminò il dojo per un istante. Un secondo prima era sola, poi il lampo di luce finì e il suo Kenshin immaginario era all'interno dello shoji aperto.

"Pensavo di averti detto di sparire" sbuffò Kaoru, con un'irritata sorpresa. Bè, almeno la sua fantasia aveva delle buone maniere; si era ricordata di torgliersi i sandali impolverati prima di entrare nel dojo. Non che una fantasia potesse sporcare i pavimenti, piuttosto era una questione di principio.

Con l'inizio della tempesta, il dojo era diventato un posto buio e pieno di ombre. Tuttavia c'era abbastanza luce perché lei potesse vedere il leggero cruccio che gli aggrottava le sopracciglia e l'oscurarsi di quegli occhi dorati. "Magnifico, sono scesa così in basso che adesso sto urtando i sentimenti della mia stessa fantasia".

"Senti" iniziò, nel tentativo di ragionare con la manifestazione del suo desiderio, ma il fragore di un altro tuono inghiottì le sue parole. Stringendo le labbra, lui si avvicinò verso di lei passo dopo silenziosissimo passo, e in quel silenzio lei realizzò che il tuono era finito. Non che un tuono avesse reso impossibile parlare alla fantasia creata dalla sua mente, ma lei non aveva intenzione di sottovalutare l'abilità della sua testarda immaginazione di ignorarla. Riappoggiando la brocca d'acqua sul pavimento Kaoru si appoggiò una mano sul fianco e decise di provare con un approccio più diretto. "Non posso più fantasticare su di te"

Ecco, l'aveva detto ad alta voce. Forse adesso la sua mente si sarebbe arresa. Invece, la sua fantasia sembrò un po' perplessa, il che la confuse abbastanza. Lui era dentro la sua testa, quindi perché avrebbe dovuto sorprendersi di quello che aveva appena detto se conosceva già i suoi pensieri? Se lui era uno dei suoi pensieri? Adesso era lei ad essere perplessa.

Facendo un passo indietro, Kaoru iniziò a sentirsi a disagio. Quella era la fantasia più realistica che avesse mai avuto, per non parlare della più complessa. Di solito si era sempre immaginata brevi visioni di varie parti del corpo: i suoi occhi profondi, le sue forti mani, il suo petto muscoloso o i suoi soffici capelli color mogano. Questa volta, invece, stava chiaramente vedendo tutto il suo corpo, comprese parti che non avrebbe mai immaginato di poter notare. Riusciva soltanto a pensare con crescente panico che c'era qualcosa che decisamente non andava in tutta quella situazione. L'espressione perplessa di lui sparì quando la comprensione gli illuminò gli occhi. Un'emozione intensa che lei non riuscì a definire gli passò sul viso e con un lampo di denti bianchi lui le sorrise disinvoltamente. Nonostante sapesse che quella era solo una fantasia, avere quegli occhi ambrati puntati predatoriamente sul suo corpo, stava avendo strani effetti sulle pulsazioni di Kaoru.

"Questo significa che anche io devo smettere di fantasticare su di te?"

Kaoru si sentì come se qualcuno l'avesse colpita con un bokken in pieno petto. Le sue parole provocanti e il suo sorriso da far girare la testa, l'avevano presa completamente alla sprovvista. Un senso di allarme rimpiazzò la sua presuntuosa certezza di sapere cosa stesse succedendo. Facendo un altro passo indietro, appoggiò la sua pelle arrossata contro il legno riscaldato dal sole della parete dietro di lei. La sua ombra dagli occhi dorati la seguì passo dopo passo in quella ritirata. Ormai era a meno di due passi di distanza da lei e Kaoru non aveva altro spazio dove poter fuggire.

"Forse dovresti trasformarti in qualcun altro" suggerì nervosamente "In effetti, si, insisto che tu diventi qualcun altro. Sei una mia fantasia, quindi trasformati in qualcuno di più innocuo e disponibile e vestito e… e…" distratta dall'odore di legno di sandalo, zenzero e sudore maschile, Kaoru si ritrovò intrappolata di nuovo nel miele dorato dei suoi occhi, nonostante i suoi tentativi di evitare il suo sguardo. Inghiottendo con difficoltà finì la frase quasi senza fiato. "E con gli occhi marroni. Non puoi avere occhi del genere, non è giusto".

