Ok, siate buoni con me! Questa è la mia prima fanfiction (e forse anche l'ultima)… Aspetto ansiosamente le vostre recensioni!

DISCLAIMER: Tutti i personaggi, le ambientezioni, ecc. appartengono esclusivamente a JK Bowling (esclusa Lene Rice che temo sia mia).

ATTENZIONE: PUO' CONTENERE SPOILER PER HP6! Siete avvisati.

1.Grosso guaio a Camden Town.

Bellatrix Lestrange era una donna di aspetto grazioso. Oh, un tempo era stata da mozzare il fiato, naturalmente, ma un decennio e oltre di Azkaban non erano propriamente un tonico per la bellezza.

I capelli corvini assomigliavano, quindi, ad una matassa di fili di seta dimenticata in soffitta, la pelle era del colore biancastro dei pesci di profondità e "tonico" non era la prima parola che ti passava per la mente guardando il suo posteriore.

Inoltre Bellatrix Lestrange era pazza. Matta come un cavallo, per l'esattezza.

Anche Thomas Riddle era pazzo. Uno non può scegliersi "Voldemort" come nom de plum ed essere perfettamente a posto. "Volo di morte"… piuttosto melodrammatico, a pensarci bene. D'altronde era il nome che si era scelto quando aveva quattordici anni, cioè… oh, molto, molto tempo prima.

Gli altri tratti peculiari della sua follia erano un tenace e persistente desiderio di immortalità e una decisa preferenza per il colore scuro. Almeno, questo era quello che la gente pensava di lui. Chiunque preferisca assomigliare ad un grosso crotalo pur di restare in vita, non solo ha perso ogni dignità, ma è anche decisamente fuori di zucca.

La comunità magica era piuttosto unanime, su questo punto.

Quello che sfuggiva alla maggioranza di loro, tuttavia, era che in una maniera molto particolare e difficile da comprendersi Thomas Riddle era perfettamente sano. A modo suo, si intende.

C'era un nocciolo duro di sanità mentale nella sua follia, che gli conferiva un certo tipo di delirante lucidità molto pericolosa.

Adesso - non più un giovanotto, doveva ammettere - la sua sanità/follia stava evolvendo.

Da un punto di vista strettamente fisiologico era praticamente un lattante, essendo uscito dalla broda del calderone che l'aveva ridato al mondo non più di un anno prima. Anche conteggiando l'età col metro dei serpenti (e probabilmente era meglio farlo, visto il suo aspetto) non poteva considerarsi che un teenager.

Da un punto di vista anagrafico, d'altro canto, Thomas Riddle aveva passato da poco la cinquantina.

Uno dei fatti immutabili della condizione umana (o semi-umana, in ogni caso) è che l'adolescenza e la mezza età sono due momenti critici.

Thomas Riddle stava sperimentando il dubbio piacere di viverle contemporaneamente.

Come è noto gli adolescenti hanno ormoni grossi come foche, e Riddle stava iniziando a rendersi conto che i suoi erano forse più simili a varani, ma di stazza non inferiore. E tutti coloro che hanno compiuto il cinquantesimo compleanno cominciano ad avvertire l'impellente bisogno di rimarcare la propria virilità. Improvvisamente. Una sorta di orologio biologico ritardatario, che urla "dacci sotto finché fai in tempo!" giorno e notte.

Thomas Riddle poteva anche essere leggermente psicopatico e sicuramente aveva un discreto numero di complessi, non ultimo un latente complesso di inferiorità piuttosto seccante, ma non era uno che non sapesse quello che voleva.

E in genere era meglio che quello che voleva si affrettasse a cadergli tra le mani, o le probabilità che rimanesse intero erano minime. Questo per via del complesso di inferiorità, detto anche della volpe e dell'uva. Se non riusciva ad ottenere qualcosa non c'era motivo che quel qualcosa continuasse ad esistere nelle sue stesse coordinate spazio-temporali. Si sarebbe potuto dire che era uno dei timidi più aggressivi sulla faccia della terra.

Di conseguenza, se Riddle voleva qualcosa nove su dieci lo otteneva.

Avrebbe preferito dieci su dieci, per essere sincero, ma da quel punto di vista stava riscontrando qualche piccolo problema. Ad esempio un certo ragazzino occhialuto e malamente sfregiato (che era come vedeva le cose lui), dotato di una vocetta chioccia ed intrigante che ti metteva le mani nel sangue…

Thomas Riddle represse il fastidioso pensiero e tornò ad osservare Bellatrix Lestrange. Naturalmente Rodulphus Lestrange non faceva parte dell'equazione, ma Riddle non era affatto sicuro di voler metaforicamente allungare la mano verso di lei.

