Titolo: "È San Valentino, Severus!"

Autore: Lady Memory

Data: febbraio 2019

Previewer: Arwen68 e Gabrix1967

Tipologia: romantico/umoristico

Rating: Per tutti

Personaggi: Severus e chi preferite voi

Pairing: Severus e chi preferite voi

Epoca: Post HP a Hogwarts

Avvertimenti: Nessuno

Disclaimer:
I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. I luoghi non inventati da J.K. Rowling e la trama di questa storia sono invece di mia proprietà ed occorre il mio esplicito e preventivo consenso per pubblicare/tradurre altrove questa storia o una citazione da essa.
Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.

...

"È San Valentino, Severus!"

Severus, una donna misteriosa e la festa di S. Valentino.

Mi scuso per l'uso smodato del pronome "lei" all'interno di questa storia, ma questa volta c'è una ragione. La donna di questo racconto è stata volutamente privata del nome, in modo che chiunque lo legga possa immaginarsi la compagna perfetta che vorrebbe dare a Severus.

Io ovviamente la mia l'ho già scelta (e mi sono anche tradita, rivelandone l'identità con una frase del racconto. Chissà se riuscite a scoprire dove e chi è… non ci vuole molto, soprattutto se avete letto qualcosa di mio in precedenza).

Ovviamente, i personaggi di questa storia non mi appartengono, chiunque essi siano.
Un ringraziamento a JKR (e agli altri autori per quel che riguarda la donna misteriosa) per averli inventati.
Un ringraziamento a Manu (Arwen68) per aver letto e commentato il mio racconto, dandomi indicazioni utilissime.
E un ringraziamento speciale a Gabri (Gabrix1967), senza il cui continuo tormento non avrei scritto neanche un rigo…

...

"È San Valentino, Severus!"

La porta si spalancò brutalmente e andò a sbattere contro la parete opposta con un rumore secco come una fucilata.

Concentrato come sempre quando lavorava, Severus era intento ad aggiungere metodicamente una serie di ingredienti scrupolosamente pesati ad una pozione evidentemente complicata, a giudicare dalla quantità di vasetti ed alambicchi che lo circondava. Quel rumore inaspettato lo fece quindi irrigidire violentemente, mentre una dose doppia di uova di rana gli sfuggiva di mano, andando ad unirsi alla miscela ribollente. Il liquido brunastro non gradì affatto quell'aggiunta ed espresse il suo disappunto con un basso gorgoglio seguito da un'esplosione di bolle.

L'intruso si affrettò a giustificarsi.

"Scusa, mi è sfuggita, non volevo disturbarti…" disse una voce allegra.

Indeciso se concedersi il piacere di una ramanzina (da quando era tornato ad Hogwarts non ne aveva ancora avuto l'occasione, visto che ormai non insegnava più) o piegarsi alla dolce emozione dei battiti del suo cuore (improvvisamente accelerati), il mago si voltò con l'espressione sdegnosamente altera di coloro che sono stati interrotti in un'operazione di suprema importanza ma che, magnanimamente, concedono il beneficio del dubbio ai meschini che si sono stoltamente intromessi.

In effetti, la donna che lo guardava dalla soglia sembrava essersi resa conto improvvisamente di essere arrivata nel momento sbagliato, e il suo viso dimostrava il fluire disordinato dei suoi pensieri, passando da un'aria compunta ad accenni di vivacità subito repressi, in un continuo gioco di sfumature.

"Ebbene?" chiese Severus glaciale, incrociando le braccia.

Lei sembrò esitare davanti a quell'accoglienza.

"Severus, ecco, io…"

Il suono dolce di quella voce gli squagliò i visceri, ma ehi! lui era Severus Snape, famoso per la sua capacità di atteggiare il viso ad assoluta indifferenza se necessario, ed anche quella volta fece onore alla sua fama.

"Suppongo," disse allora con la soavità che caratterizzava la sua voce baritonale e faceva immediatamente capire alle sue vittime di non avere più scampo. "Suppongo che questo patetico tentativo di articolazione vocale volesse preludere a qualcosa di più completo e definito."

Una piccola pausa magistrale. "Forse le tue scuse per aver irrimediabilmente rovinato la mia pozione?"

La pozione, benché non avesse assolutamente risentito della doppia dose di uova di rana, ribollì minacciosa, quasi a confermare il suo sdegno.

"Mi dispiace, Severus", disse allora la donna, ed un sorriso le illuminò il volto. Severus sentì di nuovo una lama di dolcezza trapassargli le viscere, e dovette fare uno sforzo per impedirsi di sorridere a sua volta. Poi lei continuò, arrossendo lievemente ed apparendo perciò ancora più bella.

"Ero venuta a vedere… cioè, a chiedere… no, in effetti cercavo…"

Il mago sollevò un sopracciglio. "La scelta corretta di un verbo è importante nella comunicazione. Deduco che tu non abbia ancora definito quale azione vorresti compiere. Ripassa più tardi, quando ne sarai sicura."

