SECOND CHANCE
(Seconda possibilità)

By Lady Memory

Severus incontra Albus Severus. Il passato ritorna in una forma davvero particolare. La mia risposta alla conclusione dei Doni della Morte.

Parte XXXVIII

Il Ritorno: Notte

Tomaso Bernardi era raggiante.

"Ah, Professore, mi aveva davvero spaventato!" disse il vecchio pittore con il suo forte accento italiano reso ancora più evidente dalla gioia, e aggiunse energicamente, "Adesso dobbiamo ricollegarla col signor Potter, in modo che entrambi possiate cambiare di posto in sicurezza…"

Poi si fermò, come se una nuova e sgradevole considerazione l'avesse improvvisamente colpito. "Dovrò decidere la miglior procedura però," mormorò facendo una smorfia. "Temo che sarà un po' più complicata di quella che abbiamo eseguito prima."

A quel punto, Marcello Bernardi, che aveva dato l'impressione di essere profondamente immerso nei suoi pensieri fino ad un minuto prima, si rivolse a suo nonno con un torrente di parole in italiano. Il vecchio pittore alzò le sopracciglia con espressione alquanto sorpresa, ma il nipote lo trascinò prontamente in un angolo. Una discussione animata ed incomprensibile ebbe luogo sottovoce mentre Snape aspettava in mezzo ai suoi amici, con la piccola Lily aggrappata a lui come se temesse di vederlo sparire da un momento all'altro.

Ed infine, Tomaso tornò tra loro. Si fregò le mani e sorrise ai bambini, che ricambiarono il suo sorriso con la stessa simpatia. Era impossibile resistere a quei suoi modi affettuosi da nonno. Ed era ancor più impossibile non sentirsi soggiogati dal suo quieto potere, nonostante la sua buffa pronuncia.

Perciò, quando chiese ai ragazzi se avessero obiezioni a lasciare la stanza – solo per poco, naturalmente, mentre lui avrebbe aiutato il Professor Snape a rientrare nel suo quadro – James, Al e Lily non fecero alcuna rimostranza; meglio ancora, furono rincuorati da quelle parole e felici di acconsentire.

Gli adulti invece si scambiarono un'occhiata preoccupata, percependo un pericolo dietro a quell'invito. Dissimulando la sua ansietà sotto un aspetto impassibile, Minerva guardò significativamente Filius Flitwick, che assentì con aria di intesa. Con una facilità derivata da anni di pratica, l'anziano professore radunò i ragazzi e propose loro una passeggiata nella Sala Grande per ammirare le decorazioni di Natale. Con un sorriso fiducioso, la piccola Lily strinse Snape in un ultimo abbraccio, poi prese la mano che Filius le tendeva e salutò i presenti. Ubbidienti, i ragazzi seguirono il vecchio mago e la sorellina fuori dalla stanza. Coloro rimasti al suo interno poterono sentire la voce fragile e sottile di Flitwick svanire in lontananza mentre descriveva ai suoi giovani ascoltatori le molte meraviglie che avrebbero trovato nel castello.

Subito dopo, si creò un silenzio carico di tensione; abbandonando la sua aria festosa, Bernardi incrociò le braccia e cominciò a parlare.

"Professor Snape," disse gravemente l'anziano pittore, " anche se lei ha interrotto il suo collegamento per poter salvare il suo studente – e le siamo tutti molto grati per quel che ha fatto – tuttavia ci ha messo in una situazione problematica."

Snape si irrigidì, e Bernardi alzò subito una mano per fermare il suo tentativo di rispondere.

"No, la prego, non parli," ordinò, guardandolo attentamente da dietro le lenti degli occhiali. "Prima mi lasci spiegare, perché quello che devo dire non è facile."

Il vecchio sospirò. "Vede, quando un ritratto sceglie di essere libero – ed io ho personalmente assistito ad un evento simile solo una volta nella mia vita – il collegamento con l'esecutore dell'incantesimo viene completamente troncato. C'è ancora un modo di ristabilire una connessione, ma è fattibile solo per un tempo limitato; poi il nuovo status diventa permanente. Quindi, dobbiamo trovare un nuovo donatore il prima possibile, dato che il legame magico può essere riattivato solo incanalando l'energia attraverso un terzo elemento."

Di nuovo Bernardi alzò una mano, questa volta per fermare Minerva, Ginny e Neville, che avevano fatto un passo avanti con la chiara intenzione di offrirsi per l'incarico.

"Per favore, lasciatemi finire la spiegazione," disse quietamente, "perché qui arriva la parte difficile. L'incantesimo di ricollegamento è… capriccioso. Non c'è modo di controllare i suoi effetti. Questo significa che avremo bisogno di un donatore eccezionalmente potente o eccezionalmente... generoso, perché c'è un'alta probabilità di finire irrimediabilmente distrutti nel tentativo, senza speranza di poter tornare indietro."

Ancora una volta, Snape rialzò la testa con un gesto impulsivo, ma venne fermato dall'occhiata severa di Bernardi, e così riabbassò gli occhi, frustrato. Ginny guardò Harry e sbiancò, poi si volse ansiosamente verso il pittore.

Bernardi ebbe un sorriso triste. "Date le premesse, questa volta sarò costretto a fare un cambio e a invertire la procedura."

Qui il vecchio fece una pausa e guardò uno per uno tutti quelli radunati attorno a lui prima di concludere con fermezza, "Anche se non è propriamente un metodo canonico, usare un ritratto è l'unica soluzione possibile."