Era pazza. Non che avesse tutta questa importanza, ma i pazzi talvolta fanno cose pazzesche e Riddle non voleva subirne di alcun tipo.

Inoltre uggiolava.

Quando lui la rimproverava, lei uggiolava (e tendeva a strusciarsi per terra). Se la encomiava, uggiolava. Diavolo, uggiolava anche se si limitava a guardarla! Riddle non sopportava quel tipo di espressione sonora. Trovava che il silenzio o le urla, a seconda dei casi, fossero molto più appropriati.

Non c'era modo di farla smettere, se non con un incantesimo silenziatore. E dopo riprendeva daccapo. Nemmeno la Maledizione Crociatus era di ausilio: si limitava ad uggiolare più forte.

Riddle si dimenò a disagio sul proprio trono di ebano e decise che avrebbe fatto meglio a cercare altrove.

Probabilmente uggiolava anche a letto, forse persino nel sonno, il che era decisamente troppo.

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Magdalene Rice non era per niente il tipo di persona disposta ad emettere suoni senza significato. Sembrava che le corde vocali, per lei, fossero un organo da usare con parsimonia. Anzi, meglio non usarle del tutto, non appena era possibile.

Era al suo secondo giorno di vacanza londinese e aveva pronunciato forse quattro parole. Solitamente si trattava di "Quanto costa" e "Lei è pazzo"; spesso in quest'ordine.

I prezzi di Londra, infatti, non finivano di contrariarla. Ovviamente a LaBorde, Texas, le cose andavano in modo diverso.

Ragazzi, la gente poteva spararti per una cosa del genere, a LaBorde!

In ogni caso ora era in vacanza e poteva anche sorvolare su alcune piccolezze. Londra non le stava piacendo come si era aspettata. Era fredda, umida e vagamente opprimente.

I palazzi tendevano ad essere grigi e vecchiotti (questo malgrado tutti sostenessero che erano "vittoriani" e "storici") e il traffico era spaventoso.

I londinesi erano spocchiosi e facevano finta di non capire la sua lingua ("Inglese, è la mia lingua!" aveva urlato al pachistano che vendeva i giornali). In più avevano le idee molto confuse sui prezzi di mercato correnti per le t-shirts.

Finalmente, nel mercatino di Camden Town, Magdalene (Lene per… bé, per chiunque si sentisse in vena di farlo) aveva trovato una maglietta con la scritta "mind the gap" a cinque sterline. Il che significava circa otto dollari. Il che andava abbastanza bene.

Le piaceva l'idea del "mind the gap", anche se nelle stazioni della metropolitana non lo dicevano più, per l'ovvio motivo che avevano levato tutti i "buchi" tra i treni e le banchine. Nella giusta prospettiva poteva sembrare quasi una frase Zen. Non che Lene avesse un particolare amore per le frasi Zen, ma a volte nel suo lavoro una razione extra di Zen poteva salvarti la giornata.

Lene ammaestrava cavalli per i rodei "tradizionali" per i turisti ed è difficile convincere un cavallo a fare il cavolo che gli viene detto senza avere dalla propria almeno qualche concetto Zen da usare nei momenti giusti.

Lene, d'altronde, aveva un' idea piuttosto particolare di "Zen".

"Prima sparare e poi chiedere chi è" per lei era un detto Zen, esattamente come "Tieni ferma quella cazzo di coda" e "I serpenti si prendono per la testa".

Aveva sempre avuto un buon feeling con gli animali. Forse meno buono con gli esseri umani, ma non si poteva avere tutto dalla vita.

Gli esseri umani, pensava lei, erano piuttosto strani.

Quella mattina, nel mercato di Camden ne aveva osservati di diverse specie. C'erano quelli con i capelli viola dritti in testa, quelli vestiti a lutto con i collari di borchie, quelli che sembravano usciti da un film in costume (non necessariamente ambientato nel passato) e quelli con le lunghe palandrane di colori sgargianti. Di questi ultimi, una specie anche più insolita delle altre, ne aveva notato un certo numero.

Non le sembrava che ce ne fossero a LaBorde. Ma a La Borde non c'era un granché nemmeno degli altri tipi.

I "palandrati", come aveva iniziato a chiamarli nel suo cervello, sembravano piuttosto agitati.

Forse stavano svolgendo uno dei loro rituali-sociali-da-minoranza-undergroud di cui Lene aveva letto sulle riviste. Correvano qua e là agitando degli stecchetti e si guardavano intorno come se si aspettassero di veder spuntare un vigile urbano con il blocchetto delle contravvenzioni.

