CAPITOLO 195

Dopo pranzo, mentre Andy rassettava la cucina, Sharon si mise sulla poltrona, telefonò a Patrice e le due rimasero al telefono a chiacchierare per svariati minuti.

Quando terminò la telefonata, Andy si avvicinò con il laptop sotto braccio.

«Vi siete fatte una bella chiacchierata eh?»

«Sì, Patrice è una cara amica e mi sento così in colpa per averla trascurata in questi giorni…»

«Sono sicuro che non se la sarà presa…»

«Lo so, però…mi dispiace comunque»

«Capisco. Che ne dici di invitare lei e Provenza qui a cena stasera? È tanto che non facciamo una cena tra amici e poi ti farà bene svagarti un po'»

«Sì, hai ragione, è una buona idea, la richiamo subito.» convenne lei riprendendo il cellulare e componendo di nuovo il numero dell'amica.

Andy rimase lì nei paraggi e una volta che Sharon terminò la telefonata si sedette sul divano e posò il computer sul tavolino.

«Arriveranno per le 20.»

«Perfetto. Che ne dici di ordinare qualcosa da Serve?»

«Sì, va benissimo, ci pensi tu dopo?»

«Sì, dopo ordino io. Ehm…vuoi guardare adesso quegli indirizzi sullo street view o più tardi?»

«Adesso, adesso» Sharon si alzò dalla poltrona e si sedette sul divano accanto ad Andy.

«Bene, iniziamo allora…» Andy inserì l'indirizzo di Amanda Dalton sulla mappa e dopo qualche secondo il computer mostrò le immagini della strada e della casa della Dalton. «Ecco qui…»

Sharon guardò attentamente «Sei sicuro che sia il civico giusto?»

Andy ricontrollò «392 N Harvard Ave, Clovis. Sì, è esatto»

Lei sospirò con delusione.

«Non è questo il posto che hai visto nel tuo sogno?»

«No…è una bella casa, un bel giardino ma…non è quella del mio sogno…»

«Guardiamo intorno…magari riconosci qualche dettaglio…» Andy mosse il cursore e sullo schermo poterono vedere le altre case della via.

«La strada potrebbe essere…ma non ne vedo nessuna che mi ricordi la casa del sogno. Era particolare. Il vialetto era bordato da piccoli cespugli di erica e accanto alla porta d'ingresso c'era un vaso grande contenente una bellissima pianta di dalie bianche.»

«Qualche altro dettaglio?»

«Sì, sopra la porta c'era la bandiera americana.»

«Questo non aiuta molto, migliaia di case hanno la bandiera americana esposta.»

«Lasciami pensare…»

«Sì, prova a fare mente locale, qualsiasi dettaglio andrà bene, non so, la forma delle finestre, il colore dell'intonaco, se c'erano animali, cartelli, numeri.»

«Ci sto pensando!» Sharon iniziava a sentirsi sotto pressione.

«Ok, ok…» Andy rimase in silenzio, aspettando.

«La facciata era in legno bianco…e nella parte del porticato davanti alla porta c'era una parete con mattoncini a vista.»

«Ottimo…stai andando benissimo» Andy fissava lo schermo muovendo il cursore per guardare le altre case della via. «Altro?»

«Sì!» esclamò Sharon ricordando un dettaglio piuttosto raro. «C'era un grande salice piangente nel giardino, le cui foglie muovendosi ricordavano il suono della pioggia»

«Bravissima, sono dettagli importanti»

«Non mi ricordo altro…»

«Ascolta…se ti può far sentire meglio, io posso andar là lo stesso e vediamo che succede…»

«E se fosse tutto inutile? Sto rincorrendo un fantasma e non so neanche perché.»

«Dai, facciamo così, domani vado là e magari scopro qualcosa…sono pur sempre un detective, no? Un gran bel detective, aggiungerei» puntualizzò Andy pavoneggiandosi e cercando di sdrammatizzare.

«Ti amo Andy. Non merito qualcuno come te…»

«Capitano, sta flirtando con me? Guardi che sono un uomo sposato…» scherzò nuovamente strappando un sorriso a Sharon.

«È proprio una donna fortunata sua moglie, tenente…»

«Eh già, è proprio fortunata, non per vantarmi ma sono proprio un bel bocconcino…»

Scoppiarono a ridere entrambi, abbracciandosi teneramente.

Qualche ora dopo si prepararono per accogliere Patrice e Provenza che sarebbero arrivati da lì a poco.

«Sharon, non credi che sarebbe meglio dire a Provenza e a Patrice quello che sta succedendo?»

«Dici?»

«Sono nostri amici, beh, più che amici, per me Provenza è come un fratello, mi ha sempre aiutato in tutto sia nella vita che sul lavoro, gli devo molto. Mi fido ciecamente di lui e so che non ti giudicherebbe. Patrice la conosco da meno tempo ma sento che è una persona buona, sincera e leale.»

«Sì, la penso come te…sono due persone eccezionali nonostante all'inizio diciamo che tra me e Provenza c'era un rapporto un po' burrascoso. Il tempo ci ha aiutato a conoscerci e apprezzarci reciprocamente.»

«Quindi glielo diremo? Ti confesso che per me è molto difficile tenere un segreto con Louie…a lui ho sempre detto tutto, ho condiviso con lui i momenti più belli e quelli più brutti della mia vita. Lui c'era quando ho toccato il fondo, quando ero in pezzi stretto nella morsa dell'alcolismo. Lui mi ha accompagnato ai primi incontri degli Alcolisti Anonimi. Senza il suo aiuto non sarei mai riuscito a tornare a galla…» si fermò ricordando quei momenti difficili e poi riprese «e poi…ci divertivamo, andavamo a vedere le partite dei Dodgers, rimorchiavamo…» le fece l'occhiolino.

«Illo tempore» rispose lei ricordandogli che quei tempi erano lontani e lasciando sottintendere che erano entrambi uomini felicemente accasati.

«Eh sì, oramai è passato un secolo da quando facevamo i ragazzacci scatenati in giro per Los Angeles…e sarà almeno un anno dall'ultima partita che siamo andati a vedere io e Provenza…»

«Potreste riprendere…anche se non rimorchiate più, spero, potete sempre uscire per andare allo stadio. Certe belle abitudini è un peccato perderle…»

«Sì, hai ragione, dovremmo organizzarci per un pomeriggio allo stadio tra ragazzacci!»

Sharon sorrise e annuì «Parlagliene, sono sicura che accetterà volentieri»

Continua…