Reviews for After the end
fanreading chapter 5 . 1/19
I loved this story as well! Thanks
fanreading chapter 3 . 1/19
Wow, what a line to end on. That hurts so bad.
fanreading chapter 2 . 1/19
This world is a bit bleak, but I like it.
fanreading chapter 1 . 1/19
I'm happy there's a continuation!
Lily-Magnolia chapter 5 . 9/28/2010
Beautiful, that is all I could say. I'm grateful to see a couple of continuation in your profile page. Will head to the next one. I love how Severus consoled Ron and helped Harry dealing with his depression. Somehow I like how you portrayed him very well from his point of view. It's never that easy to write from inside Severus' mind! Good job :)
librarywitch chapter 5 . 5/10/2010
Wow! That was a moving story! Loved Sev narrating it. Looking forward to reading the sequel. Well done!
Nota Bene chapter 1 . 6/20/2009
Just as good as the intro, if not better :) I remember these so clearly now from ages ago! I'm so happy I managed to find them again:)

Estie
Cuccu'sstte chapter 5 . 6/23/2007
CAPITOLO QUINTO : UN TEMPO PER MORIRE, UN TEMPO PER VIVERE

Il dolore è così forte. Sembra che il braccio mi venga tagliato lentamente in pezzettini. Il braccio sinistro. Il cuore batte troppo veloce e il sangue ribolle nelle vene. Il cervello è sfinito e sospetto di avvertire solo i livelli più alti di dolore.

Non mi importa. Nemmeno lotto. Sono troppo stanco, e mi sembra che non ci sia più nulla da fare in questa vita. Perché dovrei affannarmi a mettere tempo ed energia per tornare in un mondo che non acclamo molto e che nemmeno acclama me ?

E oltre quello, questo pare un buon momento per morire, se ci pensate. Mi sono redento per il mondo, ho salvato il Ragazzo – Che – Sopravvisse, Minerva ha un’alta opinione di me – e lo ha ammesso apertamente, ed infine, Harry non mi odia più. O perlomeno nel momento in cui ha pianto sul mio petto non mi odiava. È stato un fuggevole momento simpatico. Non voglio destarmi e vederlo di nuovo accigliarsi, sospettare e odiarmi. Non voglio vederlo o sentirlo dire che è stato un peccato che io sopravvivessi a qualcun altro. È perfetto, lasciare la vita con il suo sguardo comprensivo e un mezzo sforzo per sorridermi, e lasciare l’illusione pura ed intatta.

Ma proprio come ogni cosa desideri, non mi è concessa nel modo facile, senza sforzi. Un qualche maldestro stregone sta cercando di salvarmi e è frustrante per me, quel procedimento. Chi ha chiesto a loro di interferire? Se riescono a riportarmi alla coscienza, li maledirò col primo respiro volontario. Lo giuro.

Anche le più grandi ondate di dolore mi assalgono, e gemo, cercando di stringere i denti. Sento il sapore acre del sangue. O dei. Probabilmente ho spruzzato sangue dalla bocca. Odio venire visto in condizioni del genere. Cose mi stanno combinando, da permettermi tutto questo dolore? È meglio non sia le maniera di Lupin di prendersi la rivincita riguardo il sapore della pozione Wolfsbane. La farò dieci violte più disgustosa, quando sarò capace.

Il rumore raggiunge la mente. Posso sentire quello che accade sebbene sia abbastanza certo di essere nell’immobilità caratteristica dell’incoscienza. Non ho controllo dei sensi e non riesco ad aprire gli occhi. Ma in qualche maniera riesco a sentire. Posso sentirmi gemere. Non gemo a quel modo nemmeno quando subisco la Cruciatus. Allora cosa non va in me?

Poi sento voci e decido di prendermi un po’ di tempo per ascoltarle. Sono nelle perfette condizioni per origliare.

“Non posso prometterti niente, Preside. Questa con cui ci affatichiamo è antica Magia Oscura, e non svanirà solo perché Tu- Sai – Chi è morto.”

“Puoi chiamarlo solo Voldemort, anche dopo tutto il macello, se devi gridare ?”

Smetto di cercare di decidermi se macello è una parola adeguata quando mi rendo conto che è un – arrabbiato – Remus Lupin che sta parlando in quel modo. Ancor più interessante. Pare davvero preoccupato per me. Ma può essere autentico? Loro ancora desiderano salvarmi o, come ciascuno espone con tanto dramma, vogliono strapparmi dalle grinfie della morte anche quando non ho più alcuna utilità come spia per nessuno ed ho perso le mie rimarchevoli abilità con la caduta dell’Oscuro Lord? Sono sempre stato con l’impressione che avrebbero permesso la mia morte, ma non il divulgare informazioni. Non riesco a sentire Harry. Probabilmente non sta più nemmeno in infermeria. E di certo non è così interessato a me. Ovvio. Mi meraviglio che mi abbia accolto, anche se per un fuggevole momento.

Un’altra voce richiama la mia attenzione. Credo sia qualche ora dopo quel breve stralcio di conversazione che ho ascoltato.

“Allora è vero. Severus Snape è mortalmente malato . Preparerò il necrologio.”

“Come puoi dire in quel modo? Quell’uomo è un eroe!”

“Cavolate, sono tutte congetture. Lui al suo meglio è stato un Deatheater e sarà fortunato a ricevere un necrologio neutro da parte mia. Assicurati che la segretaria si tenga sul formale, senza salamelecchi sentimentali.”

“Come desideri, Ministro Fudge.”

“Non ha l’aria di soffrire così tanto. Avete finito con la visita?”

Non mi sarei atteso niente di differente da quel meschino Cornelius Fudge. Non soffre tanto. Sarei lieto di darti una sfottuta dimostrazione di quanto poco sto soffrendo a te piccolo –

Una fitta di dolore mi ferma da formulare per davvero l’oscenità che ho in mente. Il ministro Fudge è l’incarnazione di quello che temo la gente penserebbe guardandomi nello stato in cui sono. Per fortuna, non posso fregarmene di meno, di Fudge. Ma se anche gli altri pensano in quel modo ?

Preferirei morire che sentire quel genere di discorsi da qualcun altro. Così dispongo la mente a iniziare a portare avanti il piano. Avverto il corpo scuotersi e il braccio sinistro arde tanto che mi sembra di non poter respirare. Probabilmente è così perché ho necessità di tossire sangue e sono sdraiato sulla schiena. Tanto meglio, morirò presto. Forse se sono fortunato, incontrerò Albus nel giro turistico del Paradiso se in vita non sei stato un bastardo in vita : prima di venire gettato nello stesso buco di Lucius e Voldemort.

“Maledetto Severus ! Non mollare, siamo così vicini !