Appoggiando il palmo della mano contro il muro dietro la sua testa, lui si chinò in avanti fino non le arrivò con la bocca direttamente sopra un orecchio. Un fiato caldo e umido le solleticò la pelle sensibile del collo. Lei poteva sentire il calore che si irradiava dal corpo di lui accarezzarle il corpo. Non si toccavano, ma soltanto un soffio separava i loro corpi. Le fantasie non avevano un odore eccitante. Le fantasie non emettevano calore. Questo significa che…? Oh no, no…

"No" le mormorò lui all'orecchio con un ringhio a mala pena udibile. "Non ci sarà nessun altro. Io sono il solo su cui potrai fantasticare" tirandosi indietro, fece una pausa con il viso pochi centimetri più in alto del suo "perché io farò diventare realtà le tue fantasie".

Con gli occhi ambrati che si scurivano, lui si chinò lentamente in avanti per superare la breve distanza che ancora li separava. "E a te piacciono i miei occhi" dichiarò con una nota di sopresa e di soddisfazione nella voce.

Quando il suo caldo respiro le sfiorò il viso, lo shock fece finalmente risvegliare Kaoru dalla sua paralisi.

È reale!

Alzando le mani, lei le appoggiò sulla bruciante pelle del suo petto nudo e spinse con tutte le sue forze.

Kenshin non vacillò nemmeno per un secondo, ma spostò il suo peso con una fluida sicurezza che in un altro momento Kaoru avrebbe sicuramente apprezzato. Peccato che adesso le sue mani fossero intrappolate da quelle di lui contro il solidi muscoli del suo petto, nonostante i suoi disperati tentativi di liberarsi. Aveva anche posizionato le gambe in modo tale da evitare che le ginocchia di lei potessero colpirlo. Lei aveva già tentato di farlo. Kaoru era piuttosto irritata. O meglio, sarebbe stata irritata se avesse voluto essere educata e sottostare a quella situazione.

Dato che a questo punto non le importava molto delle sue maniere, Kaoru si sentì libera di ammettere che era furiosa. Lui la stava intrappolando contro la sua volontà enon le permetteva di rivestirsi. La rabbia era un alleato prezioso ed era molto meglio di quell'insinuante imbarazzo e curiosità che avrebbe potuto provare se solo avesse accantonato la rabbia per pensare a quella pelle liscia che le bruciava sotto i polpastrelli ed al fatto che una brezza fredda le stava facendo venire la pelle d'oca sulle parti nude del suo torso. Per non parlare dell'effetto che l'aria fredda stava provocando sul petto di lui, un effetto che poteva chiaramente sentir premere sotto il palmo delle sue mani.

"Dov'è il tuo kimono, mia piccola Shihandai?" le chiese pigramente Kenshin.

Respirando a fatica, Kaoru sentì la rabbia venir rapidamente inghiottita in un pozzo di desiderio. Disperatamente, cercò di riaccenderla. "Ipocrita, tu sei svestito quanto me. Lasciami" insistè, fissando – piuttosto eroicamente secondo lei – senza vederlo lo shoji aperto da sopra una spalla di lui.

"No" le rispose con un implacabile tono di voce "Ti sei allontanata troppo da me ultimamente". Iniziò a tracciarle con i pollici piccoli cerchi sul retro delle mani bloccate. Ogni volta che un pollice completava una rotazione, lei poteva sentire il leggero raspare dei suoi calli.

"Bè adesso non siamo lontani" tentò di scherzare Kaoru, resistendo testardamente sia a quell'interrogatorio che a quelle carezze che la stavano facendo impazzire. Ora, come faccio ad uscire da questa situazione?…e soprattutto, voglio uscirne? Sentiva il battito frenetico del cuore di lui e il suo respiro accelerato al di sotto delle proprie mani, intrappolate dalle sue lunghe dita e pressate contro il muro dei suoi pettorali.

Nonostante la frustrazione di quella situazione, Kaoru sapeva che lui non le avrebbe potuto mai intenzionalmente fare male. L'unico modo in cui lei avesse potuto ferirsi, era farlo da sola, ed anche in questo modo sapeva benissimo che Kenshin avrebbe fatto del suo meglio per proteggerla dalla sua stessa sbadataggine.

Ed era proprio così che lei si era ritrovata con il cuore spezzato. Aveva riposto tutte le speranze per il suo futuro sulle spalle di Kenshin, senza alcuna indicazione che lui avesse voluto quella responsabilità. Quella sofferenza se l'era auto-inflitta, e ne era consapevole. Non era stata colpa di Kenshin. In quella settimana, lei aveva cercato di dargli quello che le sembrava avesse sempre voluto, rimuovendo tutto il fardello delle sue aspettative.

