18.

Un forte rumore di metallo riempì l'ambiente e lo riscosse dai propri pensieri.

«Avanti, alzati, c'è qualcuno che vuole vederti»

L'uomo si alzò titubante. Non aveva mai ricevuto visite, nemmeno durante le detenzioni precedenti.

«Forza, muoviti»

Per tutto il tragitto, con la guardia carceraria alle spalle, si chiese chi potesse essere. Passando diede uno sguardo alla cella in cui era morto il fratello e chinò il capo. Era stato aggredito alle spalle, non gli era stato permesso nemmeno di difendersi, nessuna possibilità per provare a salvarsi la vita. Così, un colpo dopo l'altro, ematoma dopo ematoma, la sua vita si era spenta, arrivando ad esalare l'ultimo respiro. E tutto a causa di quella che, ai tempi, era il capitano Raydor. Aveva fatto arrestare Joseph, pur sapendo che, in quanto poliziotto, sarebbe andato in contro a morte certa, odiato dai compagni per la sua professione, benché mal esercitata, e dalle guardie a causa della sua corruzione.

Si sedette sulla sedia. Davanti a lui la parete in vetro, lì accanto il telefono, che portò subito all'orecchio. Strinse gli occhi al vedere chi era venuto a parlargli. Ciononostante mascherò il proprio stupore in breve tempo, riprendendo il suo aplomb.

«Tenente Andrew Flynn, che sorpresa!» esclamò guardandolo negli occhi, quasi a volerlo sfidare.

«Come sta? Ha l'aria stanca, dorme abbastanza?» lo schernì sorridendo sfacciatamente.

«Mi hai sparato» ormai erano passati dieci giorni, ma la ferita doveva ancora rimarginarsi completamente.

«Ah, giusto. Ma, come può vedere…» fece un breve cenno verso la spalla fasciata.

«E Sharon come sta? Non è venuta con lei oggi?»

«Lasciala stare»

«Dovrò aspettare di andare in tribunale per vederla, non è vero?» chiese in quella che forse era più una riflessione che una domanda. Fece una pausa.

«Comunque, perché è venuto fino a qui? Sta sprecando il suo tempo» si fece subito serio, facendo scomparire il ghigno che aveva in volto.

«Voglio solamente assicurarmi che tu rimanga qui fino al processo»

Anderson lo osservò sorridendo con scherno.

«Sta scherzando, vero?» fece cenno ai polsi ammanettati, alzando la voce.

«Eh? Dove cazzo crede che possa andare?!» il viso si tinse di un'accesa tonalità di rosso.

«Da nessuna parte» rispose il tenente con tranquillità.

«E, per esserne pienamente sicuro, mi accerterò personalmente che tu trascorra questo tempo in isolamento, con effetto immediato, ovviamente»

«Certo, certo. Capisco. Avete paura che io possa evadere di nuovo. Ma vede, questo significa soltanto che le vostre misure di sicurezza non sono adeguate»

«Non questa volta» si trovavano occhi negli occhi.

«Sa, ultimamente immagino spesso cosa sarebbe accaduto se il suo amico, il tenente Provenza, non mi avesse sparato. Se avessi colpito sua moglie, Andy, sarei riuscito a rendere vita per vita, ottenendo giustizia per mio fratello. Poi, il piano iniziale era quello di utilizzare la seconda pallottola per me, non sono sicuro che sarei riuscito a scappare con tutti quegli agenti appostati all'esterno del vicolo. Però credo che ci avrei provato. Non avrei resistito al desiderio di assistere da vicino al tuo dolore, alla tua afflizione per la perdita del comandante. Il momento della sepoltura, i ricordi, le lacrime. Sarebbe stato divertente» abbozzò una risata.

Andy abbassò lo sguardo; anche lui aveva pensato a quella possibilità, a quanto vicina essa si fosse trovata a loro. Aveva rischiato di perderla e, se ora era viva, lo doveva solamente a Provenza.

«Come pensavo» Anderson osservò Flynn, compiaciuto.

