LA SCOMMESSA

by Lady Memory

Una piccola storia spensierata, completamente AU e OC, scritta per il piacere di giocare con le parole. Da non prendere assolutamente sul serio.

Consueto disclaimer: Ovviamente, i personaggi di questa storia non mi appartengono. Un ringraziamento a JKR per averli inventati e per averci dato il permesso di continuare a farli vivere.

1. L'inizio della fine

Severus Snape sospirò. Era la quindicesima volta che sospirava in pochi minuti, ma non c'era altro che potesse fare. Sconfitto, si prese la testa tra le mani, sospirò per la sedicesima volta e considerò la sua situazione. Era seduto su un tavolo e dondolava ritmicamente i piedi nel vuoto, una posizione che non ricordava di aver più tenuto da quando, bambino di quattro anni, si era arrampicato sull'armadio della cucina per rubare i biscotti, scegliendo poi proprio il tavolo sottostante per sedersi a mangiarli allegramente.

La sculacciata che gli aveva dato suo padre aveva bruciato per giorni sia la parte lesa che il suo orgoglio. Ed essendo Severus Snape molto orgoglioso, sedersi sul tavolo era stato immediatamente cancellato dalla lista delle possibili attività dilettevoli. Lista che includeva anche i banchi di scuola.

Meccanicamente, si posò una mano sulla tasca dei calzoni neri che indossava e strofinò malinconicamente il punto ancora dolente nella sua memoria.

Sì, l'orgoglio era sempre stato il suo punto debole. Adesso, per esempio, era bloccato lì senza scampo e senza altro conforto che i suoi sospiri. Pensare che era tutto cominciato per una scommessa! Severus strinse i pugni con rabbia. Come aveva potuto farsi incastrare così… così subdolamente da quella sciagurata ragazza?

Per la duecentesima volta in quella mattinata, ripensò a tutto quello che era successo, chiedendosi ancora una volta perché, perché, perché si era lasciato coinvolgere.

... ... ... ...

Per quanto potesse sembrare strano, quando la seconda guerra magica era finita, Severus si era trovato in una posizione ancora più difficile di quella in cui attualmente si trovava. Il suo ultimo ricordo era il morso bruciante di Nagini e una lunga successione di sogni angoscianti, memorie sparse, e dolore, dolore, dolore… tanto dolore! Ma infine gli occhi gli si erano aperti sul biancore di una camera al S. Mungo, accolto dalle esclamazioni festose di una donna particolarmente emotiva, (aveva pensato allora); era rimasto ancora più stupito quando la donna in questione si era rivelata una lacrimosa Poppy Pomfrey (notoriamente imperturbabile anche di fronte agli incidenti più allucinanti dei ragazzi del primo anno) che l'aveva abbracciato e baciato con immenso affetto.

La sensazione umidiccia era stata alquanto sgradevole, tuttavia era stato contento di sapere che, per quella volta, la signora in nero con la falce era andata via delusa. Il merito era tutto di Hermione Granger, a quanto pareva. La sunnominata Hermione Granger si era infatti affrettata a raccontare a Poppy la tragedia della Stamberga Strillante, tanto agitandosi e tanto affannandosi da riuscire a convincere la scettica guaritrice a recarvisi il prima possibile.

Da lì le prime cure, l'invio al S. Mungo e il piantonamento continuo di Poppy, investita della missione di salvatrice dell'ormai riconosciuto eroe di guerra. Il quale eroe di guerra aveva pensato che avrebbe apprezzato maggiormente se ad accoglierlo ci fosse stata Miss Granger, che ricordava come una ragazza tutto sommato passabile, per quanto non ci volesse molto ad essere più passabili di Poppy Pomfrey. Ma Miss Granger sembrava essersi cancellata dalla faccia della terra… o forse solo del S. Mungo.