Lupin, ancora. Bene, lasciatelo provare. Sto moendo e siamo al finale. Nessun Remus dal cuore spezzato può fermarmi. O no?Posso sentire il riflesso del tossire e sputare il sangue mentre vengo girato su un fianco. Ecco come va a finire l’idea di crepare velocemente. Il dolore mi colpisce a tutta forza e sento una mano fredda stringere la mia ardente. In qualche misura la sensazione fredda si spande nell’avambraccio e esalta la mia anima e non le permette di lasciare il corpo.

Forse ho sottostimato le capacità in Difesa dalle Arti oscure di Lupin. Vengo ricacciato nel corpo e sento come minimo due fiotti di magia da bacchette separate lanciare incantesimi dentro me. Minerva e Lupin, uniti. Che disappunto. Non posso nemmeno crepare quando lo decido.

Appena sono certi che non avrò la solita ricaduta, se ne vanno a cercare altri incantesimi per combattere il potere degenerativo del Marchio Oscuro. Imbecilli. Non ho bisogno di arzigogolati incantesimi per potermi ringiovanire. Ho bisogno di una buona ragione per vivere, e davvero, non ne trovo una, e non ci sono più obblighi che mi leghino alla vita. Ma un po’ di studio non ha mai ucciso nessuno – tanto meno un professore. Così li lascio provare. Almeno, dopo che sarò morto, non si sentiranno di non aver provato a fare di tutto per me.

“Professore.”

Quasi non sento il sussurro, ma appena mi rendo conto di chi è, cerco con ogni grammo delle mie residue forze di concentrarmi e non perdere una parola.

“So che puoi sentirmi. Dubito che tu lasci la gente parlare in tua presenza e la ignori. “

Idea intelligente.

“Tu non mi hai lasciato morire anche quando tu lo volevi. E hai martellato i miei sensi quando ero sordo ed insensibile alle parole.”

Questo è abbastanza vero.

“Voglio rendere il favore. Ho studiato su. Ho usato il tuo vecchio laboratorio di Pozioni.”

Oh, divino.

“Ho fatto un gran casino. Devi alzarti per levarmi i punti.”

Mi sento incline alla rabbia e sento la testa venire sollevata da un paio di mani. Un’altra persona mi ficca in bocca una pozione e si assicura che inghiotta.

“Non morire, professore. Non volevo intendere quello che ho detto. Non scambierei la tua vita con quella di nessuno. Mi dispiace. Ti prego, non morire.”

“Sì, Professore, non ti chiamerò mai più tipo viscido .”

Fidarevi di Weasley per rovinare un perfetto commovente momento tra me e Potter. Ho bisogno di togliere punti per quello.

Poi sento cantilenare. Stanno ripetendo parole di continuo. Entrambi.

“Reverto Morsmordere! Reverto Morsmordere!”

Le parole si imprimono nell’inconscio mentre sento che il braccio viene percorso da un potere che non sento da molto, fin da quando venni iniziato come Deatheater. E’ dolorosissimo e raggiunge il profondo del cuore e della mente. So che mi sto agitando nel letto e subito, la cantilena diviene più forte e le convulsioni diventano spasimi. Gli occhi si aprono involontariamente, e vedo su di me il Marchio Oscuro che fluttua, così come fa qualsiasi maledizione quando è sul punto di venire spezzata. Due fulmini argentati la attaccano ancora ed ancora fino a quando non va in frantumi, ed è finita per sempre. Guardo verso Harry e Ron. Sembrano entusiasti e pronti a esultare, eppure mi guardano preoccupati. Cerco di strofinarmi gli occhi per alleviare il mal di testa. Mi rendo conto di poter muovere poco il braccio sinistro, e infatti sanguina da un profondo buco maciullato là dove stava il Marchio Oscuro. Credo che dovrei piangere di gioia nel veder cancellata la mia ultima traccia di un passato criminale.

Cerco di parlare. La mia voce è debole, appena si sente.

“Potter… siediti. Weasley… anche tu.” Mi fermo a riprendere fiato e chiudo gli occhi per qualche momento.

“Professore… sei sveglio,” fa Potter con sorpresa e sollievo allo stesso tempo.

“Ovvio, Potter,” cerco di ribattere ma viene fuori come un lamento, e anche se non riesco a sorridere, capisco dalle espressioni dei due studenti che mi stanno guardando che i miei occhi mostrano quanto ho apprezzato quello che loro hanno fatto per me, non solo per avermi salvato la vita.

Solo perché mi hanno dato qualcosa in cui credere di nuovo.

- -

The fic is wonderful.

I don't know is a sequel is a good thing.

First, Snape has not enemies, and for my opinion, Snape deprived of his spy role/ hard boiled character is poor.

I've never read about an interesting sequel in times of peace.

So, how can we fetch action and Drama ?

A deatheater Fudge?

a New Dark Lord?

a resurrection of Granger?

a trip behind the Veil ?
Cuccu'sstte chapter 4 . 6/23/2007
CAPITOLO QUARTO - RISPOSTE O QUALCOSA DEL GENERE ( Translated Italian Version )

Non so come sia arrivato allo stadio del Quidditch, ma è lì che mi sono reso conto che stavo camminando. Nevica e non ho mantello o altro che mi protegga dal gelo. In ogni caso, a malapena faccio caso al freddo. So che non dovevo attendermi altro se non un rimprovero. Dopo tutto, Black era la cosa più simile ad un padre, ed è stato un riparo dal male per il ragazzo. Perché? Dovrebbe essere differente?

E così mi dolgo che non sia andata diversamente. Mi sono permesso di abbassare la guardia. Ho visto la mutata attitudine della gente nei miei confronti e ci ho creduto. Sono stato sciocco. Mi siedo sulla gradinata più bassa con la testa tra le mani. Sono stato stupido a credere che avrei potuto occupare un posto diverso nei cuori di chi mi conosce. Sono stato ingenuo a credere che le cose potessero essere diverse adesso che Voldemort è morto. Ho ancora il Marchio Oscuro, e mi angoscerà per il resto della vita.

Non so da quanto me ne sto qua, ma qualcuno mi mette una cosa tipo coperta sulle spalle.

“Ti assidererai qua fuori, Severus, mi aspettavo di meglio da te,” Minerva si siede accanto a me sulla gradinata.

“Tutti se lo aspettano, non è vero? Vengo sempre trovato carente in qualsiasi genere di misurazione.” Mi sento dire. Non è per nulla da me. Però Minerva di improvviso si è trasformata nella mia vecchia insegnante, e ora sono il suo studente, non il collega, in questo ampio, vuoto e pacifico stadio di Quidditch che è bianco e puro.

Minerva sospira accanto a me.

“La verità, Severus, è che non fai mai quello che ciascuno si aspetta. Il che ti rende molto interessante.”