"Be', io non vedo alcun problema, signor Bernardi," reagì Harry senza batter ciglio. "Come ha detto lei, è solo questione di invertire il rituale. Quello che ho fatto da uomo, posso farlo da ritratto." Sorrise con un tocco di spavalderia infantile. "Dopo tutto, sono sopravvissuto all'Avada Kedavra di Voldemort. Questo non può essere peggio. "

"No!" esclamò sua madre, impallidendo per l'angoscia, immediatamente seguita da suo padre, che disse risolutamente, "È troppo pericoloso, Harry. Prenderò io il tuo posto."

"No, voi avete già sacrificato la vostra vita per salvarmi," rispose ostinatamente Harry, scuotendo la testa per rifiutare.

Marcello intervenne. "Sono spiacente, signor Potter, ma lei non può essere scelto, perché è proprio lei la persona che stiamo cercando di ricollegare."

Diede un'occhiata a suo nonno, poi alzò la testa con espressione baldanzosa. "Se non ci sono ritratti disponibili, sarò onorato di offrirmi io stesso." Il suo sorriso sfidò lo sguardo accigliato di Harry. "Non posso certo vantarmi di essere un esperto come lei, ma penso di aver avuto varie esperienze interessanti ultimamente."

"Mi spiace ma non posso accettarlo!" protestò veementemente Harry. "Non darò mai il mio consenso perché venga sacrificato qualcuno per salvarmi la vita, uomo o dipinto che sia. Sapete bene che sono l'unico ritratto qui che ha sufficiente potere per affrontare un simile rischio!"

"No!" Una nuova voce lo interruppe. "Ce n'è un altro."

Sorpresi, tutti coloro radunati nella stanza girarono la testa o alzarono gli occhi, cercando quel nuovo candidato inaspettato. In alto, sulla parete opposta a quella del quadro di Harry, il ritratto di Dumbledore li stava guardando.

"Albus!" esclamò sbigottito Bernardi.

"Albus," ripetè dolcemente Minerva, ed un'emozione intensa le colorò il viso.

"Professore, non glielo permetterò!" dichiarò Harry.

"Spiacente, Harry, ma questa volta l'ultima parola è la mia." La voce di Dumbledore tremò, poi ritornò normale. "Il mio turno è finalmente arrivato. E forse questa sarà l'occasione per dimostrare a me stesso che non sono vissuto invano."

"Lei non deve dimostrare niente! Ha dato la sua vita per Draco!" protestò subito Harry.

"Quella è stata strategia, non misericordia, Harry, come ormai dovresti sapere bene," rispose quietamente Dumbledore. "Strategia ed un'opportunità pianificata per me di andarmene senza dolore da questo mondo grazie alla mano pietosa dell'uomo che ho costretto a diventare il mio assassino… e la cui amicizia non ho mai onorato come avrei dovuto."

I suoi occhi sembravano implorare silenziosamente Snape, che aveva un'espressione totalmente smarrita.

Tomaso Bernardi inclinò la testa per dare il suo assenso.

"Sia fatto come desideri," mormorò in italiano, e poi tradusse con tono più forte, "Come vuoi tu, Albus. Grazie per la tua offerta. E che la fortuna ci assista tutti."

Visibilmente agitati, sia Harry che Snape cercarono di parlare, ma alzando le mani in un gesto che era un ordine e una preghiera allo stesso tempo, Dumbledore li fece tacere di nuovo.

"Voi due avete ancora così tanto da fare e da offrire," disse. "Io sono solo tela e colore."

Poi, aprendo le mani in una supplica, "Non negatemi questa possibilità," sussurrò.

A quella frase, Harry si arrese e abbassò il capo mentre Snape, accigliato, sembrò scambiare col suo vecchio mentore un colloquio silenzioso di sguardi. Poi anche il mago più giovane finalmente cedette.

... ... ... ...

Avendo ormai definito tutto, anche per i pittori arrivò il momento dei saluti. Tomaso Bernardi ebbe parole concise e commoventi mentre Marcello lasciò fluire liberamente la sua parlata impetuosa. "Come le ho detto tempo fa, Professore, gli amici devono rivedersi, e farò il possibile perché ci si possa incontrare ancora e ancora in futuro! Naturalmente, posso solo sperare di essere considerato un amico da lei, ma oserei dire che il nostro –"

"Grazie, signor Bernardi," lo interruppe Snape, nascondendo la sua emozione sotto uno dei suoi commenti ironici. "Se la sua amicizia è inesauribile come le sue chiacchiere, non resterò mai senza."

Confuso, Marcello sorrise, poi aprì le braccia in un gesto disarmante. "Sono sempre stato un chiacchierone," ammise francamente, "ma le mie parole sono sincere."

"Lo sappiamo, signor Bernardi," intervenne Minerva col suo sorriso pallido. "E le siamo tutti immensamente grati per il suo buon cuore."

Commosso e imbarazzato, Marcello si inchinò.

Poi Minerva si diresse al ritratto di Dumbledore e poggiò una mano sulla sua tela, come faceva abitualmente con Snape. "Grazie, Albus," disse piano, e una miriade di puntini luminosi si accese nei suoi occhi.

"No, Minerva," sussurrò lui con una specie di disperata tenerezza. "Sei tu che devi essere ringraziata. Non ho mai capito quanto tu fossi preziosa per me…" La voce gli si spezzò. "E adesso è troppo tardi."

La donna battè le ciglia per asciugare una lacrima e abbassò il tono di voce, in modo che nessun altro potesse sentirla. "Vorrei che ci fosse un modo più sicuro," mormorò mentre il viso le si alterava per la pena. "Ho detto a Severus che non volevo perderlo. Ma… ma non voglio perdere neanche te!"

Inconsapevole delle potenti emozioni suscitate da quella conversazione, Ginny raggiunse la Preside sotto il ritratto. Aveva un'aria molto commossa e la voce le tremò quando, incapace di trovare altre parole, disse, "Grazie, Professore."