Qualcuno infine gli aveva detto che si era fidanzata ufficialmente con Ronald Weasley e presto avrebbe contribuito all'invasione pacifica dei Weasley in Gran Bretagna. Ripensandoci, un po' gli era spiaciuto. Hermione Granger meritava di meglio. Ma poi aveva riposto il pensiero in un cantuccio, dedicandosi ai suoi nuovi problemi di sopravvivenza, che incredibilmente non erano pochi, anche se la guerra ormai era finita.

Per qualche strano motivo infatti, sembrava che non ci fosse un posto per lui da nessuna parte. Aveva fatto il giro di negozi di pozioni e farmacopee per maghi, esplorato Nocturn Alley e fatto capolino persino in un laboratorio Babbano. Alla fine si era deciso ad esigere i suoi crediti da chi di dovere. In fin dei conti, era un eroe nazionale! E aveva chiamato il Ministro.

Purtroppo Kingsley Shackebolt, nuovo Ministro della Magia, aveva fatto sapere di essere fuori dal paese in quei giorni: un viaggio programmato addirittura da prima della guerra! Severus aveva storto la bocca e chiesto di parlare con qualcun altro. Se pensavano di liberarsi di lui così facilmente, be', avevano sbagliato.

L'assistente del Ministro - un giovanottone alto e grosso che doveva aver giocato a Quidditch fino al giorno prima, a giudicare dalla stazza - aveva tossicchiato discretamente quando Severus si era offerto di far parte di qualcuna delle squadre speciali del Ministero; Indicibili, Auror, Spezzaincantesimi… aveva un bel curriculum alle spalle che non l'avrebbe fatto sfigurare in nessuna di queste categorie, aveva dichiarato fiducioso Severus.

Ma l'assistente l'aveva guardato con simpatia e aveva mormorato, "Non è stufo, Professore, di restare incollato a questa immagine un po' decadente, via, diciamolo pure, del cupo combattente sempre e comunque? Io vedo per lei un bel posto sano, tanta aria fresca e tanta, tanta gioventù a farle compagnia!"

Severus aveva spalancato gli occhi. "P-posto fresco?" aveva balbettato. "Tanta gioventù?" Poi aveva violentemente picchiato un pugno sul tavolo (esattamente sulla modanatura in avorio antico, irta di intagli e di forme puntute; un dolore trapanante che gli era arrivato dritto al cervello).

"Mi sta dicendo che dovrei tornare a Hogwarts?" era infine riuscito ad articolare, incredulo.

Il giovanottone gli aveva afferrato proprio la mano offesa e gliela aveva stretta con una presa entusiastica (a quel punto, a Severus erano salite le lacrime agli occhi e aveva fatto uno sforzo terribile per controllare quella che poteva sembrare emozione).

"Sapevo che avrebbe accettato! Bravo, Professor Snape, la nazione ha bisogno di insegnanti come lei! Uomini che sono stati là, uomini che hanno visto! Forgiare il destino dei nostri ragazzi è un compito meritorio, e chi meglio di lei può assolverlo?"

"Ma… ma…" balbettava Snape, cercando di estirpare la sua mano da quella stretta, " Ma io non…"

"Non mi ringrazi!" Aveva tuonato invece il giovane con un cordiale sorriso, poi, sempre stringendogli la mano in una morsa inesorabile, si era alzato e l'aveva praticamente buttato fuori dalla porta, salutandolo con un affettuoso, "E si rimetta! Si rimetta presto! So che non vede l'ora di iniziare!"

La porta si era richiusa con un tonfo assordante, lasciando Severus a bocca aperta a massaggiarsi la mano.

"Accidenti! Dannazione! Maledizione!" aveva gridato a più riprese, ma nessuno era apparso. Anzi, aveva avuto l'orrenda sensazione che stessero tutti a sentire dietro le porte chiuse degli altri uffici. Aveva sbuffato, si era agitato ancora qualche minuto e infine aveva deciso.