“Credevo che per il resto del mondo la parola fosse, irritante .” Sospiro mentre guardo nell’anello.

“Anche, certe volte.”

Cala il silenzio per un po’, fino a che le emozioni non si stratificano in me-

“Perché sei qua, Minerva? Sei venuta a raccattarmi dal mio folle viaggio nell’inferno, o qualcosa del genere?” Le chiedo brusco. Lei non fa una piega, e ciò mi fa ancor più arrabbiare.

“Sono venuta a raccoglierti nella neve, è vero. E sono venuta a dirti qualcosa che vorrei rimanesse tra noi due.”

Il modo in cui lo dice attira la mia attenzione. Appare piuttosto imbarazzata o riluttante. Smetto di ascoltarla. In altri momenti, non mi sarebbe importato o pure le avrei reagito in malo modo, ma mi sento stanco di tenere su questa mascherata, ogni volta.. mi rendo conto in pieno di quanto è vera la constatazione. Sono sfinito. Veramente, la vita mi ha sfiancato.

Minerva indugia e poi decide di dire tutto con un’unica fiatata.

“Severus io credo che tu sia una persona molto valida, che ha compiuto una grande prova e non si è mai sottratta alle conseguenze. Hai riparato i pasticci che hai fatto ogni volta che hai potuto e ancora ti penti per questioni che chiunque direbbe riparate. Non è giusto sentirsi così perché un ragazzo ferito ha lasciato andare parole che non intendeva tali. . e’ ferito nell’anima, Severus, e non sa come gestirsi. Dovresti –“

“Lo so come dovrei sentirmi e cosa dovrei fare, Minerva. Ma questo non rende migliori le cose.”

Mi alzo per andare. Il gelo ha iniziato a assalirmi. Minerva mi fissa mentre me ne vado. Lo fa con tanta intensità che mi fermo e mi volto.

“Ma grazie a te, comunque,” le dico e poi mi allontano dallo stadio del Quidditch e non mi volto più.

Torno al castello ma non vado in infermeria. Non voglio vedere Harry Potter, la sua aria accondiscendente, o gli occhi accusatori di quando mi squadra e vede me al posto di Black, come se in qualche misura avessi rubato la sua vita per salvare la mia pelle. Forse avrei dovuto ucciderlo e fingere di averlo trovato in quel modo. Magari.

In quel modo, tuttavia, il mio debito con James, e quello con Dumbledore non verrebbero mai ripagati, e diventerei peggio di Voldemort o del peggiore assassino. No. È meglio che il ragazzo sia vivo e vegeto – anche schiaffeggiante, se è il caso – e che riceva quello che merito dopo tutto sono stato un insegnante bastardo, come minimo.

“Professore?”

Mi volto. Weasley.

“Sì, Weasley? Cosa hai combinato ora ?”

Arrossisce ma pare raddrizzarsi.

“Mi hai detto di venire da te ogni volta lo ritenessi necessario.”

“Corretto.” Fermo la lingua. Una promessa è una promessa, anche se non posso gestire il lutto di Weasley. Metto da parte i miei sentimenti per agguantare il ragazzo. Lui sospira.

“Mi sento che non riesco a ricordarla.”

“Capisco. Hai paura che potrai dimenticarla.” È una constatazione – le ho passate anche io le stesse cose.. dopo tutto, amavo Lily, fin da sempre, anche se lei mai se ne rese conto. Amava James, e le bastava. Potevo sopravvivere, se lei era felice. Dopo la sua morte, il primo anno fu una tortura, e tutto il dolore che provai è qualcosa che non augurerei a nessuno. Nemmeno al peggior nemico. Weasley annuisce e china la testa, ma vedo un paio di lacrime cadere sul pavimento. La mente corre. Sono lieto che sia venuto da me col suo problema. Sono buono a risolvere problemi. Ho bisogno di ogni evento che sottragga la mia mente dal solito rimuginare.

E sì, mi viene un’idea.

“Seguimi.” Gli dico e mi avvio verso il sotterraneo. Resto un po’ lì, in piedi, incerto.

“Adesso, Weasley.” Dico secco e lui si strascica dietro me. Scendiamo nel sotterraneo, nell’Aula di Pozioni e poi diretti nel mio ufficio. Scanso alcuni documenti e estraggo un rotolo spesso. Glielo porgo e lui mi guarda incuriosito per un po’, infine lo spiega.

“Non è molto, Weasley, ma troverai sollievo nell’avere qualcosa che lei ha preparato in parecchio tempo, riempiendolo con la sua scrittura. C’è un incantesimo che posso insegnarti e che puoi usare su questo documento. Riprodurrà la sensazione e l’odore di una persona basandosi su un oggetto che ha maneggiato. Non ci sta modo in cui tu puoi dimenticarla, Weasley, ma se qualche volta avrai dei dubbi, oserei dire che questo ti aiuterà.”

Quando il ragazzo ha digerito l’incantesimo, è ormai notte, e decido di concedermi un’altra nottata. Così mi sdraio e dormo nel mio letto, e per fortuna il sonno è senza incubi. Fino al mattino, quando un brutto sogno mi assale…

… l’Infermeria è silenziosa, , ma un letto trabocca di sangue, e il sangue cola sul pavimento fino a quando non c’è spazio risparmiato, fino a che l’intero castello ci sprofonda –

Mi sveglio di colpo. Potter.

Corro verso l’infermeria. Tutto è calmo, come nel sogno, ma il bagliore di qualcosa di metallico attira il mio sguardo. Viene dal letto di Potter e corro da lui come un pazzo. Il ragazzo sta cercando di tagliarsi la carotide. E’ il mio turno di schiaffeggiarlo, e lo faccio, così forte che il coltello schizza sotto un letto vicino e Potter viene scagliato contro il materasso.

“Cosa pensi di fare, ragazzo idiota?”

Potter mi guarda con sorpresa negli occhi lacrimosi. Non mi fermo lì. Gli agguanto un braccio e sollevo il sopra del pigiama di flanella. Gli metto le dita sulla cicatrice della ferita di coltello sui polmoni, che gli salvò la vita.

“La senti questa? Puoi davvero pensare a che cervello grande come un pisello hai, Ragazzo – Che – Sopravvisse?”

Potter ancora mi guarda stupito. Non riesco a capire quali altre sensazioni ha, ma non smetto la predica.

“Pensi di avere diritto di toglierti la vita ? Ti sbagli. Non hai diritto di ammazzarti, Potter, e sai perché ? Perché fin troppa gente ha creduto in te e hanno pagato con la loro vita a acusa tua ! La vita non ti appartiene, e non la puoi toccare, mi hai capito?”