«Sarà meglio che vada» rispose il membro della Crimini Maggiori.

«Ci vediamo tenente» ghignò per l'ennesima volta.

«Goditi l'isolamento» si alzò dolorante, concludendo la conversazione.

Uscì dal carcere in preda all'angoscia. L'immagine che gli era stata presentata davanti lo aveva centrato, colpito, l'aveva dilaniato come se si fosse realmente compiuta.

Prese in mano il cellulare e compose il suo numero, l'unico che ricordasse a memoria, insieme al proprio.

«Hey» era chiarò che lei avesse un sorriso sulle labbra a illuminarle il viso.

«Tesoro»

Sharon notò l'inquietudine nel marito.

«C'è qualcosa che non va?» rispose preoccupata.

«Avevo bisogno di sentire la tua voce»

«Sei stato da lui?»

Andy rimase in silenzio.

«Ti avevo detto di lasciar perdere» utilizzò un tono tinto leggermente di rimprovero, ma saturo ugualmente di amore.

«Non potevo rischiare che scappasse ancora»

«Ma avresti potuto evitare di andare a parlarci»

«Dovevo farlo»

«Va beh, ne riparliamo quando torni a casa. Ti amo»

«Ti amo anch'io» le rispose con un sorriso dolce in volto che, purtroppo, lei non sarebbe mai riuscita a vedere.

Per le tre ore seguenti Andy vagò senza una meta precisa per la città di Los Angeles, ignorando ognuna delle molteplici telefonate di Sharon; la conversazione avuta con Anderson lo aveva destabilizzato. Più volte si fermò davanti a un bar o a un locale, tuttavia senza mai entrarci. Quando rincasò si stava ormai facendo buio.

«Finalmente sei qui» si affrettò a raggiungerlo all'ingresso e a stringerlo tra le braccia. Lui fece una smorfia di dolore, facendo sì che lei si allontanasse subito. La ferita al fianco si faceva ancora sentire.

«Scusa, scusa. Perdonami, io…»

«Hey, stai tranquilla, non è nulla» le accarezzò il viso e la baciò in fronte con dolcezza.

«Mi stavo preoccupando, credevo che saresti tornato a casa subito. Non hai nemmeno risposto alle mie chiamate»

«Mi dispiace, avevo bisogno di prendere un momento per stare solo»

«Per stare solo? Andy cos'hai? Prima, al telefono mi sei sembrato strano, abbattuto» lo scrutò seria. L'uomo si sottrasse allo sguardo della moglie dirigendosi verso la cucina. Lei attese qualche secondo prima di voltarsi e seguirlo.

«Tesoro…»

«Possiamo evitare l'argomento? Almeno per ora» si sedette nella zona della sala da pranzo. Anche se questa, in realtà, era un tutt'uno con la cucina.

«Certo, se è questo che vuoi» Sharon lo seguì, accomodandosi a capotavola.

«Grazie»

«Lui cosa ti ha detto?»

Andy alzò gli occhi rimanendo in silenzio.

«Capisco. C'è un nesso con quello di cui non mi vuoi parlare» la donna si guardò le mani, appoggiate sopra al tavolo. Stava tirandosi le maniche del maglioncino.

«Quando hai appuntamento con Mason?» chiese il tenente spostando l'attenzione da sé stesso.

«Tra due settimane, non appena terminerà il nostro congedo»

«Sei agitata?»

«Un po'» confessò lei. Vi fu qualche istante di silenzio.

«Hai sentito Emily? Come sta?»

«Sta bene, ho cercato di parlarle solo dei dettagli indispensabili, del resto non sa nulla»

«Dettagli indispensabili? E cioè?»

«Che la sua vita era in pericolo, ma che siamo riusciti a risolvere tutto»

«E di Anderson sa qualcosa?»

«Ho solamente accennato a un vecchio caso»

«Non lo sapranno mai, non è vero?» chiese Andy riferendosi a entrambi i figli di Sharon.

Come risposta, lei scosse la testa in segno negativo, confermando quello che, ormai, Flynn aveva già capito da tempo.