Hogwarts, aveva detto il giovanotto.

Bene, sarebbe tornato a Hogwarts.

E tanto peggio per loro!

... ... ...

Tornare a Hogwarts non era stato poi così male, considerò Severus dondolandosi ritmicamente sul tavolo. Ricordare gli faceva dimenticare per un po' la sua stramba situazione, ma bastava riaprire gli occhi per ritrovarsela davanti in tutto il suo orrore… Sospirò. Aveva perso il conto dei sospiri, ma a quel punto non aveva altra scelta, per cui si rituffò nelle sue memorie.

Al suo arrivo, era stato festeggiato da tutto lo staff in un modo così commovente e affettuoso che persino il suo carattere, solitamente spinoso se non solitario, ne era rimasto piacevolmente colpito. Per i primi giorni, aveva persino sorriso!

Poi aveva notato che tra tutti, lui era sempre il più giovane. Sì, Pomona parlava sempre di andare in pensione e di farsi sostituire prima o poi, ma era saldamente abbrancata alla sua cattedra e alle sue serre. Filius le faceva compagnia la sera dopo cena, e insieme mandavano giù una quantità di liquore che avrebbe fatto la fortuna di un pub, se fosse stato pagato. Invece no, era offerto dalla scuola, e tutte le sere Severus osservava con un sorriso sardonico il passo barcollante dei due colleghi notevolmente su di spirito. Sì, spirito, non c'era altra parola, dato che quello che bevevano era Whisky Incendiario della miglior qualità…

Inoltre, c'era una quantità di donne che gli giravano intorno da quando si erano scoperti i veri motivi del suo aver fatto il doppio gioco. Questo era più difficile da accettare. Maledizione a quel chiacchierone di Potter! C'era proprio bisogno di raccontare tutto a Voldemort davanti all'intera scuola? E soprattutto davanti a gente come Sibilla Cooman? Non passava sera che non se la ritrovasse da qualche parte, in corridoio, sulle scale, una volta davanti alla porta delle sue stanze, sempre in atteggiamento languido ed espressione meditativa. Chissà perché pensavano tutti che gli piacessero le donne malinconiche! Lui aveva amato Lily perché era bella, solare e felice! Tutto quello che lui non era mai stato…

Abbandonò di corsa il pensiero – il cuore aveva avuto solo una pulsazione sorda, ma faceva ancora male pensare a lei – e ritornò alla sua meditazione.

Insomma, era diventato il cocco delle donne. Il figliol prodigo, ritornato a casa magro e patito, era stato adottato come un gatto randagio che bisognava nutrire. C'era da ridere a vedere come se lo disputavano a cena!

Peccato che lui… be', lui era rimasto sempre lo stesso. Il fatto di essere stato redento definitivamente dalla sua nomina di Mangiamorte non lo aveva addolcito. E la ferita sottile, che restava sul collo a imperitura memoria del suo coraggio e della sua dedizione, si infiammava spesso di sdegno e ancor più spesso di imbarazzo al vedersi trattare con tanta amorevole affezione.

Passi Minerva, che poteva essere sua madre, ma Hooch! Per la barba di Merlino, ricordava ancora con orrore come gli aveva scompigliato i capelli in un pomeriggio piovoso, guardandolo con quegli occhi giallastri e grifagni inumiditi dalle lacrime!

Severus si agitò ancora al ricordo, rischiando di precipitare dalla sua posizione precaria. Allora si appoggiò con le mani a palmi in basso sul tavolo e si raddrizzò, odiando ferocemente tutto e tutti. E con un altro sforzo, ripiombò nelle sue memorie.

Dunque, sì, a parte il coccolamento intensivo di una truppa di donne evidentemente frustrate in tutti i loro istinti, Hogwarts rimaneva un posto tranquillo e sicuro, un luogo di cui lui conosceva ogni angolo, e con un lavoro che non faceva molta fatica a portare avanti, adesso che si era liberato di tutta quella serie di travestimenti posticci e che poteva finalmente permettersi di strapazzare un Grifondoro senza per questo sentirsi dare del criminale da tutte le Case eccetto la sua.