La cosa strana era che ogni volta che si accorgevano che li guardavi, sorridevano improvvisamente e si mettevano a fischiettare. Davvero curioso.

E non erano nemmeno giovincelli.

Lene ne aveva notati un paio sulla sessantina. Sembrava che quegli inglesi non avessero nessun senso della decenza. A sessant'anni ancora in giro a fare i fricchettoni…

Era tornata a spulciare tra le magliette quando era successo qualcosa di ancora più strano.

I palandrati avevano iniziato a correre tutti insieme verso Camden High Street, agitando i loro stecchetti in tutte le direzioni.

Lene, incuriosita, aveva mosso un paio di passi per spostarsi in mezzo ad una fila di bancarelle. In fondo era una specie di intrattenimento pubblico, aveva diritto di guardare meglio con tutti i soldi che stava lasciando in quella cavolo di città.

Aveva aguzzato lo sguardo e aveva notato i palandrati scappare disordinatamente verso il canale. Aveva mosso un altro passo per non perdersi nemmeno un secondo di… qualunque cosa stessero facendo.

A quel punto uno dei palandrati si era voltato e le aveva gridato qualcosa (poteva essere "Attenta!", ma questi londinesi avevano un accento così strano, alle sue orecchie…). Anche Lene si era voltata, e aveva notato che dietro di lei ce erano altri buffi signori.

Un tizio alto e magro, avvolto in una specie di sudario nero di pessimo gusto e con un serio problema di congiuntivite, le aveva puntato il suo stecchetto contro.

Improvvisamente Lene aveva avvertito che la situazione iniziava a diventare meno divertente di quanto aveva previsto.

Non aveva potuto riflettere a lungo su questo improvviso insight, perché Mr. Congiuntivite aveva iniziato ad emettere dei preoccupanti lampi verdi. Lene non aveva idea di che cosa questo significasse, ma il suo pratico cervello da texana lo interpretò come un segno di ostilità e si comportò di conseguenza.

Non sprecò fiato per gridare. Sventolò una mano davanti a sé in un movimento istintivo e, altrettanto istintivamente, impugnò la sua Colt Piton 33mm e fece fuoco una volta.

Mr. Congiuntivite, colpito in pieno petto, cadde all'indietro con aria stupita.

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Thomas Riddle, aka Lord Voldemort, aka Voi-sapete-chi, sbatté lentamente le palpebre e provò a mettere a fuoco una qualsiasi cosa.

"Signore!" gracchiò una voce accanto al suo orecchio (un po' troppo vicino, per i suoi gusti) "Come si sente? Sta bene?"

Lentamente Riddle mise a fuoco un soffitto scuro (il soffitto della sua camera, in effetti), dei vecchi mobili di legno nero e una serie di facce dall'aria guardinga che lo fissavano.

Le facce, naturalmente, erano dei suoi Mangiamorte. Erano guardinghe in quanto non sapevano ancora quanto seriamente fosse stato ferito, né che cosa fare in caso di sua prematura dipartita. L'ultima volta non si erano comportati molto bene.

"Sì, sto bene" disse Riddle, con voce carica d'astio. "Dov'è quella maledetta babbana?"

Le espressioni sulle facce dei Mangiamorte si trasformarono da guardinghe in colpevoli, e poi in spaventate.

"Non mi vorrete dire che non l'avete catturata?" sibilò. Uno dei trucchetti di cui andava più fiero era di riuscire a portare la temperatura sotto zero solo col suono della sua voce.

I Mangiamorte, infatti, lo guardarono congelati.

"Molto bene" mormorò, intendendo tutto il contrario. Alzò gli occhi per verificare che anche loro avessero colto il sottinteso. A parte Tiger e Boyde, tutti gli altri sembravano aver afferrato. "Potete andare."

"Ma… Signore…" provò a obiettare uno dei più intrepidi.

"Potete andare" ripeté Riddle, sistemando meglio la testa sui cuscini.

Che diavolo era successo? Pensò, mentre i Mangiamorte se la filavano cercando di far finta di uscire in modo composto. Era una semplice caccia al Mezzosangue. Due famiglie che tra l'altro avevano espresso odiose opinioni sul suo conto.

Una babbana si era frapposta tra loro e i suoi Mangiamorte.

Riddle aveva fatto semplicemente la cosa più ovvia. Aveva scagliato una maledizione mortale contro la stupida creatura per toglierla di mezzo.

E lei… quella fetida, viscida, zozza babbana… bé, doveva avergli sparato. Gli sembrava di ricordare qualcosa di una sorta di bacchette magiche di ferro che i babbani usavano per uccidersi a vicenda. Il termine corretto era "pistola".