Inizia a piangere. A singhiozzare, per esattezza. Si copre la faccia con quelle mani esili e tremanti e prende a piangere per la disperazione. Mi guardo attorno, non c’è nessuno. Che faccio? Rischio un altro ceffone o chiamo Lupin e rischio che il ragazzo recuperi il coltello?

Preferisco la prima, ed anche se con grande esitazione, poso la mano sulla sua spalla, delicato quanto posso. Potter ancora mi sorprende . invece di schiaffeggiare via la mia mano, si accascia contro il mio petto e lì inizia a piangere, stringendomi forte la tunica coi pugni. Deglutisco e lo scruto di nuovo. Ancora nessuno è in vista e sono bloccato qui senza sapere cosa fare. Cosa avrebbe fatto Albus?

Abbraccio il ragazzo e lo lascio piangere, e non dico niente. Da quando in qualche modo si è acquietato, mi sento abbastanza vicino a lui da parlargli.

“Harry… hai tenuto su di te uno dei pesi più grandi e non ti sei spezzato. La fiducia che ciascuno ha riposto in te era meritata. Sei di certo un grande stregone, e per questo dovresti sorridere alla vita, così che quanti sono morti in nome di quella fede che riponevano in te saranno onorati, ed il loro sacrificio avrà avuto un senso.£

Harry inghiotte e mi guarda con gli occhi di sua madre. Sento il cuore farmi male, ma sorrido. Per la prima volta, non c’è accusa nello sguardo del giovane. Potrebbe anche esserci – accoglienza?

“Davvero vuoi dire quelle cose, Professore?” mi chiede con una voce che è tanto giovane e allo stesso tempo addolorata. Mantengo il sorriso, sebbene debole.

“Harry.. se l’insegnante che ti ha dato momenti difficili te lo dice,. Probabilmente è vero. Ma se guardi nel cuore, credo che lo sentirai tu stesso, e non ci sarà bisogno che ti rassicuri.”

Cerca di replicare il mio sorriso e non riesce. Non mi importa. Il ragazzo non mi disprezza e questo mi basta. Lily… dopo tutti questi anni, tuo figlio non mi odia più.

La maledetta pozione sceglie di svanire a questo punto. Il tempismo mi è sempre mancato, in qualsiasi momento della vita. Mi sento trafiggere il cuore, e mi volto di lato quando avverto l’accesso di tosse, ed il sangue che l’accompagna. La testa mi gira e mi sento come se fossi sotto la Cruciatus. Poi l’infermeria gira veloce e atterro su qualcosa di duro prima di perdere conoscenza.

Merda.
Cuccu'sstte chapter 3 . 6/23/2007
CAPITOLO TERZO : RISVEGLI ( translated Italian Version )

Mi sveglio di colpo. Sono ancora nel salone da pranzo, vicino a me c’è il piatto vuoto della minestra. Mi sono appisolato mezzo disteso sul tavolo. Niente e nessuno mi hanno disturbato nel sonno. Sento gli uccelli cantare fuori. Il soffitto incantato mi informa che è quasi giorno. Ho dormito per quasi dieci ore e niente mi ha disturbato. Mi colpisce con la forza.

Ho avuto un sonno senza incubi.

Torno in infermeria ancora stordito da quel semplice fatto. Non ho usato pozioni soporifere. Non avevo altra forza che quella della stanchezza, per indurre il sonno. Ed era stato indotto con successo. Avevo dimenticato la differenza qualitativa di una dormita che non ti costringevi a fare. Mi sentivo più rafforzato e anche meno irritabile. Ovvio, conoscendo il destino, sono cos’ì stato benedetto che posso affrontare nuove crisi.

L’esperienza non mi manca.

E’ debole come suono, ma ho imparato a distinguere i suoni come modo per sopravvivere. Qualcuno sta piangendo e cercando di calmarsi. Non è Potter, dato che sono davanti al suo letto e vedo che sta dormendo, ignaro di quanto lo circonda. Viene dall’estremo angolo dell’infermeria, che è ancora in ombra mentre la luce piano scaccia il buio dell’inverno.

Per un attimo sono tentato di ignorare chi sta versando lacrime e andare a farmi i fatti miei fino a quando il singhiozzare cessa e la persona si dispone a nascondermi i suoi sentimenti. Ma non riesco ad obbedire a me stesso come in passato, e avanzo per vedere chi è.

Ron Weasley.

“Ora che succede?” chiedo placido, da non dare fastidio agli altri pazienti. Mi guarda, è genuinamente mortificato di essersi mostrato a me in questo stato. Mi fissa senza far parola. Ha gli occhi sgranati, e impauriti per avermi visto, ma posso distinguere anche profondo dolore. Conosco il dolore, quando lo incontro.

“Onestamente Weasley, pensi che io credessi che tu non pianga mai? Tutti lo fanno prima o poi. E allora?2

Inghiotte e tira su col naso. Gli porgo la mano. Non posso dirgli quello che vorrei tanto apertamente. Mi guarda come se fossi matto, poi prende la mia mano, e lo aiuto ad alzarsi. E’ alto quanto me, ora.

“Potter sta guarendo bene,” cerco di rassicurarlo. So che il ragazzo sembra ancora immobile come uno spettro, ma migliora e migliora ogni giorno. Ron fa segno con la mano come se quella fosse l’ultima delle sue preoccupazioni. Sono alquanto sorpreso. Weasley mi ha sempre mandato a sbattere contro il muro, si è preoccupato troppo e faceva sempre le stesse domande sul suo amico, fino al giorno in cui Potter si è calmato ed ha smesso di parlare nel sonno.

Questo mi porta alla seconda possibilità. Forse ora che Potter sta recuperando le emozioni hanno colpito Weasley a riguardo di –

“E’ per Granger?” chiedo, con tono delicato. Vorrei essere una buona imitazione di Albus. Mi guarda di nuovo con quel tacito dolore che non riesco a fronteggiare per molto tempo e posso capire fin troppo bene.

“Noi, eh, eravamo abituati a andare al sodo,” dice semplicemente, ed escono nuove lacrime. Non le vedo, perché lui si volta, ma non ne ho bisogno. Nel silenzio del nuovo giorno, non ho bisogno di essere il mio vecchio me stesso. Di solito posso venir preso con la guardia abbassata nei posti in penombra tra la notte e il mattino presto – il momento in cui non è più ieri ma nemmeno è domani – qualche minuto fuori della realtà in cui posso davvero essere me stesso.

“Capisco,” deglutisco. “So come ti senti. Lo so che non esiste consolazione. Nessuno può asciugare quelle lacrime. Sei autorizzato a versarle, Weasley, e non vergognartene.”

Weasley mi fissa come un gufo accecato. Non sono certo di niente di quanto sta passando. Ma visto che ho iniziato, devo finire.