Quindi, un annetto era trascorso così, pigro, lento, monotono… orrendamente monotono! Non l'avrebbe mai creduto, ma aveva finito per aver nostalgia delle riunioni segrete, dei complotti e dei messaggi criptati. Ogni tanto si faceva una chiacchierata con Albus e si scambiavano compitamente ingiurie. No, non avrebbe mai perdonato Albus per aver offerto lui e Potter a Voldemort come vittime sacrificali. Per fortuna, Harry aveva detto il fatto suo al vecchio bastardo. L'aveva saputo proprio da Albus, e il pensiero lo rallegrava ogni volta. Ma insomma, anche litigare con un ritratto ha i suoi limiti, e Severus cominciava a sentirsi molto stretto nell'amorevole tela che gli tessevano intorno nel castello.

E a questo punto, era arrivata la svolta, o meglio colei che avrebbe dovuto essere la svolta nelle intenzioni di quelle vecchie impiccione delle sue colleghe. Un bel mattino di ottobre era comparsa inopinatamente Miss Granger, con un diploma di primo grado e la richiesta di far pratica di Pozioni con lui per poter prendere il certificato professionale.

Minerva l'aveva accolta a braccia aperte, commossa e felice di vedere tornare a casa la sua allieva prediletta, la sua gioia e il suo orgoglio. In un batter d'occhio, l'astuta ragazza si era insediata. Dopo aver commosso tutti con la tragica storia del suo fidanzamento prima interrotto e poi definitivamente buttato alle ortiche – l'unica cosa che aveva provocato un applauso a scena aperta da parte di Severus e conseguenti occhiatacce da parte di tutte le altre gallin… colleghe – Hermione Granger aveva cominciato a mietere allori e incarichi. Alla fine era stata promossa assistente alle lezioni di Pozioni per le prime classi.

Severus si era stretto nelle spalle. In fondo, la ragazza gli stava facendo un piacere. Si prendeva lei la briga di sgrezzare quell'orda di mostriciattoli odiosi… e come sembrava piacerle l'incarico! Peccato che non aveva ancora la stoffa dell'insegnante di ruolo. Così, in pochi giorni, aveva collezionato una dose di scherzi, burle, facezie e pesci d'aprile di novembre che avrebbero stroncato una persona meno tenace. Ma lei resisteva splendidamente… a parte quelle sei o sette crisi di pianto iniziali. Severus aveva finito per provare una sorta di ammirazione riluttante.

E lì aveva commesso il primo terribile sbaglio. Le cornacc… gli altri colleghi avevano subito interpretato il suo atteggiamento come un segno di interesse. Di colpo, si era creata nel castello un'aura di aspettativa per i due "ragazzi", i membri più giovani del gruppo professorale. Grazie al cielo, la Granger non era ancora entrata così in sintonia col gruppo dei vegliardi per rendersene conto. Ma lui, purtroppo, sì.

La cosa era peggiorata visibilmente quando lei aveva cominciato a chiamarlo Severus nelle riunioni di staff, anche se si rivolgeva sempre a lui con un correttissimo "professore" davanti agli studenti.

Non che gli dispiacesse più di tanto essere chiamato per nome, pensò rabbiosamente Severus; adesso che camminava senza la scorta dei suoi due fidi cavalieri, Miss Granger si era rivelata una persona sorprendentemente piacevole, quasi… quasi attraente. E ovviamente, Severus era stato felice di ricambiare il favore, chiamandola Hermione. Non era colpa sua, Severus si consolò malinconicamente. Qualunque maschio sano sarebbe caduto nella trappola, in quel consesso di vecchi e babbione.

Insomma, era andata così. Quella mattina…