Dal suo quadro, Harry compostamente aggiunse i suoi ringraziamenti a quelli della moglie. Ma Dumbledore aveva occhi solo per Snape, che aveva incrociato le braccia e sembrava essere in profonda meditazione.

"Ti aspetterò, Albus," disse infine Snape e fece una pausa che sembrò durare un momento lunghissimo. Il messaggio che voleva mandare era troppo personale per poter essere condiviso da altri, perciò prese la sua caratteristica espressione sarcastica. "Non dimenticare che dobbiamo riprendere la nostra conversazione quando saremo tornati nei nostri quadri."

Poi guardò il suo vecchio mentore con aria significativa. Ricordando le parole che avevano concluso il loro ultimo, aspro colloquio, il viso di Dumbledore sembrò alterarsi improvvisamente in una ridda di emozioni. Lottando per recuperare il controllo, il vecchio mago rivolse a Snape un sorriso tremulo.

"Grazie, Severus," mormorò ed abbassò la testa.

Intuendo che c'era un significato diverso da quello che quel breve scambio di parole sembrava suggerire, Minerva lanciò una rapida occhiata all'anziano Preside: una gioia quieta le riempì il cuore quando vide una lacrima scivolargli giù sulla barba bianca.

... ... ... ...

Ancora una volta, Snape era in piedi da solo nel mezzo della stanza mentre i pittori si preparavano al loro difficile compito. L'aria vibrava per la tensione, e il mago inspirava lentamente per controllare la sua emozione, acutamente conscio dei rischi che lui e suoi due compagni dipinti stavano per affrontare.

Ripetendo quello che aveva fatto quel mattino, il vecchio Bernardi cominciò a cantare ritmicamente, e ancora una volta, il magico potere dell'incantesimo si ricreò. Un raggio di luce, prodotto dalla riunione di innumerevoli scintille, esplose improvvisamente dalla punta della bacchetta di Tomaso. Il flusso luminoso roteò nell'aria come per saggiare la sua forza, poi con violenza imprevedibile, raggiunse e colpì Dumbledore nel suo quadro. Il vecchio mago si irrigidì e chiuse gli occhi, barcollando sotto l'intensità di quella tremenda esplosione di energia. Rimbalzando contro la tela come se fosse uno specchio, la luce si divise in altri due raggi. Harry nella sua cornice e Snape sul pavimento vennero così nuovamente collegati da quel flusso possente, e i loro corpi cominciarono ad emanare un debole bagliore.

Tuttavia questa volta sembrò che accadesse qualcosa di diverso. La luce vibrò e si spezzò in una sequenza di lampi, come se si ribellasse alla mano e al dominio dell'uomo che la stava guidando. Ma subito Marcello si unì a suo nonno, e dopo il suo intervento stabilizzante, la luce si rafforzò e sembrò brillare sempre più vivida. Lentamente, il corpo di Harry si ricreò di fronte a Snape. Sorridendo di un sorriso di luce, l'uomo tese una mano a Snape. Il mago la prese e Harry la strinse con forza, mentre la sua espressione diventava ancora più raggiante.

"Non sapevo che tu fossi un così bravo giocatore di Quidditch, Severus," disse, nascondendo sotto una frase scherzosa la sua emozione vivissima per quell'incredibile momento.

Snape sembrò sorpreso per quella familiarità e per l'uso del suo nome proprio. Un sorriso singolare si aprì sul suo volto, manifestazione di un'anima non avvezza a esprimere i suoi sentimenti più intimi.

"E tu sei un Auror ancora più bravo, Harry," replicò piano, ricambiando la stretta. Poi, con un lampo accecante, scomparve.

... ... ... ...

Il flusso di luce si scollegò con un'ultima scintilla sfavillante, ed un suono basso e armonioso fece vibrare dolcemente le pareti. Nel suo quadro, Dumbledore aprì gli occhi, vacillando e respirando a fatica. Un'espressione sorpresa gli apparve sul viso non appena scoprì di essere ancora tutto intero.

Tomaso Bernardi abbassò la bacchetta e barcollò per la stanchezza, ma Marcello fu pronto a sorreggerlo. Un silenzio soprannaturale riempì la stanza mentre tutti sembravano ritornare lentamente alla realtà.

Aprendo cautamente gli occhi che aveva tenuto chiusi, Snape si ritrovò nel suo quadro. In piedi sul pavimento, Harry lo salutò e sorrise, passandosi una mano tra i capelli nel tipico gesto involontario della sua giovinezza.

Il ritratto ebbe bisogno di qualche minuto per riabituarsi di nuovo all'aspetto piatto del suo mondo bidimensionale. Ma questa volta, stava osservando lo spazio attorno a lui con occhi nuovi, occhi che avevano imparato a vedere oltre i loro limiti e a viaggiare per orizzonti sconfinati.

E mentre stava assaporando quel pensiero, la porta si aprì e fece entrare un gruppo di persone felici – i suoi amici, i suoi colleghi, la sua "famiglia". Una gioia dolcissima gli riempì il cuore. Qualunque cosa potesse accadere, era a casa.

... ... ... ...

La giornata era stata incredibilmente impegnativa, in tutti i sensi. La piccola Lily era stata la prima ad arrendersi e ad addormentarsi mentre James e Al cercavano di resistere, seduti su un sofà con le teste che ciondolavano sempre più.

Gli adulti si erano riuniti sotto i ritratti, bevendo qualcosa e scambiandosi commenti pacati. Nessuno era pronto ad andarsene; tutti sembravano cercare ogni possibile pretesto per prolungare la loro presenza in quella stanza il più possibile. Dalla parete, anche Dumbledore e Snape partecipavano alla conversazione, e domande e risposte si incrociavano nell'aria. In quella confusione gioiosa, Ginny colse l'opportunità di tirare Marcello Bernardi da parte, sussurrandogli qualcosa. L'uomo stette a sentire e annuì con entusiasmo.