Allora perché stava facendo tutto questo? Aveva interpretato male le sue reazioni? Forse lui aveva capito perché si sentiva così infelice. Allora la compativa? La rabbia le schiarì la mente e le permise per un momento di pensare a qualcos'altro a parte l'uomo che aveva di fronte. Disperatamente fissò i rami dei pini scompigliati capricciosamente dal vento nel cortile. Stringendo a pugno le mani intrappolate contro il petto di lui, cercò di ridurre il contatto tra di loro. Facendo un grosso respiro per farsi forza Kaoru si umettò le labbra e gli fece la domanda che le stava bruciando nel cervello. "Che cosa vuoi da me?".

Con la coda dell'occhio, notò la lingua di lui scattare ad inumidire quel suo perfetto labbro inferiore. Le ci volle uno sforzo molto più grande di quanto non fosse disposta ad ammettere, ma mantenne lo sguardo puntato sul cortile.

"Voglio la mia lezione privata" le replicò rocamente lui.

Quando questo non ottenne risposta da parte di Kaoru a parte l'approfondirsi delle pieghe sulla sua fronte, continuò con tono più serio.

"Guardami". Allentandole la stretta sul polso sinistro, Kenshin lo sollevò per strofinare il mento sul dorso della mano come un grosso felino.

"No" rispose testardamente Kaoru. Se non l'avesse guardato, avrebbe potuto far finta di sapere cosa stesse succendendo e che avesse avuto tutto sotto controllo.

"Voglio che tu mi guardi" le ordinò lui. "Kaoru", la sua voce suonava bassa ed intima "Ti prego, guardami".

Quel pacato ma profondo bisogno nella sua voce, unito all'assenza di quel formale –dono che lui aveva sempre insistito per attaccare al suo nome, sgretolò le sue resistenze. Timidamente, sollevò il mento fino a che i loro occhi non si incontrarono in una silenziosa fusione. Per una manciata di secondi lei vide nei suoi occhi, oltre tutte le barriere della sua esperienza, della sua forza e del dolore, un giovane ragazzo. Lo sentì protendersi verso di lei, chiamare il suo nome, e come avrebbe potuto non rispondergli?

Le ombre coprirono ancora i segreti dei suoi occhi quando un tuono riecheggiò, facendole realizzare che parte della luce negli occhi dorati di lui era stata dovuta al lampo del fulmine caduto un secondo prima. Senza che se ne accorgesse, un pollice di Kaoru aveva iniziato a muoversi su e giù lungo la mascella di Kenshin. Qualcosa era cambiato, stava cambiando, e lei non aveva idea di cosa potesse significare. Non sapeva perché stava succedendo, né quanto sarebbe durato. Ne era spaventata. Eppure subito dietro la paura crescente, c'era anche una sensazione di effervescente esaltazione.

Il rumore della tempesta cambiò, diventando un distinto brontolio quando le nuvole finalmente rilasciarono la loro pioggia sul suolo assetato sotto di loro. Tenendo gli occhi fissi nei suoi, Kenshin posò un bacio lungo le venuzze blu della sensibile pelle all'interno del polso, prima di girarle la mano e sfiorare con le labbra le sue nocche. Dopo un momento la lingua scattò fuori per un assaggio della sua pelle.

Trattenendo a stento un gemito, Kaoru affondò le dita della mano destra nella pelle del petto di lui e vacillò in avanti. Mordicchiandole le nocche in risposta, Kenshin continuò fino a che non raggiunse la punta delle dita, e poi ne succhiò uno nella sua bocca. Kaoru sentì qualcosa contarsi all'interno del suo corpo. Questa volta non riuscì ad impedire che un gemito di desiderio le sfuggisse dalle labbra, mentre gli occhi le si chiudevano per quella sensazione.

Rilasciandole il dito ormai umido, gli occhi di Kenshin si chiusero strettamente mentre lui gemeva contro la sua mano. "Si, ancora. Insegnamene un altro, Shihandai". Quando aprì gli occhi, Kaoru potè leggervi il loro messaggio forte e chiaro. Poteva anche essere innocente nel campo delle relazioni amorose, ma ogni donna visceralmente riconosce quell'espressione di desiderio e possesso negli occhi di un uomo.

Non le aveva ancora toccato nient'altro che le mani, eppure lei si sentiva già sul punto di sciogliersi sul pavimento. Chinando la testa in avanti, Kaorù sentì una fitta acuta.

"Aspetta" riuscì ad ansimare "Ferma, aspetta un attimo"

Con il corpo che gli si irrigidiva, un muro calò negli occhi di Kenshin. Chiusi, enigmatici e misteriosi, lei non riuscì più a leggerli. Guardandola attraverso le lunghe ciglia, lui le posò un bacio bruciante al centro del palmo della mano. Poi le lasciò le mani e fece un passo indietro.

