I Give Up

È facile da credere. Molto più che da vivere. Non ne posso più di questa commedia. Sono stanco di recitare una parte che gli altri hanno scelto per me. Mio padre, gli insegnanti, i miei "compagni" di scuola, tutti gli abitanti del mondo della magia…Sono loro ad aver deciso, non io. Tutti loro si aspettano che io mi comporti così, hanno deciso ciò che devo fare o dire. Non mi è stata lasciata scelta e non sto facendo la vittima. Non stavolta. Allora, forza, ditemi che scelta ho mai avuto, quando avevate già deciso tutto voi?

Certe volte mi sembra di impazzire. Soprattutto quando dite che la mia vita è perfetta, che ho tutto. Beh, non è così: io non ho nulla. Non mi avete lasciato nulla. Vorrei tanto farvi vedere quanto è perfetta la mia vita! Fin da quando ero bambino ho sempre dovuto adattarmi ad un modello imposto dagli altri: per mio padre e per mia madre c'era sempre qualcosa di sbagliato nel mio modo di comportarmi e i miei voti non sono mai stati abbastanza alti. E più tentavo di accontentarli meno ci riuscivo. Il resto del mondo aveva già deciso com'ero in base al mio cognome. Credete che l'abbia scelto io di essere un Malfoy? Voi non sapete cosa significa andare a dormire la sera e restare svegli nel buio, pregando silenziosamente di morire nel sonno, di non arrivare al mattino dopo. Io l'ho fatto centinaia di volte ma la mattina veniva sempre ed ero ancora vivo, costretto a recitare ancora. Avete idea di cosa significhi essere costretti ad indossare una maschera ogni dannato giorno che Dio schianta su questa Terra? È più che orribile: è come avere un tumore che ti rode l'anima giorno per giorno, minuto per minuto.Ogni secondo che passa è un pezzo in meno della mia anima. Quell'anima che dentro di me lottava disperatamente per continuare ad esistere, lentamente sta perdendo la sua battaglia. L'oscurità sta trionfando. Ma d'altro canto era prevedibile: come può una debole anima combattere contro il mondo intero? Non ce la faccio più. Non posso più sopportare tutto questo. Mi arrendo. Cedo. Mollo la presa. Non ho nulla a cui aggrapparmi e anche se l'avessi non ne varrebbe la pena. Ho cercato di seguire il vostro copione, ma non era mai abbastanza per voi. Adesso è abbastanza per me. Io non ci sto più. Mi tiro fuori. In un modo o nell'altro, ma mi tiro fuori. Non seguo più il copione, lascio il palcoscenico ORA, prima che inizi il prossimo atto. Domani ci sarà la cerimonia del diploma e dopodomani riceverò il Marchio Nero, almeno così è stato pianificato. Ma non andrà così: ho deciso di prendere in mano la mia vita, anche se per togliermela. Riceverò il diploma e poi lascerò questo mondo. Avrò io l'ultima parola.

Ho sempre pensato a me stesso come un soldato: è quello che sono, nel bene e nel male. Non appartengo a nessun esercito, ma sono un soldato. Ho combattuto una guerra dentro e fuori di me, non meno sanguinosa di altre. Ma adesso sono stanco di combattere. Troppo stanco.