"Sarà un piacere, signora," disse con un sorriso sbarazzino.

... ... ... ...

"Credo che sarebbe meglio per voi andare a casa," disse infine Minerva a Ginny, guardando con affetto i ragazzi che ormai dormivano tutti e tre in un mucchio sul sofà. "Sono distrutti."

"È stata davvero una lunga giornata," convenne Ginny, "ma manca ancora una piccola cosa per renderla completa."

Si rivolse a Snape. "Professore," disse, "sono davvero felice che lei abbia deciso di restare. È un dono inestimabile quello che ci ha offerto. Perciò adesso penso che sia il nostro turno di offrirle un regalo. Spero che lo vorrà accettare."

Timidamente, alzò un quadretto; dal sorriso soddisfatto sul viso di Marcello, Snape comprese subito che era un altro pezzo della sua meravigliosa collezione di tesori, proprio come quello che aveva offerto a Lily qualche mese prima. Al suo interno, il mago potè ammirare la raffigurazione di una stanza magnificamente dipinta. Era quasi una copia del suo studio attuale, ma con molti bei dettagli che la rendevano comoda e accogliente pur nella sua sobrietà. C'erano una scrivania, scaffali e tantissimi libri, ma anche una sedia a dondolo ed un caminetto nel quale le fiamme bruciavano allegramente, dando un tocco caldo a tutta la scena.

"Se può farle piacere, Professore," continuò Ginny, "questa sarà la sua nuova stanza in casa nostra. Saremo felici se deciderà di usarla per venirci a trovare."

Snape mantenne un'espressione impassibile, ma i suoi occhi tradivano la sua gioia. Poi, compostamente, con la consueta riservatezza che tornava in ondate sempre più potenti dopo tutte quelle emozioni, rispose quietamente, "Ne sarò onorato."

... ... ... ...

La tempesta era cessata, e ancora una volta, la luna fece capolino, tonda e morbida nel cielo di velluto. Neville fu il primo a scusarsi e ad augurare buonanotte, mentre Ginny si occupava di risvegliare i suoi figli e di prepararli per il viaggio. Data l'ora tardiva, avrebbero usato la Metropolvere per rientrare, ed aveva paura che Lily potesse essere troppo assonnata per atterrare nella casa giusta.

I pittori andarono a stringere la mano a Minerva. Cogliendo l'opportunità, Harry si unì al gruppetto e disse affabilmente a Tomaso, "Una parola prima che se ne vada, signor Bernardi."

"Sempre ai suoi ordini," replicò cordialmente il vecchio, ma la sua cordialità svanì quasi immediatamente non appena Harry chiese con un sorriso significativo, "Splendida recitazione, Maestro. Ma adesso, per favore, sarebbe così gentile da spiegarci perché ci ha raccontato una bugia?"

Il viso di Bernardi si arrossò per un'indignazione trattenuta a stento, mentre si raddrizzava in tutta la sua bassa statura. "Cosa… cosa vorrebbe dire?"

"Via, via, signor Bernardi!" replicò Harry, alzando le mani in un gesto di pace. "Per favore, non si arrabbi. Si è dimenticato che ho studiato attentamente il rito? Inoltre, il mio lavoro e – oserei dire – le mie passate esperienze, mi hanno insegnato come scoprire una bugia."

Tomaso Bernardi si accigliò. "Mi auguro che questa non sia un'inchiesta ufficiale, signor Potter," disse freddamente.

"No, no, no," rispose Harry con un sorriso sempre più largo. "Non si preoccupi, Maestro, lei non ha commesso alcun crimine e non è mia intenzione citarla in tribunale. Sono solo molto curioso: questa volta lei ha introdotto una variante non necessaria del rito, sollecitando l'aiuto di un ritratto. Mi stavo solo chiedendo perché."

"Ecco," intervenne Marcello, e guardò con apprensione Minerva, che aveva serrato le labbra con la sua caratteristica espressione severa, "Ecco, l'idea è stata mia. Vede, mi è capitato di sentire la preside mentre parlava col Professor Dumbledore nell'aula di pozioni."

Esitò e rivolse uno sguardo contrito a Minerva. "La prego di scusarmi. Non volevo origliare, ma non potevo lasciare la stanza senza interrompere la vostra conversazione, e non mi sembrava il caso di farlo… Così ho sentito che il Professor Dumbledore era rattristato e rammaricato per qualcosa di cui lo aveva accusato il Professor Snape. Qualcosa che era accaduto nella loro vita precedente."

Marcello deglutì e continuò ancora più a disagio. "Poi, quando ci siamo riuniti qui per incontrare il Professor Snape, il Professor Dumbledore c'era anche lui, nascosto dentro un quadro. Allora… allora ho pensato che, forse, con una piccola spinta, avrei potuto aiutarli a trovare una riconciliazione. Ho chiesto a mio nonno di darmi una mano, e lui ha acconsentito. Mi spiace di essermi intromesso…"

A questo punto, il pittore si raddrizzò e concluse fieramente, "Ma se è stato commesso qualcosa di male, io sono l'unico da biasimare."

Minerva guardò il giovane che aspettava contrito in silenzio, e i suoi occhi luccicarono.

"Grazie, signor Bernardi!" disse con voce che vibrava di gioia. "Lei ha trovato un modo stupendo di riconciliarli." E si voltò per dare un'occhiata alla parete dietro di lei. Snape era entrato nel quadro di Dumbledore e tutti e due si stavano parlando quietamente, ignari della scena appena svolta sotto di loro.

"Oh be', non ho poi fatto molto!" Marcello era chiaramente immensamente sollevato. "Il vero artista è stato il nonno. Sapete, un po' di luci e suoni, oltre a… come potremmo dire? Qualche 'effetto speciale'."