Sì, da piccolo, al riformatorio, aveva sentito parlare di "pistole". Sparavano fuori minuscoli pezzetti di metallo a velocità elevata e potevano ferire seriamente l'avversario. Non gli sembrava di averne mai vista una.

E così la babbana gli aveva sparato…

Ma, pensò, man mano che i fatti gli tornavano alla mente con più chiarezza, non era quella la cosa che lo aveva spiazzato di più…

I palandrati le si stringevano contro. Erano molti di più, adesso, e non sembravano tanto pericolosi quanto sovraeccitati.

Un signore sulla sessantina con il viso semi-nascosto da una bombetta e un impressionante pezzo di naso mancante puntò un dito contro la sua pistola.

"Le dispiacerebbe metterla giù?" chiese in tono brusco. Sembrava piuttosto nervoso e forse un po'irritato. Però era il primo dei "palandarati" che dicesse qualcosa di sensato. Gli altri, o ronzavano come un alveare – impossibile capire i singoli discorsi – o emettevano getti di luce colorata sugli astanti. Gli astanti non sembravano soffrirne, anzi, sorridevano beati. Lene iniziò a chiedersi se avesse fatto bene a sparare. Forse il tizio con la congiuntivite non era minaccioso.

Abbassò la pistola e guardò il signore con la bombetta.

"Mi scusi, mi sembrava aggressivo. Ho sparato senza riflettere, davvero. Si… hem, si sente bene?"

L'altro le rivolse uno sguardo vacuo con l'unico occhio visibile.

Tutti i palandrati che le si erano affollati attorno la guardavano con sguardi vacui. Oh, merda… aveva fatto secco uno dei loro…

"Sì, voglio dire… si riprenderà, non è vero? E'… è sopravvissuto."

Una ragazzina dai capelli rosa cicca sporse la testa infilandola tra le spalle di due tizi dall'aria sconvolta. Ah, bene. Così ce n'erano di tutti e due i tipi… con le palandrane e con i capelli strani.

"Scusa, ma che cosa stai dicendo?" domandò la ragazzina.

Lene inarcò le sopracciglia. "Il signore con la congiuntivite…" disse, e poi si morse le labbra. Probabilmente non era educato parlare in quel modo. Molto snob, questi britannici. "Il signore alto col… hem, col vestito nero, volevo dire. Gli ho sparato, ma non intendevo ferirlo. E' solo che mi ha sventolato quel… bastoncino?… davanti al naso e…"

La ragazzina la guardò per un istante con gli occhi stralunati. Scambiò uno sguardo con il tizio dai capelli grigi e l'aria sciupata che aveva affianco e iniziò a ridere. Tempo qualche secondo l'intero raduno di palandrati rideva a più non posso.

L'unico che manteneva un fiero cipiglio era l'uomo con la bombetta.

"La congiuntivite… " stava singhiozzando, nel frattempo la ragazza coi capelli rosa. Gli altri si tenevano la pancia dal gran ridere.

Lene si rilassò un po'. Se ridevano non doveva aver fatto niente di grave, a meno che non fosse come in quei film sulla mafia dove tutti ridevano e poi all'improvviso il protagonista veniva fatto secco.

Deglutì. "Quindi sta bene…" azzardò.

I palandrati pian piano si calmarono. "Spero proprio di no" borbottò qualcuno, a mezza voce.

"Come si chiama, signorina?" chiese il tizio con l'aria stanca, asciugandosi le lacrime.

"Magdalene Rice. Lene."

"In gamba, per essere una babbana!" disse, sempre a mezza voce, qualcun altro che aveva dietro.

"Americana, non… qualunque cosa abbia detto" corresse Lene. Il signore con la faccia stanca le fece un bel sorriso.

"Signorina Rice, le assicuro che nessuno ha intenzione di criticarla per aver… sparato… a Lord…" un fremito di orrore sembrò sconvolgere l'intera folla "… Coso", concluse il signore "Ma Avremmo alcune domande da porle, se non le dispiace."

Lene sacramentò mentalmente. Aveva sentito bene: Lord. Aveva dimenticato che in Inghilterra avevano anche i nobili. Probabilmente aveva sparato a un membro della famiglia reale, tanto per aggiungere sfiga alla sfiga. Che cosa le avrebbero fatto? C'era la pena di morte in Gran Bretagna?

"Su quello che ha fatto prima di sparare, per essere precisi" aggiunse un signore dai capelli rossi, zelante. Lene aveva notato che non aveva staccato per un secondo gli occhi dalla sua pistola. Ne sembrava affascinato.

Sospirò.

"Devo chiamare un avvocato?" disse.