“Sei autorizzato a piangerla. Non devi nasconderi da me, e per quanto suoni ridicolo, puoi parlarmi di lei o di qualsiasi altra cosa che non vuoi venga divulgata. Prometto anche di non prenderti mai in giro su queste cose. E mantengo la promessa,” gli faccio e gli porgo un cioccolatino dal cassetto di Poppy.

Ancora se ne rimane in piedi e mi fissa, e non posso resistere e aggiungere, “Questo non significa che mi rammollisca su qualsiasi altro aspetto del tuo comportamento, Weasley, come startene qui con la bocca aperta come un luccio.”

Annuisce e borbotta un ringraziamento e fa per andarsene. Non penso altro e prendo a controllare le varie pozioni che oggi saranno richieste, quando lo sento ancora.

“Professore?”

Lo guardo aspettando la domanda. Lui indugia.

“L’anno prossimo, Weasley.”

Lo sussurra.

“Perché sei così… diverso, eh, un po’ tipo Gryffindor?£

quasi voglio ridere. Non può essere che ancora assegna tanto valore a quelle Case. Piuttosto, sbuffo.

“Npm sono simpatico a – un Gryffindor. Sono soltanto umano quando mi viene presentato il dolore umano. Tu – sei - umano, vero, Weasley?”

cenna lesto e questa volta se ne va. Credo di aver colto un luccicare di un sorriso. E’ una buona cosa. Non lo ho visto davvero, e non posso dire cosa significa. E se è qualcosa di buono, meglio. Ma se non lo è, non so come reagirò, e odio non sapere cosa fare in una situazione ben fissata.

Il grosso dei pazienti potranno venire dimessi oggi. Sono lieto di non trattenere oltre chi desidera andare via e può, se sono accorti. Dato di fatto, a fine giornata non ci sta più bisogno di letti fluttuanti. Lascio che Lupin tratti con i genitori o altri membri delle famiglie che sono venuti per prelevare i loro cari. Non penso che posso far parte di tutte queste emozioni, e ringraziamenti e lacrime, e come posso ringraziarti .

Di nuovo sto preoccupandomi per Potte. Dovrebbe aver avuto intervalli di coscienza sempre più lunghi e invece dorme alla grossa. Ho sbagliato nella diagnosi e non sta migliorando? Sono stato affrettato come nei miei giorni di ragazzo, e lo ho tenuto qua mentre invece dovevo mandarlo al St. Mungo?

Lo controllo, faccio la diagnosi con la bacchetta. Ogni cosa pare migliorata dall’ultima volta in cui eseguii il controllo, e allora, perché non si desta?

Di conseguenza divento così frenetico da non dare attenzione al suo viso mentre poggio l’orecchio sul petto per ascoltare i battiti del cuore, che sono assai più forti, ma ancora incerti. E così vengo colto in questa posizione, per i miei gusti compromettente.

“Cosa… stai facendo?”

Di colpo scatto su e la testa ondeggia. Mi sta gettando un’occhiata tagliente anche dagli occhi semichiusi per il sonno e la poca vista. Probabilmente non vuole accusarmi ma negli ultimi tempi tendo a prendermela con me stesso in certe occasioni in cui mi sento offeso.

“Lavoro duro mentre tu fai da modello per la Bella Addormentata, Signor Potter. Ecco cosa faccio. Ora se non ti spiace vorrei scoprire perché non ti sei risvegliato prima. Così per favore taci.”

Lo fa, per un po’ e sento il suo cuore aumentare i battiti. Di nuovo lo copro e non oso scrutare la sua faccia. E’ vacua. Almeno verso di me. Non pare curarsi di me mentre io lo sistemo. Non sono certo di cosa aspettarmi – non so cosa mi fossi aspettato dal giovane Potter, ma mi sento scornato e offeso. Sento lo sguardo farsi gelido e mi pare di essere lontano miglia dalla persona sdraiata davanti a me. Mi chiede con fare ottuso, “Il mio Padrino? Dove è Sirius?”

Conosco quell’intontimento. Lo conosco bene perché chiesi con lo stesso tono se Lily stesse bene, quando Albus mi chiamò nell’ufficio quella notte. Sapevo già che tutto era andato nel peggiore dei modi. Potter sa. Forse è per questa ragione che è così riluttante nello svegliarsi in questo ondo.

“Cosa vuoi che ti dica, Potter?”

“Voglio che tu mi dica dove è il mio Padrino, ecco cosa voglio!” butta fuori alla fine.

È proprio troppo. Perché proprio adesso devo ricordarmi di Lily? Perché deve essere lei a fissarmi attraverso gli occhi del figlio? Mi rendo a malapena conto di aver parlato, e quando accade, è troppo tardi.

“Lo sai fin troppo maledettamente bene, che Black è mo-“ riesco a ricompormi, quando vedo l’orrore negli occhi del ragazzo. Oh, diavolo. Cosa ho fatto? Perché non ho chiamato Lupin per questo? Cosa diavolo pensavo, per credere che si comportasse seriamente?

Cerco di confortarlo, di dargli appoggio toccandogli la spalla o qualcosa del genere. Altro errpre. Scosta via la mano con unno schiaffo, con un’energia che non mi sarei aspettato, certo non da uno nelle condizioni di Potter. Ma del resto, Poter ha sconfitto Voldemort. Me lo potevo aspettare. E opoi mi dice qualcosa che fa morire una parte di me stesso, in quella che chiamiamo anima.

“Vorrei che tu fossi stato al suo posto, Snape. Baratterei la sua vita per la tua.”
Cuccu'sstte chapter 2 . 6/23/2007
CAPITOLO SECONDO : DOMANDE, DOMANDE ( translated Italian Version )

Torno al castello con la nuova bacchetta e la mia reputazione cambiata. Ogni cosa è cambiata, è così diversa. Mi sembra che il mondo intero si stia ridefiendo, e aggiustando così che il vuoto creato dai massacri di Voldemort venga compensato. Sinceramente spero non alla medesima maniera, non sono proprio per un’altra decade di guerre continue. Per me, la guerra non è stata una pausa tra gli eventi a Godrick Hollow. Non ero mai stato per la tremula illusione che ogni cosa veniva corretta. Prima di tutto, ciascuno mi ricordava di continuo cosa ero stato, nonostante il mio ritorno alla parte che si opponeva alla tenebra. E poi, il Marchio Oscuro non ha mai smesso di sentirsi vivo e succhiarmi la forza vitale, come è accaduto a qualsiasi Deatheater. Sospetto che Voldemort fosse tenuto vivo, negli anni precedenti la sua seconda ascesa, sottraendo piccole dosi di vita dai Deatheater, grazie al Marchio Oscuro. Adesso è morto, e sbiadito. Ho saputo che Potter c’era riuscito quando Voldemort cadde. Mi parve che un piccolo pezzo di carne fosse tornato di nuovo in mio possesso.