E Marcello sorrise al vecchio pittore, che aprì le braccia, accettando la lode con aria divertita.

"Il Professor Dumbledore non è mai stato in pericolo, amici miei," concluse Tomaso, e poi disse a Minerva, "Comunque, ci sono un paio di suggerimenti che sarei lieto di offrirle a proposito del modo in cui i dipinti dovrebbero essere gestiti in questo castello. Ecco, consigli utili per mantenere le loro tele in buone condizioni per una durata più lunga."

Interessata, Minerva si avviò con Tomaso. Non appena furono soli, Harry guardò Marcello con aria significativa.

"Così, non ha fatto poi molto?" chiese con tono ricco di sottintesi.

Bernardi arrossì di nuovo. "Lei ha davvero due occhi molto acuti. Ed un cervello ancora più brillante," commentò ammirato. "D'accordo, lo ammetto: ho unito le forze con mio nonno alla fine del rito per potenziare il collegamento il più possibile. Per anticipare la sua domanda, confesserò che l'ho fatto di proposito, per poter permettere al Professor Snape di… di poterla incontrare mentre eravate entrambi in forma umana."

Il suo viso divenne serio. "Pensavo che fosse una cosa giusta da fare. Ve lo meritavate tutti e due."

Harry guardò il pittore con espressione piena di gratitudine, poi gli battè amichevolmente sulla spalla.

"Sei davvero un bravo ragazzo, Marcello," gli disse.

E questa volta, incredibilmente, l'italiano non trovò le parole per rispondere.

... ... ... ...

Due mesi dopo

Le stelle stavano cominciando a brillare in cielo quando uno stanco ma felice Harry Potter arrivò a casa. Con addosso un grembiule colorato che la faceva somigliare a sua madre, Ginny andò a baciarlo.

"Stai cucinando?" Harry ricambiò il bacio e inspirò profondamente. "Mmmmm… fammi indovinare: la ricetta segreta di Molly?" chiese poi con aria affamata.

"Direi che hai indovinato," sorrise Ginny.

"E quindi, che cosa ho vinto?" Harry la prese tra le braccia, poi si fermò di colpo.

"Dov'è Lily?" indagò, guardandosi attorno.

"Oh, sta giocando a scacchi con Severus," rispose Ginny e lo baciò di nuovo, un bacio lungo e passionale.

Qualche minuto dopo, Harry commentò con un sorriso, "Quell'uomo è un perfetto babysitter."

"Di sicuro è un grande aiuto," convenne Ginny con aria sbarazzina. "Oggi ho potuto preparare tutto senza problemi e interruzioni varie. Tra parentesi, Ron ed Hermione vengono a cena con Hugo."

"Ah, bene!"

"Come è andata la giornata?" chiese lei tornando in cucina. "E come è andato il corso di addestramento degli Auror? Lui non mi ha detto una parola."

"Ecco, questo è appunto quello di cui voglio discutere," mormorò Harry accigliandosi. Bussò alla porta della camera di sua figlia.

"Troppo presto, mamma. Stiamo ancora giocando," rispose Lily da dentro.

Silenziosamente, Harry aprì la porta, incrociò le braccia e guardò la scena davanti ai suoi occhi con aria divertita. Nel suo quadro, Snape stava aspettando che Lily muovesse – a giudicare dalla quantità di pezzi vicini al suo lato della scacchiera, Lily stava evidentemente perdendo, ma lei continuava comunque a provare ostinatamente. Concentrata e totalmente inconsapevole della presenza del padre, la bambina corrugò le sopracciglia, indecisa, mentre spostava la mano alternativamente da una torre a un alfiere a un pedone.

"Signor Potter!" Snape salutò Harry, e Lily sobbalzò.

"Papà!" esclamò e corse ad abbracciare il padre.

Il ritratto aspettò che Lily baciasse Harry, poi continuò con la sua abituale ironia, "Un po' in ritardo, direi. Devi esserti veramente goduto questo giorno di lavoro."

"Questo è proprio quello di cui volevo discutere con te," disse Harry con voce carica di minaccia.

"Ma davvero?" commentò allegramente Snape, e facendo levitare la sua regina, la posizionò di fronte alla torre di Lily, bloccandola. La bambina ebbe un gemito e lo guardò con occhi accusatori.

"Adesso ascoltami, Severus," continuò Harry con calma forzata. "Ammetto che il tuo corso è un successo e i miei uomini ne sono entusiasti. Ma tu dovresti risparmiare al giovane Perkins quei tuoi brillanti commenti. È ancora un novizio…"

"E allora?" replicò Snape con nonchalance mentre Lily spostava il suo alfiere in un vano tentativo di contrattacco. "Deve essere preparato. E quale migliore occasione? È troppo giovane per venir rovinato dal tuo cattivo esempio."

Harry inghiottì. No, non avrebbe abboccato all'amo.

"Non può… apprezzare i tuoi metodi. Vedi, non è mai stato uno dei tuoi studenti," disse, cercando di mantenersi il più ragionevole possibile.

"Allora deve riguadagnare il tempo perduto." E Snape ebbe un sorriso diabolico.

"Ma non dovresti trattarlo in quel modo!" esplose finalmente Harry.

"Andiamo, Potter!" Snape lo fissò con occhi fiammeggianti. "Vuole diventare un Auror. Deve saper resistere. Che cosa ti ho detto anni fa a proposito degli sciocchi che portano il proprio cuore con orgoglio sul bavero?"

"Sì, grazie, ho capito il punto," replicò Harry a denti stretti. Snape lo guardò e sorrise.

"Vedi? Nonostante le tue capacità limitate, ancora ricordi le mie lezioni. E la prossima volta, non fare commenti inutili davanti ai tuoi uomini."