«Con Rusty, invece, devo ancora affrontare l'argomento» il ragazzo era uscito per passare la notte a casa di Gus. Fece un respiro profondo prima di continuare.

«Credo che mi odierà»

«Odiarti? Io non credo. Magari sarà arrabbiato, ma solamente perché non gliene hai parlato prima, ecco tutto» le prese una mano.

«Vedrai, andrà tutto per il meglio» concluse infine con un sorriso rivolto a lei che annuì leggermente.

«Mangiamo qualcosa?» Andy si alzò dalla sedia, dirigendosi verso il fingo, in cerca di qualcosa da cucinare.

La cena fu molto silenziosa. Entrambi erano dominati dai propri pensieri, dalle riflessioni.

«Sono contento che tu abbia ripreso a mangiare, ormai eri diventata un fuscello»

«Già» si limitò a commentare lei.

Nessun'altra parola venne pronunciata nei minuti seguenti, fin quando i due non decisero di coricarsi. Non era molto tardi, tuttavia entrambi avevano bisogno di riposare, erano trascorse giornate molto stressanti.

«Andy mi dispiace» esordì la donna abbracciata al marito. Si trovavano distesi fra le lenzuola. La testa di Sharon appoggiata sopra il petto del tenente, stando attenta a non fare pressione sulla ferita.

Lui abbassò la testa per guardarla.

«Perché?»

«Per non averti messo subito al corrente di quello che stava succedendo»

«Stai tranquilla, non è successo nulla» le accarezzò i capelli, dopodiché poggiò le labbra sulla sua fronte in un delicato bacio.

«Ma sarebbe potuto accadere» constatò affranta.

«Non avrei dovuto reagire così, ti ho allontanato. E poi ho ripetuto gli stessi errori della prima volta, sai, il non mangiare e tutto il resto, ma è più forte di me»

Andy l'ascoltava in silenzio.

«È solo che non ho mai saputo come gestire tutto questo, il dolore, i ricordi… è complicato»

«Hey, ascolta» fece sì che lei potesse guardarlo negli occhi.

«Io sono qui per questo, per aiutarti. Ci vorrà del tempo, ma vedrai che andrà tutto per il meglio» un bacio a suggellare quelle parole.

«Piuttosto» continuò lui una volta che si furono staccati.

«Sarei io a dovermi scusare. Prima sono stato scostante con te, e mi dispiace»

«È stato per la conversazione che hai avuto con Anderson, vero?»

«Sì»

«E ora ti andrebbe di parlamene?»

Ci fu un momento di silenzio prima che Andy cominciasse a parlare.

«Ti avrebbe uccisa a sangue freddo. In seguito avrebbe provato a scappare per riuscire poi ad assistere al dolore causato dalla tua perdita. Capisci? Se non fosse stato per Provenza…» alzò la voce in preda allo sconforto.

«Lucas non fare stupidaggini» Flynn provò a farlo ragionare.

«Quali stupidaggini? Voglio solamente fare giustizia. E poi il fiorellino qui presente ha infranto la mia fiducia, dovrò pur punirla in qualche modo»

Nel frattempo un quarto soggetto si stava avvicinando alla scena, nel buio, sfruttando l'oscurità.

Sharon era pietrificata, non riusciva a pronunciare nemmeno una parola. Il luogo in cui si trovavano, i ricordi traumatici legati ad esso, il fatto di avere una pistola puntata contro e la presenza di Andy a quell'esecuzione arrivata con quattordici anni di ritardo, la terrorizzarono.

«Bene, spero vi siate detti addio prima di venire qui»

La pistola in mano, il dito sul grilletto. Un colpo, un primo colpo esploso e un corpo cadde a terra. Mentre ancora questo stava raggiungendo il suolo, un nuovo sparo risuono nell'aria.

Il tenente si piegò su sé stesso, portandosi la mano destra al fianco opposto.