E in qualche maniera, quella piccola porzione di carne era quanto mi riportava all’umanità.

Non sono certo se mi piaccia o no. Ho preso a preoccuparmi troppo di quello che la gente mi dice o di come interagisce con me. Prima ero libero da quella debolezza. Adesso sono poche le persone che non possono mettere un cacciavite nell’armatura che mi ha protetto attraverso un incubo che è durato metà della mia vita e magari anche di più.

Ol castello è vuoto. Gli studenti sono stati mandati a casa per tutta questa metà del mese, e poi ci sono la vacanze natalizie. Spero che ci sarà abbastanza tempo per rendere a tutto un’aria di consuetudine, di rendere Hogwarts quello che era. Ma senza Albus, non sarà mai la stessa.

Ovvio, esisteva anche prima di Albus, e nessuno credeva che Albus potesse essere il Preside per sempre… ma non mi aspettavo che non ci fosse più durante la mia vita… almeno considerato il mio tipo di vita. Era un genio! Sapeva ogni cosa, poteva vedere nelle pieghe dei cuori più celati – lo dovevo sapere. Perché si sia permesso di morire, invece di pensare ad un modo meno altruistico per proteggere il castello quando le barriere erano state abbattute?

Mi sento un ebete a rimuginare su queste cose. So le risposte a tutte quelle domande. Dovrei concentrarmi sulle domande a cui non ho dato risposta: che ne sarà di Harry Potter? Cosa posso dirgli se si sveglia prima di Minerva? E cosa farò nel resto della mia vita?

Tutta la mia vita girava davvero attorno alla Hogwarts di Albus. Da studente, volevo dare prova di essere un genio. Volevo provare Albus e misurarmi contro di lui, volevo fama e potere a quel modo. Più tardi, come Deatheater, volevo provare che ero meglio di Albus e che potevo abbatterlo insieme a chiunque proteggesse… fino a che non mi resi conto di cosa dovevo mettere in pratica. Fu il momento più umiliante di tutta la mia vita quando mi sono reso conto che ho venduto l’anima per una gara infantile e audace in cui io ero l’unico concorrente. Sono strisciato di nuovo da Albus, spezzato e sconfitto, perché ha avuto il fegato e il controllo da rendersi conto di quello che avevo compreso soltanto quando ci avevo messo su le mani, come un cieco giunge a una superficie che ha già sentito e almeno in teoria sa che cosa è, ma in pratica non l’ha mai sperimentata.

E’ stato ironico che sopravvivessi al mentore.. era come era, lui. Non potrò mai paragonarmi a lui, e francamente, dopo tutto q1uesto tempo e quello che ho visto, nemmeno voglio o sento la necessità di farlo.

Ma cosa dirò a Potter? Ciao? Buongiorno? Sei sveglio? Cinque punti dai Gryffindor?

Sospiro sconfitto, e anche quello è un errore. La corrente innesca una reazione di tosse continua e devo fermarmi a metà dell’infermeria. Controllo la mano e sorrido, non è uscito più sangue. La pozione è ad effetto pieno. E significa che devo essere acuto e veloce. La Panacea non ha una durata specifica – l’efficacia dipende dalla gravità della malattia e va de una settimana a un mese. E se, svanendo, non è riuscita a curare la malattia che ha attaccato, la stessa malattia porterà il paziente a condizioni peggiori di prima.

Marcio in Infermeria, e ho una piacevole sorpresa.

“Buon pomeriggio, Severus,” mi fa debolmente Minerva, ma con tutto quel suo atteggiamento susseguono che un tempo mi irritava. Riesco a sorriderle, anche se un poco.

“Buon pomeriggio, Minerva. Ti sei svegliata presto.”

Lupin mi guarda sorpreso. Le ho parlato con tono amabile. Ma sono così sollevato di vederla sveglia, da sentire la voce austera e ascoltarla. E’ affidabile: adesso è la nuova Preside. Adesso ho assai meno fardello sulle spalle, e non devo entrare nelle stanze di Albus per recuperare documenti o quant’altro necessita per aiutare le autorità o i genitori in questo posto.

Minerva sbuffa e sbotta, “Oserei dire di no. Remus mi ha raccontato tutto quello che è successo nei giorni in cui non ero disponibile. Da ora in poi ti aiuterò,” dice e spinge di lato la coperta. Sono fiero del lavoro da guaritore che ho fatto sebbene non sia ufficialmente laureato come medimago. Ha appena usato il braccio con fratture multiple per gettare da parte la coperta, e non le ha dato alcun fastidio.

Cenno breve enon cedo al bisogno di dirle di stare sdraiata un giorno di più, come Poppy mi diceva ognuna delle tante volte che finivo ferito sotto le sue cure. Lei conosce assai bene l’estensione della sua energia. Le porgo una fiala di pozione dalla mia dispensa.

“Per il dolore, o la testa alleggerita,” le dico quando lei domanda con l’arcata del sopracciglio. Annuisce e mi sorride. Minerva non era abituata a sorridermi. Dopo la morte di Albus, non era mai stata più dolce dell’accigliarsi nel rivolgersi a me.

“Grazie, Severus,” mi dice misurata, ma pare che prendendo la fiala dalla mia mano faccia una promessa a me o alle maledette mura dell’infermeria. Poi di colpo se ne va, ignara che la sua vestaglia copre appena di un paio di centimetri i ginocchi. Non starebbe così male in minigonna.

Mi giro e vedo lo stesso Lupin che sogghigna tra sé guardando Minerva che va. Mi guarda, gli occhi ancora addolorati ma meno disperati di quanto li avessi visti il giorno in cui riportai Potter dal campo di battaglia.

“Hai preso una nuova bacchetta? “ mi chiede.

“Pare di sì, Lupin, visto che era questa la prima ragione per cui sono andato a Diagon Alley.”

“Ho mandato a letto Ron.”

“Bene, non avrei tollerato la sua inettitudine per il resto della giornata.”

Lupin mi guarda ancora. Mi dà davvero noia che mi scruti, è da quell’incidente della Stamberga Strillante. Gli occhi hanno un colore da licantropo, e ti penetrano come farebbe una zanna. Sbuffo e cerco di andarmene. Ancora la reazione è più lieve del solito. Ma Lupin mi segue mentre ispeziono i letti, di proposito lasciando Potter per ultimo. Sospiro.

“C’è il caso che qualcuno ti abbia appiccicato a me per farmi da ombra?” sbotto verso le mie spalle.

“E’ un dato di fatto, sono il tuo assistente. Ho mandato via anche Linda. Li stai sfinendo e dovrai curare pure loro, Severus.”