"Non vorrai davvero dire…"

"Ti sto semplicemente avvisando, Potter. E mi chiamerai signore o professore quando tengo una lezione!"

I due uomini si squadrarono a vicenda con la stessa espressione ostinata dei loro giorni a Hogwarts. E poi -

"Terremoto! Terremoto!" gridò Lily, spingendo di nascosto la scacchiera col ginocchio. I pezzi caddero da tutte le parti e Snape piegò le labbra in un sorriso freddo.

"Sembra che la tua casa sia costruita su una zona sismica, Potter," disse sdegnosamente, ma una scintilla divertita era apparsa nei suoi occhi. "Signorina, credevo di averti già detto che non si deve barare."

"Ma non sto barando," disse lei sfacciatamente. "C'è stato un terremoto! E adesso dovremo iniziare una nuova partita!"

"Lo pensi davvero?" replicò Snape, e con uno svolazzo della sua bacchetta, gli scacchi tornarono ai posti in cui si trovavano prima. Lily guardò la scacchiera con un'espressione di sorpresa davvero comica. Poi alzò due occhi desolati.

"Ah, zio Severus, sei cattivo!" si lamentò. "Non mi lasci mai vincere!"

"È perché voglio che tu diventi la miglior giocatrice della scuola," le disse Snape col sorriso affettuoso che riservava solo a lei. " Dopo le mie lezioni, sono sicuro che vincerai ogni gara."

La ragazzina arrossì di gioia. Il mago allora si voltò verso Harry, che aveva assistito a quel colloquio a bocca aperta.

"Bene, Harry, suppongo che dovrò lasciarvi adesso. Ho una conferenza al St. Mungo tra… diciamo un paio d'ore."

Harry sbuffò, alzando le sopracciglia con aria incredula e canzonatoria, ma Snape impassibile rispose," A differenza di altri, a me piace essere puntuale."

"Come se non lo sapessi," bofonchiò Harry. Ginny fece capolino.

"Due ore, ha detto? Allora ha tempo di restare a cena con noi," considerò placida, evidentemente abituata a quelle schermaglie. "Ron ed Hermione dovrebbero essere qui a minuti, e anche loro dopo andranno alla conferenza."

"Sì, lo so. La signora Weasley deve parlare subito prima di me, e questo mi garantirà sicuramente tempo in più."

"Allora non ci sono problemi." Ginny sorrise con aria d'intesa. "E tra parentesi, c'è la ricetta di mamma."

Gli occhi di Snape si illuminarono. "Suppongo di potermi permettere una piccola pausa," mormorò. Poi sembrò improvvisamente preoccupato.

"Ma Bernardi ha detto che non dovrei indulgere con l'incantesimo di Scambio Cibo…" aggiunse con l'evidente speranza di essere contraddetto.

"Gli chiederò di darle una controllatina," disse pazientemente Ginny.

"Non sono io, il problema è la tela," reagì Snape, cercando di essere convincente.

"Allora gli chiederò di dipingerle un nuovo quadro," concluse fermamente Ginny, e se ne andò annunciando, "Cena tra cinque minuti, sempre che gli ospiti siano puntuali come lei. Vai a lavarti le mani, Lily. Tuo cugino passerà la serata con te."

Con un grido di gioia, la bambina corse dietro a sua madre, lasciando Snape e Harry in muta contemplazione reciproca.

"E così, il nostro goffo e chiassoso Weasley sta venendo qui a cena, eh?" Snape commentò dopo un po'. Harry annuì mentre un sorriso malizioso cominciava a formarglisi sulle labbra. Ma Snape era troppo astuto per cascare in quel trabocchetto.

"Mi chiedo come tua moglie possa riuscire ogni volta a farmi dimenticare il lato spiacevole dei suoi inviti…" mormorò. "Ma, naturalmente, deve avere una grande esperienza nel gestire queste situazioni, dato che ti ha sposato."

E dopo quell'ultima affermazione, soddisfatto, Snape lasciò il suo quadro per entrare trionfalmente in quello appeso sopra il tavolo del soggiorno.

... ... ... ...

Era molto tardi quando Snape tornò nel suo quadro originale ad Hogwarts. Anche se un dipinto non può sentire la stanchezza, tuttavia lui stava sperimentando qualcosa di stranamente simile ad una felice spossatezza. Comunque, aveva ancora una visita da fare. Qualcuno lo stava aspettando.

E così, entrò in un ritratto appeso sopra un letto e si fermò a pensare. Da quel quadro, molti mesi prima, aveva raccontato a Minerva del suo amore perduto, e lei gli aveva rivelato sentimenti che adesso lui poteva comprendere e ricambiare interamente. Oh, non sentimenti d'amore, naturalmente, ma il flusso quieto di un'amicizia affezionata. Ed ecco, lì c'era la donna che lo aveva confortato in così tanti momenti disperati della sua nuova, assurda, sconcertante, meravigliosa esistenza.

"Minerva?" chiamò piano.

L'anziana strega stava dormendo. Doveva aver provato a leggere un libro, probabilmente nel tentativo di combattere il torpore crescente, perché il libro era ancora aperto sulla coperta, ma la mano che avrebbe dovuto stringerlo ora giaceva inerte. L'ora tardiva l'aveva pian piano indotta ad appoggiare la testa sul cuscino, scomparendo nel sonno.

Snape contemplò la sua vecchia amica con un sorriso affettuoso, poi provò ancora.

"Minerva?"

Questa volta la donna battè le palpebre e la sua testa ondeggiò mentre tornava lentamente ad uno stato cosciente. Minerva battè ancora le palpebre e sorrise con aria sonnacchiosa, recuperando finalmente la voce sufficiente a salutarlo.

"Oh, sei tornato, Severus!"