Sul volto dei tre soggetti un'espressione confusa. Sharon si avvicinò al marito, facendolo sdraiare e applicando pressione sulla ferita in modo che l'uomo non perdesse troppo sangue.

Dall'ombra, si mosse una sagoma che si affrettò a raggiungere Anderson, disteso a terra, privo di sensi a motivo del forte colpo alla testa causato dalla caduta. L'aveva colpito alla spalla, per quanto lo desiderasse, non poteva essergli di alcun aiuto da morto.

Lo privò dell'arma che impugnava ancora e si accertò che il suo cuore non avesse smesso di battere. Poi si spostò verso la coppia.

«Tesoro andrà tutto bene. Stai tranquillo. Andrà tutto bene» concluse in un sussurro, mente calde lacrime le rigavano il viso, cadendo sul petto dell'uomo.

«Chiamo subito i soccorsi» si mostrò Provenza. Ancora i due non l'avevano visto.

«Flynn vedi di non morire» lo rimproverò con il suo solito modo di fare, ma era evidente che anche lui avesse paura per l'amico.

«Grazie» sussurrò l'uomo sdraiato a terra, con un filo di voce appena udibile.

«L'hai salvata» concluse prima di perdere i sensi, sfinito. Louie lo guardò sorridendo leggermente, stava per rispondergli quando notò che sembrava non avere più coscienza.

«Andy! Andy!» Sharon iniziò a urlare con le lacrime agli occhi.

«Andy, ti prego, apri gli occhi» continuò angosciata.

«L'ambulanza sta arrivando, sarà qui a momenti»

«Andrà tutto bene» ripetè la donna ancora una volta, più per convincere sé stessa e non smettendo mai di fare pressione sulla ferita del marito. Si portò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e provò ad asciugare le guance con il dorso della mano, sporca del sangue dell'uomo, poi gli accarezzò il volto con delicatezza. Tutto il suo corpo stava tremando violentemente, non riusciva a controllarsi, osservandolo mentre la vita stava lentamente scorrendo via dal suo corpo.

«Non voglio ricordarlo, vederti steso a terra, inerme, è stato terribile» ripercorse con la mente quella scena raccapricciante. D'istinto si guardò le mani, come se, in esse, potesse rivedervi del sangue. Scosse la testa per allontanare da sé quella visione.

«Voleva ucciderti. Ucciderti, capisci?» Andy alzò la voce. Era ancora scosso.

«Ti avrebbe portata via da me… e ci sono già andato troppo vicino quasi due anni fa»

«Ma non è successo»

Gli occhi dell'uomo si stavano facendo vitrei.

«Tesoro sono qui, guardami» lo fece girare verso di lei.

«Ti amo» dichiarò sorridendo dolcemente.

«Io di più» rispose Sharon.

«Non credo»

«Invece dovresti»

Si guardarono con infinita tenerezza.

«Hey» mostrò i suoi denti perfetti, mentre incurvava ancora di più le labbra verso l'alto. Poi si girò un momento, posizionandosi più comodamente e, con il pollice, asciugò una lacrima sfuggita al controllo di Andy.

«Scusa» per tutto, per la sfuriata successiva al ritrovamento delle lettere di Anderson, per non averla protetta a sufficienza, per non essere tornato subito a casa, per aver avuto l'impulso di bere, per non averle parlato appena tornato della conversazione con il criminale. Chiedeva perdono per la debolezza mostrata in quel momento, per la lacrima la cui caduta non era riuscito a controllare.

«Non devi scusarti» gli accarezzò ancora una volta il viso.

Si scambiarono un bacio, che, poco a poco, si fece più appassionato. L'atmosfera più calda. Sharon si spostò, ma a quel movimento, Andy emise un gemito di dolore.

«Credo che sia ancora troppo presto» constatò l'uomo con delusione, rimanendo sulle labbra della donna.

«Non volevo farti male, mi dispiace» si staccò seria. Era mortificata, non era la prima volta, quella sera, che gli faceva male. Avvertì un forte senso di insicurezza pervaderla. Insicurezza che si dissolse nel momento stesso il cui lui l'abbracciò, posando le labbra sui suoi capelli.