Odio ancora di più venire scrutato, soprattutto perché Lupin ha ragione. Ho tenuto due soli assistenti a cui posso dare fiducia per piccoli compiti, che possono svolgere. Linda Mills e Ron Weasley. Ho cercato di tenerli fuori dall mio personale schedario, ma ho indugiato nella mia consuetudine, e non ho perso in considerazione le loro necessità, non più delle mie.

“Vero,” mi sento dire senza riflettere. “Così passami quella bacinella laggiù – o devo dire tutto anche a te?”

A notte inoltrata Weasley e Linda tornano ai loro compiti. Me ne vado a mangiare. Non mi sono accorto che non mangio da due giorni. Lo stomaco grugnisce forte. Faccio per andare al sotterraneo, ma ci ripenso a metà strada; non posso andare in una situazione che potrebbe farmi immaginare Albus vivo e vegeto, ancora e ancora. Finirei ad aspettare che venisse a chiamarmi per una partita a scacchi magici, e non desidero rinnovare tanta disillusione.

Finisco a pranzare nella sala da pranzo, seduto da solo al tavolo Slytherin. E’ una zona confortevole per me. Quando sedevo lì, non mi preoccupavo affatto di chi fosse il Preside. Mangio brodo con verdure. Non voglio rimpinzarmi o appesantire l’organismo con cibi pesanti. Non smetto di farmi una diagnosi e vedere cosa ho. Non sono tanto fesso o desideroso di punirmi da desiderare una tortura peggiore di quella che mi attenderà allo svanire della pozione.
Cuccu'sstte chapter 1 . 6/23/2007
DOPO LA FINE ( translated Italian version )

After the end – di Tanz – Per I lettori più giovani serve un adulto vicino – Angst – Dopo la battaglia finale, by Tanz - Fiction Rated: K - Angst - - After the final battle, there are pieces to be picked up. Sequel to 'In the end'.

Questo è il link all’Originale

e questo invece è il Prequel

CAPITOLO 1 – INTRODUZIONE

Sono di umore nero. Una cosa che non è del tutto straordinaria per me. Sono di umore nero da anni. Ma stavolta sono di umore nero anche se il grosso delle cose che credevo di volere è giunto: sono redento agli occhi del mondo dei maghi. Nessuno pensa a me come a un tumore maligno nel personale di Hogwarts. Nessuno mi ritiene un voltafaccia tipo viscido immeritevole di fiducia. Bene. Non so nulla del viscido. Non sono esattamente ossessionato dal lavarmi i capelli ogni istante.

Ma sono di umore pessimo. Primo, mi sono trasferito fuori dal sotterraneo- In parte ero d’accordo, ma soprattutto sono stato manipolato. Non ho mai detto che volevo rimpiazzare Poppy. Mi guardo attorno nell’Infermeria. E’ troppo solare e ridanciana per accordarsi col mio umore, e ultimamente è troppo affollata. Mi sento la sola persona competente qui. Dato che il grosso del personale è orto o è gravemente ferito, sono stato costretto a ricevere assistenza dagli studenti. Vorrei così tanto che Granger fosse viva. Come minimo non avrebbe atteso che dicessi io ogni cosa da fare. Sono imprigionato con Ron Weasley, che diviene tremulo al minimo accenno di sangue o vomito.

È surreale adesso come desideri la presenza di Lupin da un po’. È assai desideroso di aiutare quando sta qua, e sa cosa fare, eccetto quando c’è Potter di mezzo. Diventa del tutto inutile quando il ragazzino rinsecchito fa anche solo mezzo gemito. Ha paura di toccarlo come se fosse fatto di porcellana. Ma non riesco a trovare la forza di fargli le occhiatacce. Qualcosa che per fortuna non avviene con Ronald Weasley.

E' così ironico. Dopo che Lupin ha con tanta avidità fatto parola di come Potter era stato salvato da me, posso procedere con così tante cose che in altro modo sarebbero state considerate assai diversamente. In ogni caso, mancando Albus, questa ritrovata tolleranza verso la mia persona non è importante. Non sono avido di mettere a prova i limiti, di scandalizzare chi mi scruta, o anche di assaporare quanto una volta solo sognavo. Nel complesso, sono assai più… tollerante, come minimo. Come se Albus mi stesse guardando, vedendo cosa farò adesso, che non c’è più a tenermi d’occhio. E non posso disattenderlo. E’ frustrante, ma ineluttabile.

Mi sento sfinito, e sto lavorando senza riflettere su quello che le mani fanno per automatismo. Bollo pozioni, lancio alcuni incantesimi di guarigione basilari, avvolgo bende e di nuovo bollo pozioni. Non sono sicuro di quando è stata l’ultima volta in cui ho dormito. Non mi lamento. Se dormissi, avrei la possibilità che gli incubi vengano a visitarmi, e posso farne a meno.

“Professor Snape, signore?”

chiudo gli occhi inalando il fumo della pozione che aggiusta le ossa.

“Sì, Wealey?”

“Harry ha iniziato a sudare. Mi dicesti, ecco, di dirtelo.”

“Ovvio, Weasley. Vieni qua. Continua a girare in senso orario. Non fermarti fino a quando non diviene rosa. Se torno e la trovo arancione, ti faccio bere l’intero calderone.”

Annuisce lesto, ed è divertente che non si arrabbi con me, anche se credo agisca per la mia minaccia. Sinceramente mi auguro che la bollitura non si faccia arancione. Odio i fumi della pozione aggiusta ossa. Ma subito mi ispiro. La farò bollire a Weasley se rovina questa-

Percorro la strada tra le file di letti. I feriti sono così tanti che il St. Mungo non poteva accoglierli tutti. I casi lievi sono stati spostati qua. Quelli davvero gravi – e sono così tanti che non è stato possibile portarli al St. Mungo – sono stati portati in altri più distanti ospedali, specialmente in Francia. Molte brande sono state incantate così da svolazzare sopra quelle per terra, così che tanta gente può stare nell’Infermeria e posso sentirli tutti. Non è il migliore dei modi in cui posso passare il tempo, ma tanto è che sono qua.

Non posso trattenere un’ondata di sollievo quando passo vicino ad un letto in particolare. Minerva dorme lì. L’ho creduta morta, invece è qua e sta guarendo da parecchie fratture e ferite interne. E’ stata la mia insegnante, una che non ho particolarmente apprezzato, ma è forte ed affidabile, decisa come era Albus, e Hogwarts ha bisogno di lei. E’ anche Capo dei Gryffindor, e probabilmente conosce Harry assai più di me. Sono lieto che sia viva.