Lui si scusò immediatamente. "Mi spiace per questo orario così inoltrato, ma hai insistito tanto a dire che volevi vedermi…"

"Certo che volevo vederti! Avrò tutto il tempo che voglio per dormire più tardi."Adesso Minerva sorrideva. "Come è andata la conferenza?"

Snape strinse le labbra nella sua abituale espressione sardonica. "Non così eccitante come avrebbe potuto essere," replicò.

"Davvero? E perché?" chiese la donna, intrigata. Il mago sorrise, divertito al vedere che gli occhi di lei si erano illuminati per la curiosità. Quel trucchetto funzionava sempre.

Si schiarì la gola. "La relazione della signora Weasley era l'unica degna di apprezzamento. Tristemente, penso che ben pochi di coloro che erano presenti abbiano capito la ricerca accurata alla base della sua argomentazione. Ciò è davvero frustrante."

Minerva sorrise di nuovo. Nessuno era come Severus per difendere i suoi studenti come una mamma drago!

"Lo so," disse quindi con calma. "Ha praticamente vissuto qui per più di due settimane per poter consultare i libri della Sezione Proibita che tu le avevi suggerito."

Il mago si incupì a quelle parole. "Avevo l'abitudine di leggere quei libri quando ero più giovane. Pensavo che la conoscenza che offrivano fosse utile ad entrambi i miei lavori, l'insegnante e… e la spia."

Abbassò la testa. "Mi sbagliavo. Mi hanno solo permesso di sprofondare sempre di più nella mia disperazione…"

"Oh, Severus!" si rattristò Minerva, e lui continuò amaramente, "Mentre lei è riuscita in quello che io non sono stato capace di fare: estrarre tutto il materiale buono e utile che era ancora lì dentro, seppellito sotto secoli di polvere e sporcizia."

"Anche il veleno più tossico può essere usato per preparare medicine, quando si sa come farlo," disse lentamente Minerva.

"Sì," replicò Snape con un sospiro. "E anche se avrei già dovuto saperlo, questo è ciò che mi è stato insegnato di nuovo questa sera."

Minerva lo guardò con grande affetto e cambiò argomento.

"Allora, suppongo che tu voglia sapere del regalo," disse con un'intonazione maliziosa nella voce.

"Certo che voglio!" rispose lui, e questa volta furono i suoi occhi ad accendersi per l'interesse.

Minerva sorrise, godendosi il suo momento. "Ho selezionato personalmente i più bei set di Gobbiglie che aveva il negozio." Il suo sorriso si fece più largo. "E ne ho comprato uno rosso e oro."

"Oh, i colori non mi importano," disse fermamente Snape. "Dopotutto, Al è un Grifondoro. Sono sicuro che gli hai scelto un bel set."

Esitò. "Sarà la prima volta che faccio un regalo di compleanno ad un ragazzo della sua età. Be', in effetti l'ho fatto per Draco, ma è stato più di trenta anni fa ed era una questione di rispetto per suo padre. Questa volta è… è…"

"Diverso," concluse l'anziana strega. "E Al sarà molto felice e grato a suo zio Severus." E sorrise di nuovo.

"Sai, Minerva," disse lentamente Snape, "chi dovrebbe essere davvero grato sono io. Il dono che Albus Severus mi ha fatto è infinitamente più prezioso."

La Preside sollevò le sopracciglia, chiaramente in attesa di una spiegazione, e Snape continuò, cercando di esprimere i suoi sentimenti.

"Quando è corso via nella Foresta, io avevo già rinunciato alla mia vita. La sua fuga mi ha costretto a tornare indietro e a riconsiderare quello che stavo lasciando. In un certo modo, è stato lui che ha salvato me, non il contrario."

Minerva si appoggiò contro il cuscino, con gli occhi che le luccicavano.

"È una cosa bellissima quella che hai detto," commentò.

"Ma in effetti dovrei ringraziarvi tutti," disse lui, sempre districando i suoi pensieri. "Chi avrebbe mai pensato che Longbottom sarebbe diventato un uomo così coraggioso? E chi avrebbe sospettato una tale saggezza in Potter? Non è stata una sorpresa incredibile?" Ma qui sospirò e abbassò la testa. "Non per te, immagino, Minerva…"

La Preside sorrise quietamente, come per incoraggiarlo ad andare avanti, così Snape continuò.

"E sua moglie… Avevo sempre considerato i Weasley un mucchio di insopportabili e seccanti rompiscatole. Eppure Ginny… Ginny è…"

"Diversa," ancora una volta Minerva completò le sue parole placidamente.

"Be', ecco, sì, grazie," disse Snape, leggermente imbarazzato. "Suo fratello è ancora una seccatura, comunque," bofonchiò come se stesse già rimpiangendo la sua precedente esplosione di gentilezza. "Mi chiedo come sia potuto piacere così tanto alla Granger. Non gli avrei dato neanche una probabilità quando erano studenti."

"Lentiggini," rispose impassibile l'anziana strega, e Snape la guardò sorpreso, poi tutti e due sorrisero apertamente.

"La sua unica opportunità, te lo concedo," disse lui, soffocando una risata. Che cosa meravigliosa era poter parlare con un'amica e vedere che condivideva la sua visione delle cose… anche se lei l'avrebbe sempre negato, naturalmente.

Poi un nuovo pensiero lo colpì, e Snape riprese a parlare con una certa trepidazione.

"Allora, riguardo al regalo per Al: sono in debito con te, Minerva. Come posso-"

"Severus!" lo interruppe bruscamente Minerva. "Dal giorno che Zabini se ne è andato, hai insegnato pozioni agli studenti di ogni anno e di ogni Casa. E non sei pagato per questo. Inoltre, sei un oratore brillante ed uno stimato pozionista i cui lavori portano prestigio alla scuola. E dunque, chi è in debito?"