E così dicendo, le voltò le spalle, per nascondere il sorriso divertito che ormai non riusciva più a trattenere.

"Severus," pregò lei. "Io speravo che adesso… che oggi… che stasera avremmo potuto stare insieme… almeno per un pochino…"

La voce le stava diventando tenera, davvero dolcissima. Era protesa con tutta se stessa verso quell'uomo che sembrava un blocco di granito nero nell'ombra illuminata da improvvisi bagliori della sala di pozioni.

"Ci vediamo tutti i giorni," obiettò lui freddamente, facendo uno sforzo per controllare la voce che tremava di ilarità repressa. "Cosa ti fa pensare che oggi, anzi stasera come hai appena precisato, ci sia bisogno di un incontro speciale?"

Con teatrale indifferenza, si chinò a controllare la pozione e girò più volte il mestolo, contemplando con aria intenta le bolle che continuavano a salire e a scoppiare.

"Severus!" gridò lei esasperata. "Ma insomma! Non mi dirai che non sai che giorno è oggi?"

"Venerdì, se il calendario non è stato cambiato," rispose lui, sempre freddamente.

"Severus!" esplose lei, pestando un piede a terra per il nervoso. Lui dovette trattenersi dall'andare a stringerla tra le braccia. Adorava quando gli metteva il broncio e sperava che lei non se ne accorgesse… be', almeno non troppo in fretta.

"Severus, oggi è… oggi è San Valentino…" mormorò lei, e la voce le uscì in una specie di singhiozzo soffocato. Il mago sentì che stava per cedere e non doveva, non doveva assolutamente!

"Sai benissimo che non mi sono mai interessato di queste sciocchezze, create per gente dal cervello vuoto con l'unico desiderio di perdersi in un mare di melensaggini," disse seccamente, stringendo i pugni per frenare l'esplosione di tenerezza che gli stava squassando la mente.

"Ma io credevo… avevo pensato che oggi… che noi…"

Ormai la voce le si era ridotta a un filo. Lei lo guardò speranzosa, ma il mago mantenne stoicamente la stessa espressione vagamente annoiata di chi è superiore alle esigenze terrene. La donna aspettò ancora qualche istante, tanto per non dargliela vinta subito, quindi si ricompose con evidente sforzo di volontà, e dichiarò, con quel classico tono gelido che simula l'indifferenza, "Va bene, Severus, ho capito. D'altra parte, ormai ti conosco bene. Come potevo dubitare? Ci vedremo in Sala Grande per la cena, come al solito."

Poi, con un movimento fluido e aggraziato, gli girò le spalle. Severus fu quasi investito dalla violenza del flusso di collera che emanava da lei, e per un attimo fu tentato di seguirla e di… e di… e di…

Ma poi rimase fermo al suo posto. Non poteva tradirsi.

...

Severus stava ancora occupandosi della sua pozione, ormai passata ad un limpido color paglierino, quando la porta si riaprì di scatto.

Questa volta il mago non ne fu sorpreso. Aveva calcolato minuto per minuto, secondo per secondo, i passi di quei piedini adorabili – ma del resto, tutto era adorabile in lei! – che procedevano stizziti e percorrevano corridoi e salivano scale, ansiosi di portare la loro padrona a sfogare la rabbia e a trovare conforto nel morbido rifugio della stanza che occupava da quando era venuta ad insegnare ad Hogwarts.

Ma una volta che lei fosse giunta al sicuro nel suo quartierino, libera finalmente di lasciar prorompere i suoi sentimenti, cosa avrebbe immediatamente notato?

Il mago sorrise soddisfatto. Non era stato facile per lui penetrare furtivamente in quel sacro recesso. Aveva rischiato grosso ma ne valeva la pena. Severus già si immaginava la scena, gli occhi di lei che si sgranavano, la bocca che si apriva in un grido muto, le mani strette quasi a trattenere l'esplosione delle emozioni che traboccavano, per farle durare più a lungo.

Sì, ormai la conosceva bene, e fu per questo che rimase stupito quando la sua voce lo interpellò freddamente, "Allora, professor Snape, dimmi di nuovo: cosa pensavi di fare stasera?"

Il mago si girò verso la donna, incorniciata dalla porta ed illuminata dai bagliori del fuoco che ardeva sotto il calderone. Il viso era arrossato per un'emozione strana, quasi indefinibile. Lei avanzò a passi rigidi, tenendo le braccia incrociate come ad imitare l'atteggiamento abituale di lui, poi si fermò e lo fissò in viso.

I suoi occhi erano così severi che Severus si sentì vacillare dentro. Aveva calcolato male, dopotutto? Aveva creduto di poter sperare e invece il destino stava per riportarlo indietro, infliggendogli l'ennesima delusione?

Il mago esitò e alzò una mano verso di lei, come a chiedere misericordia, mentre la voce gli si faceva roca.

"Io… io volevo… cioè io pensavo… io credevo che… " mormorò e vide con sollievo prima, con stupore poi, illuminarsi il viso di lei mentre scoppiava in una risata.