Potter suda a profusione. Va bene, ma deve essere controllato. Lo sollevo con delicatezza, gli faccio passare la mano dietro la schiena così che premo sulla spina dorsale e non sulle costole che stanno ancora guarendo. Sospira e gli occhi si schiudono appena, ma non avrei mai creduto di essere lieto a rivedere quegli occhi verdi, e invece lo sono.

“Buongiorno, Potter. Bevi questo e non pensare a parlare.”

La mia voce è tornata priva di emozione e tagliente, ma ho la remota sensazione che sia in qualche misura differente, perché Potter si desta un po’ di più e mi fissa con sorpresa. Beve la pozione che gli do e sospira mentre il conforto si sparge nel suo corpo.

“S..sirius?” chiede. Spero che mi chieda dove è e non abbia scambiato me con lui. Ma non sono molto certo.

“Tranquillo, Potter, non voglio che sanguini di nuovo.” Dico e vorrei chiedergli quale parte di non ha capito. Appare così fragile, e so che Black è mprto e lui no. Non posso gestirlo adesso.

E’ sconvolgente!

Per fortuna, Potter si addormenta. Gli scopro di nuovo la zona della gabbia toracica, e prendo a strofinargli un’altra pasta simile a pozione che ho preparato due giorni or sono, quando aveva ancora la febbre e delirava. Spero lo aiuti a respirare ed aiuti la guarigione senza altri interventi di magia. Qualsiasi metodo lento è preferibile a un incantesimo regolatore del cuore. I battiti ancora sono un poco irregolari, e troppi. Devo farli rallentare al ritmo regolare e forte tipico di un giovane della sua età.

E’ allora che avviene per la prima volta. Credo di dover tossire, e così porto la mano sulla bocca. Invece di aria sul palmo, sento un’umidità vischiosa. Sangue. Svelto mi guardo attorno per vedere se qualcuno ci ha fatto caso. Per fortuna, Lupin non è qua per annusare il sangue, Weasley è assai meticoloso e sta mescolando, e tutti gli altri stanno dormendo. Rapido pulisco mano e bocca. Non posso concedermi di ammalarmi, non quando così tanti dipendono da me. Devo restare abile e sano almeno fin quando Minerva e Potter staranno bene. Minerva ha bisogno di essere vigile e robusta abbastanza da mandare avanti la scuola, e Potter deve sopravvivere per dare coraggio a quelli sopravvissuti alla tremenda battaglia. Diavolo, deve restare vivo per dare coraggio anche a me-.

Vado al mio ripostiglio delle pozioni e ne scelgo una verde scuro. La Panacea. Una versione degenere di tutte le pozioni che gli antichi stregoni Greci avevano realizzato. La ricetta originale è andata persa nel corso dei secoli. Questa pozione non cura davvero ogni male. Cura abbastanza malanni, ma non quelli seri. Mi sto acquistando tempo. Poi me ne torno verso Weasley per stuzzicarlo.

“Allora, Weasley?”

“Non.. è arancione, signore.”

Guardo il calderone pieno di roba fumante. Weasley ha fatto bene, ma non deve saperlo.

“Lo vedo, Weasley. Chiama Lupin, e fai da essere scattante.”

Il ragazzo obbediente va. È alto quanto i suoi fratelli. E assai più serio e maturo. Come il grosso delle famiglie di maghi, la sua non è scampata alle perdite di guerra. Ma non è stata tassata quanto le altre. Tutti i figli sono vivi. Hanno perso il padre. Immagino che la provvidenza non dia a nessuno più di quanto può sopportare, non quanto li spezza. Almeno nel grosso dei casi. Non so se Potter può portare tutto quello che verrà chiamato a reggere assai presto.

Lupin arriva e mi guarda con la decisa paura che lo stia chiamando perché il suo protetto è morente.

“Potter sta bene, Lupin, Smetti di guardarmi a quella maniera,” scatto verso lui, che respira. Ho la netta sensazione che non prenda in considerazione il mio tono di voce come regola.

“Come ti posso aiutare, Severus?” mi fa.

“Devo andare da Ollivander. Non ho più una bacchetta. Resta qua e accertati che Weasley non faccia esplodere nulla. Dovrei tornare da mezzogiorno.”

Diagon Alley è assai meno affollata di quanto non dovrebbe essere, e c’è un’atmosfera mista tra la gioia ed il lutto, tra il festeggiamento e il dolore. Ma soprattutto, pare pulita. Non c’è oscurità residua, non mostrata, in nessun posto. Non c’è paura. Ed è una sensazione di grandezza. Tossisco altro sangue nel fazzoletto, ma la pozione sta funzionando ed è assai meno. Presto gni emissione di sangue dovrebbe fermarsi fino a quando gli effetti non svaniranno. Mi dirigo da Ollivander.

Il vecchio è come lo ricordo da quando entrai nel negozio per la prima bacchetta. Arriva e mi offre una sedia.

“Severus Snape. È un onore,” dice e si gira per radunare le bacchette. Resto lì, un po’ stordito. Nessuno me lo ha mai detto prima di adesso. Quasi mi rende emotivo. Che cambio da quegli sguardi ostili o fuggenti che ricevo da quando sono adolescente.

La sensazione passa in fretta perché Ollivander mi tratta come un dannatissimo ragazzino del primo anno. Devo aver provato almeno venti maledette bacchette col ridicolo wingardum Leviosa . Volevo una baccheta per me e non un gemito da Potter, soprattutto se Potter sta tramortito secco. Ma no, devo ricevere un pari trattamento. Devo perdere quaranta minuti del mio tempo prima che Ollivander si decida a vendermi una bacchetta di undici pollici in agrifoglio, con tendine di drago. La guardo. È nuova e dà ala sensazione della prima neve di inverno. Nessuna Senza Perdono è stata lanciata con questa, è una nuova partenza per me. La frustrazione evapora.

“Hai scelto una bacchetta forte,” mi sta dicendo Ollivander. “Credo che userai meglio questa rispetto a quella vecchia.”

Mi piace quello che mi dice, e cenno un ringraziamento. Mi pare di camminare con un passo diverso. Proprio come l’aria a Diagon Alley, in qualche modo mi sento ripulito.
PhiloFoX chapter 5 . 11/11/2006
This was ever so sweet. Maybe the hugging-scene was a little overdone, but as this is all so tragic and all, it somehow fits. Did I say you're a genius?
philofox chapter 2 . 11/11/2006
'But what do I tell Potter? Hi? Goodmorning? You're awake? 5 points from Gryffindor? '

I just choked on some chocolate I was eating to comfort myself, I was laughing so hard.
PhiloFoX chapter 1 . 11/11/2006
*breathes* At least you didn't kill McG. and Ronboy. I would have complained about AD before reading HBP, probably, but sadly... well.

Love how he (Sev) reacts to people paying him respect.
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