Kaoru chiuse la mano che lui aveva baciato e se la pressò contro il cuore in subbuglio. A quel suo movimento lui vacillò in avanti, come per stringerla ancora. "Aspetta" ripetè Kaoru, mettendo una mano in avanti. "E' solo che…ho bisogno…non…" ansimò, cercando inutilmente di comporre i suoi pensieri in una frase coerente. Non sapeva perché Kenshin non le avesse mai mostrato prima questo lato di se stesso a parte le poche occhiate lanciate di nascosto, ma ora aveva capito una cosa. Se non l'avesse compreso dalle sue parole o dalle sue azioni, il desiderio a mala pena trattenuto evidente nel suo corpo teso era abbastanza da farle capire la verità. Mi trova davvero attraente. Adesso le sembrava ovvio, ma per un intero anno si era domandata se fosse così.

Evitando di guardarla in viso per concentrarsi sulla brocca vicino ai suoi piedi, Kenshin strinse i pugni fino a che le nocche non gli diventarono bianche. Le sembrò averlo sentito mormorare "Avanti, non è così difficile tirarsi indietro ancora una volta" ma questo non aveva senso. Passandosi delle dita tese nei capelli, lui le disse seccamente "Hai un minuto per rivestirti. Poi dobbiamo parlare". Girandosi, le voltò le spalle. Per quanto Kaoru avesse voglia di ammirare il modo in cui le sue ampie spalle gli scemavano nella vita affusolata, aveva cose più importanti da fare.

Esasperata, Kaoru usò una mano finalmente libera per districare una ciocca di capelli che si era dolorosamente impigliata in una fessura del legno della parete.

Facendo un passo avanti, gli afferrò una spalla e lo voltò verso di lei. Non appena apparve il suo viso sorpreso, lei piazzò l'altra mano sul suo bicipite e portò i loro corpi a stretto contatto, fondendo la pelle nuda delle loro braccia, stomaco e petto. Alzò la mano sulla spalla per affondarla nei capelli della nuca di lui e abbassargli il viso verso il suo con una ferma determinazione.

"La nostra lezione non è ancora finita" affermò contro le sue labbra, un secondo prima di chiudere quell'ultima brevissima distanza tra loro e catturargli fermamente le labbra con le proprie.

continua…

AN: La bravissima S.J. Kidd mi ha iscritto ad una gara di fanfiction indetta da Female Hitokiri Battousai. Vorrei parteciparvi ma non sono certa di quale categoria scegliere. Ne posso usare solo due. Penso che quelle più adatte siano : Romance, Humor, Lemon/Lime, Character POV (che riguarda specifici personaggi di Rk), Most Eloquent, and Best Couple. Quale vi sembra che sia meglio per la mia storia?

Altra cosa è che mi sento ancora troppo a disagio per scrivere un lemon. Probabilmente non lo farò, quindi la storia non andrà più avanti di così, a meno che l'appuntamento al buio di questo weekend non prenda una piega completamente inaspettata e che debba scrivere qualcosa di piccante per impedirmi di saltargli addosso. Wow, in quel caso spero davvero di dover scrivere questo lemon, lol. Conoscendo la mia fortuna, tuttavia, non avverrà niente del genere quindi mi dispiace ragazzi, ma la storia resterà soltanto lime.

Dizionario :

Hakama – una spece di gonna-pantalone indossata da alcuni praticanti di jujitsu, e che erano comunemente indossati dagli uomini nell'era Meiji. (In precendenza erano indossati solo dalla casta dei samurai). Ha degli spacchi che vanno dalla vita fino a metà coscia. Kaoru li indossa al posto del kimono per allenarsi, e Kenshin e Yahiko li portano sempre. (Un ringraziamento a Kathryn Angelle per il chiarimento).

Dake- Solo, soltanto.

Sakura- Fiori di ciliegio, hanno un colore rosa chiarissimo.

Shihandai- Primo Assistente del Maestro, il titolo di Kaoru

Shoji : porte scorrevoli di legno tipiche delle abitazioni tradizionali giapponesi.

Bokken: spada di legno usata per il kendo.

Bakumatsu- la rivoluzione in cui combattè Kenshin per spodestare il governo Bakufu dello Shogun ed iniziare l'era Meiji.

Kata- una serie di mosse standardizzate che costituiscono un'arte marziale.

Gi : casacca indossata dagli uomini sopra gli hakama (pantaloni).

Tabi : tradizionali clazini con la cucitura al centro per poterli indossare con i sandali infradito.

Sakabatou- la spada a lama invertita di Kenshin.

Hiten Mitsurugi Ryu- la tecnica di spada usata da Kenshin.

Kamiya Kasshin Ryu- Il nome della scuola di scherma e dello stile di Kendo di Kaoru.

Hitokiri- assassino.

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