"Se la metti così…" mormorò docilmente lui, ma lei vide che era compiaciuto di quelle lodi, perciò continuò fermamente.

"E diciamo anche che le tue lezioni sono davvero apprezzate, il che è molto più importante."

Lo guardò con aria astuta. "Sai, ieri ho ricevuto una delegazione di Serpeverde che ti vorrebbero come Direttore della Casa."

Snape si allarmò immediatamente. "Spero che tu non abbia accettato."

"Allora ho preso la decisione sbagliata."

"Minerva! Ma tu… tu… come hai potuto…"

"Rilassati, Severus, rilassati." Gli occhi di lei ebbero un bagliore divertito. "Ho detto loro che avevo bisogno di pensarci. Ma, onestamente, non credi che quel ruolo ti andrebbe a pennello?"

Ancora sbalordito, Snape non rispose, e Minerva sorrise di nuovo, vedendo che, nonostante il suo panico precedente, stava cominciando a considerare l'idea con sempre maggior interesse. Un silenzio quieto seguì le parole di lei mentre entrambi assaporavano quel momento perfetto. Gli occhi di Minerva ormai stavano cominciando a chiudersi per il sonno. Soffocando uno sbadiglio, la strega si rannicchiò contro la parete ed appoggiò la testa contro il quadro di Snape.

"Sai, Severus?" disse con una voce in cui la sonnolenza diventava sempre più percepibile. "Sono così felice di averti qui con noi. Io… Io spero che tu… che tu sarai… sempre…"

La sua voce si spense e venne sostituita da un leggero russare. Con immensa tenerezza, Snape contemplò la testa di capelli grigi che riposava così fiduciosamente contro la sua tela.

"Dormi bene, Minerva," mormorò. "Domani sarà un altro grande giorno. E lo vivremo insieme."

... ... ... ...

Nella mezza oscurità del corridoio, con dita impazienti, Al aprì un pacchetto avvolto in carta verde e argento.

"Wow!" sussurrò, guardando con reverenza il set di Gobbiglie che scintillava debolmente sotto la luce delle torce. "È stupendo! Guarda come luccicano!"

Per un lungo momento, si perse in una contemplazione adorante. "Che meraviglia," ripetè in tono sognante. Poi alzò la testa verso il ritratto.

"Grazie, zio Severus!" disse con occhi luminosi di gioia. "Come facevi a sapere che avevo sempre voluto un set?"

"Oh," replicò Snape con tono noncurante, incrociando le braccia. "Gli adulti hanno i loro sistemi." E sorrise elusivo, ben attento a non lasciarsi sfuggire che la sua "nipote" preferita era una fonte inesauribile di informazioni riguardo ai suoi fratelli. Ma Al aveva già dimenticato la sua domanda e stava vibrando tutto per l'entusiasmo.

"Devo esercitarmi il più possibile," disse.

"Non sapevo che tu fossi un giocatore così accanito," scherzò Snape, divertito dall'espressione determinata che era apparsa sul viso del ragazzo.

"Voglio partecipare al Torneo di Gobbiglie delle Case," spiegò timidamente Al. "Le selezioni sono difficili da passare perché ci sono un sacco di candidati."

"Capisco," disse il mago, e anche se aveva sempre cordialmente detestato quel passatempo, non esitò neanche un secondo.

"Allora forse ti potrebbe interessare qualche lezione privata?" chiese, tossicchiando discretamente.

Al spalancò gli occhi. "Lezioni private di… Gobbiglie?" chiese incredulo.

"Ecco, vedi, mia madre è stata campionessa di Gobbiglie. Era capitano della squadra Serpeverde qui a Hogwarts. E così…" Snape sorrise col suo sorriso storto, " e così, forse potrei insegnarti qualche trucchetto utile."

Il ragazzo ebbe un sorriso enorme e si strinse il pacchetto al petto.

"Quando possiamo iniziare?" chiese. Snape si raddrizzò.

"Ti aspetto stasera alle 6, signor Potter. Ti prego di essere puntuale," rispose col suo timbro severo.

"Oh, ci sarò!" disse Al tutto entusiasta, e Snape sorrise dentro di sé al vedere quella gioia, ma continuò a parlare con viso impassibile.

"Come per ogni gioco di strategia, le Gobbiglie richiedono decisioni rapide ed un'attenta preparazione. Anche se il meccanismo può sembrare semplice se comparato con la difficoltà degli scacchi, ha tuttavia un logico…"

Ma a questo punto, Snape interruppe il suo discorso per guardare il suo studente. Il ragazzo non aveva sentito una parola, perso com'era nella sua felicità. Il ritratto incrociò le braccia.

"Ci vediamo stasera, Al," disse allora con un sorriso affettuoso. "Adesso va alle tue lezioni."

Il ragazzo sorrise a sua volta. Con un movimento fluido, Snape uscì dal suo quadro mentre Al riprendeva a camminare con un'espressione sognante sul viso.

E ancora una volta, il corridoio rimase vuoto e silenzioso finchè, scuotendo la testa incredulo, James lasciò l'angolo da cui, senza essere notato, aveva osservato l'intera scena. Il ragazzo si passò una mano tra i capelli in un'imitazione inconscia del gesto abituale del padre.

"Pazzo!" mormorò con un'espressione divertita. "Quell'uomo è decisamente pazzo!"

Poi un sorriso immenso gli illuminò il viso. "Ma sono davvero felice che lo sia!"

THE END

...

NOTA DELL'AUTRICE:

Un saluto a tutti coloro che mi hanno letto. Grazie per aver scelto la mia storia. E se avete commenti o considerazioni o suggerimenti, sarò felice di riceverli e di salutarvi personalmente.