«Vorrà dire che quando sarà arrivato il momento, sarà ancora più bello» le accarezzò il braccio.

«Mh-mh» annuì scura in volto.

«Cosa c'è?» le chiese calmo.

«Se non fosse stato per me, forse tutto questo non sarebbe successo. Avrei dovuto parlarne prima»

«Te l'ho detto poco fa. Non importa, non è successo nulla. Siamo qui entrambi, me l'hai detto tu, e lo saremo per molto tempo, anche quando saremo vecchi, in pensione e con le rughe» le sorrise.

«Promettilo»

«Te lo giuro»

«E non parlare più delle mie rughe» rise lei colpendogli scherzosamente il braccio.

«Sarai bellissima comunque»

«Sicuramente, ne sono assolutamente certa» lo prese in giro Sharon.

Dopo alcuni minuti di baci e carezze, in cui ognuno dei due poté inebriarsi del profumo dell'altro, si addormentarono tenendosi stretti, cullati dal ritmo dei propri respiri. Non avrebbero permesso più a nessuno di minacciare il loro futuro insieme. Finalmente il cerchio che si era riaperto mesi prima, si sarebbe chiuso a breve. Non si sarebbero più dovuti preoccupare a riguardo.

Il giorno seguente lo trascorsero quasi interamente a letto, godendo unicamente della compagnia l'uno dell'altra, del calore dei loro corpi. E così fu per due i successivi. Necessitavano di una pausa dal mondo, da tutto, da tutti. Dovevano ristabilirsi sia fisicamente che mentalmente, riprendersi dalle brutte esperienze vissute. Avevano bisogno di sentirsi, di accarezzarsi, di cercarsi per poi trovarsi appena svegli.

Sarebbe andato tutto bene, se l'erano promesso, ne erano certi.

«Ti amo»

«Ti amo anch'io»

Un bacio a suggellare quei momenti così intimi, personali, speciali. Momenti unici, irripetibili, che sarebbero stati prolungati il più possibile pur di avere la sensazione che non potessero mai avere fine. E così sarebbe stato.


Ed eccoci arrivati alla fine. Come promesso, tutto quello che è successo nel capitolo precedente è stato spiegato; la morte di Sharon non era altro che una fantasia di Anderson.

Mi sembra abbastanza strano chiudere qui la storia, in fondo, anche se non è stata lunghissima, ha accompagnato anche me per un po' di tempo. Vari mesi, a dire il vero, tra scrittura, innumerevoli riletture e pubblicazione. Tuttavia, sono contenta di essere riuscita a portare a termine un lavoro come questo, un grande esperimento che spero abbiate potuto apprezzare anche voi.

Per cui, ormai arrivati al traguardo, ringrazio ognuno di voi. Sia chi si è fatto sentire attraverso le recensioni (e che non se ne è persa praticamente nemmeno una), sia chi si è limitato a leggere in silenzio. Spero che questo lavoro sia stato apprezzato, nonostante le tematiche molto delicate.

In ogni caso non ho in programma di lasciarvi soli a lungo.

Spero che si tratti di una bella notizia per voi, perché ho pensato che un sequel potrebbe starci bene, dato le questioni ancora rimaste in sospeso come il nuovo processo al nostro criminale e le conseguenze cui andrà in contro Sharon dopo aver portato Mason a conoscenza di quello che stava succedendo.

Per il momento è ancora agli inizi, non so nemmeno se riuscirò a sviluppare bene la trama o se riuscirò a finire di scriverlo, per cui non vi prometto nulla. Tuttavia, il programma è quello di risentirci tra un po' e conto sul fatto di riuscire a rispettarlo. Anche perché uno dei temi che mi piacerebbe affrontare è Perché Jack ha iniziato a bere?

Ci vediamo allora, è stato un piacere e un vero onore per me che voi abbiate dedicato del tempo alla mia fantasia. Grazie di cuore.


Ora mi resta solamente una cosa da fare, dichiarare la fine...

THE END