"Professore, professore!" lo prese in giro. "Chi è adesso che non sa scegliere un verbo? Ma non importa, parlerò io per te! Guarda cosa ho trovato sul mio letto quando sono entrata in camera!" esclamò, liberando tutta l'eccitazione che aveva tenuto sotto controllo fino a quel momento. Gli occhi adesso le brillavano di una gioia così profonda che Severus sentì cedergli le ginocchia.

Con l'esultanza di una bambina che ha dubitato di Babbo Natale per poi trovare i regali sotto l'albero, la donna protese una mano verso di lui. Sull'anulare delicato spiccava un bellissimo anello d'oro ornato da uno splendido smeraldo verde, il cui taglio sfaccettato mandava lampi.

Il mago si sentì assurdamente felice. Ma le parole che seguirono non erano quelle che lui si aspettava.

"Oh, Severus, non è bellissimo? Ma chi me l'avrà mai lasciato?" mormorò lei inclinando la testa mentre gli occhi mandavano un guizzo impertinente. "Che dici, potrebbe essere stato Reginald Bosworth, il nuovo professore di Aritmanzia? Mi lancia sempre delle occhiate così eloquenti quando ci incontriamo in Sala Grande… e non so se sai che mi ha chiesto se sono libera stasera. D'altra parte tu non eri disponibile, no?"

Severus si irrigidì di nuovo e cercò di dire qualcosa, ma gli uscì solo una specie di gemito.

Intanto lei continuava allegramente a fare la conta dei suoi possibili spasimanti. "O forse sarà stato Gregory Hampstead? Sai, quello nuovo di Studi Babbani. È di famiglia ricca e molto antica. Mi ha già invitato tre volte a cena… Oppure Jeremy Rumstone? Sì, in effetti potrebbe essere lui, pensandoci bene. Sembra uno che fa sul serio, a differenza di altri che conosco."

Severus adesso aveva in viso un rossore cupo.

"Aspetta un momento…" cominciò, stringendo i pugni e poi alzando il dito indice come a minacciare quegli invisibili pretendenti che si erano messi inaspettatamente in mezzo. "Cosa vuol dire 'sembra uno che fa sul serio'? E chi ti avrebbe invitato a cena? Quell'idiota di Hampstead? Stasera lo trasformerò in un rospo! Anzi no, in un verme schifoso come si merita! E poi lo schiaccerò fino ad allungarlo del doppio! E farò lo stesso con Reg-"

"Ma guarda, c'è anche una lettera!" lo interruppe lei con tono giudizioso, estraendo una busta dal polsino con mossa rapidissima e fermandosi a osservare le parole scritte nell'inconfondibile grafia sottile che conosceva sin dai tempi della scuola.

"Sono sicura che questo spiegherà tutto," disse poi, guardandolo con un'espressione così tenera che Severus rimase paralizzato, con la bocca semi-aperta come un imbecille e il dito ancora alzato con aria minacciosa.

"Allora," esclamò lei con un sorriso, aprendo la busta e iniziando a leggere le prime parole del biglietto ad alta voce.

"Mia carissima," annunciò, e a quel punto il mago, cupo in volto, si fece avanti e glielo tolse dalle mani. Lei alzò gli occhi con aria interrogativa.

"È inutile continuare!" sbottò Severus, arrossendo vivamente e accartocciando il biglietto tra le dita. "Se avessi saputo di tutti… tutti questi… IDIOTI!" esplose infine, stringendo i pugni e guardandola con aria accusatrice.

"Davvero non vuoi sapere il resto?" sussurrò allora lei, prendendogli le mani tra le sue, mentre recuperava il biglietto e lo lisciava amorosamente. Lui rimase immobile, respirando piano in attesa.

"Mia carissima," ripetè lei a memoria, fissandolo negli occhi e intrecciando le sue dita con quelle di lui. "Ho capito ormai che senza di te non posso esistere. Vuoi sposarmi?"

Severus la guardava come un serpente ammaliato da un suonatore di flauto particolarmente bravo. Lei sospirò e si protese verso di lui.

"Avevi davvero bisogno di chiedermelo?" disse piano e poggiò le labbra su quelle di Severus. Il mago si irrigidì e una scossa elettrica sembrò attraversargli il corpo.

Lei sorrise e chiese ancora, con maggior forza. "Hai davvero bisogno di una risposta?"

"Io…" Severus non si sentiva più la testa.

"Questo per dimostrarti che non devi prendermi in giro raccontandomi bugie…" proseguì la donna, sfiorandogli le labbra con un dito. Severus ansimò e le afferrò i polsi.

Lei sorrise. "E questo per dimostrarti che la tua proposta è…"

Ma non riuscì a concludere la frase perché Severus la strinse tra le braccia e cominciò a baciarla appassionatamente.

"Accettata…" mormorò lei, quando si staccarono per riprendere fiato. Una pausa che però durò pochissimo perché le loro labbra e i loro corpi tornarono subito ad unirsi in un abbraccio avido di tenerezze che sembrava destinato a non finire mai.