Capitolo 4: La Settima Figlia in Sette Generazioni

Capitolo 4: La Settima Figlia in Sette Generazioni.

Per il resto del mio prima anno a Hogwarts, conservai una sciocca fantasia su Harry Potter. Tutta la scena era ben fissata nella mia testa. Io ero la damigella in difficoltà e Harry il mio cavaliere dall'armatura splendente. Veniva da molte miglia di distanza, per salvarmi perché mi amava. E dopo aver ucciso il mostro che mi teneva prigioniera nella torre più alta, mi avrebbe baciata. Saremmo corsi insieme verso il tramonto in groppa al suo nobile destriero.

Dopo tre giorni era chiaro che non era questo il caso. Harry non mi aveva salvata perché mi amava, ma perché ero stata io ad essere catturata. Fosse stato Ron, Hermione, o anche uno studente che non conosceva, Harry avrebbe fatto il possibile per salvarli. È il suo modo di essere.

Scoprii che mi andava bene così. Feci un altro grande passo e ammisi a me stessa che mi piaceva Harry. Decisi che era il momento di smettere di comportarmi come una bambina piccola. Harry mi aveva salvato la vita e sarebbe stato uno spreco se non fossi riuscita ad essere me stessa di fronte a lui. Se mi avesse mai notata, sarei dovuta essere di più di una damigella in difficoltà.

Anche se eravamo stati esonerati dagli esami di fine anno, prima della fine della scuola la professoressa MacGrannitt mi diede un piccolo raccoglitore di fogli. Dentro c'erano tutti gli incantesimi, fatture, pozioni e informazioni che avrei dovuto imparare durante il primo anno. Mi disse che per ovvi motivi ero stata distratta e che non voleva che fossi indietro all'inizio del mio secondo anno. Se fossi riuscita a fare tutto il lavoro richiesto durante l'estate, il secondo anno non mi avrebbe dato problemi.

Per le prime tre settimane dell'estate lavorai con impegno. Nella mia mente alterata avevo imparato molti degli incantesimi. Però non ricordavo di aver mai processato le informazioni, avendo così problemi a ricordare la maggior parte delle cose che occorrevano. Il giorno prima di partire per l'Egitto, mamma mi esaminò e fui promossa. Non avrei dovuto ripetere il primo anno.

Avevo ancora gli incubi. Quasi ogni notte, vedevo Tom Riddle uscire dal diario e prendersi il mio corpo. Vedevo me stessa far del male ai miei amici e alla mia famiglia, far del male a Harry. Mi svegliavo in piena notte bagnata di sudore, singhiozzando. La mamma mi sentiva ogni volta e mi confortava sempre, senza curarsi dell'ora.

Fred, George e Ron furono ufficialmente nominati miei protettori. Quell'estate non mi persero mai di vista. Li ringraziavo per questo. Nelle pause tra le gite e lo studio, passammo molte ore giocando agli scacchi dei maghi.

Due giorni prima della fine di luglio, papà si alzò di scatto da tavola a cena per ricevere un gufo. Quando tornò alla locanda, aveva un'aria estremamente angosciata. Stavamo tutti aspettando che ci desse informazioni, ma si sedette senza dire una parola e cominciò a mangiare.

Mamma fu la prima a parlare. "Arthur, che succede?"

Masticò con cura ciò che aveva in bocca, ingoiò e posò la forchetta. "Immagino che ve lo dovrò dire." Disse. "Lo leggerete domain in ogni caso." Nervosamente picchiettava il ditto indice sul tavolo. "C'è stata un'evasione da Azkaban."

Mamma ansimò. I gemelli dissero all'unisono, "No!"

"Pensavo fosse impossibile evadere da Azkaban." Dissi. Mamma aveva sempre minacciato di mandarci nella prigione dei maghi quando non ci comportavamo bene. Aveva sempre detto che nessuno poteva fuggire.

"Bè si," rispose papà. "Così pensavamo anche noi. Nessuno sa come abbia fatto. È semplicemente… sparito." Spostò lo sguardo da ma a Ron ai gemelli e a Percy. "Ho fiducia nel fatto che il ministero l'avrà catturato prima del nostro ritorno, ma se non sarà così, dovrete tutti stare attenti. Non sarò sempre presente per proteggervi. È un uomo pericoloso."

Mamma si alzò e cominciò a camminare. Quando arrivò dietro a papà, gli mise le mani sulle spalle. "Arthur," disse piano, "chi è stato?"

"È stato Sirius Black, Molly."

Gli occhi della mamma quasi uscirono fuori dalle orbite. Ansimò di nuovo. "No!"

"Chi è Sirius Black?" chiese Ron.

"Un assassino." Rispose papà. Lo disse con un disprezzo tale che quella parola sembrava quasi troppo personale. Guardavo i miei fratelli e potevo dire che pensavano tutti la stessa cosa. Prima che potessimo fare altre domande, papà disse di nuovo, "voglio che siate prudenti…."

"Ha fatto altro black?" chiesi.

" No", disse mamma in fretta, ma i suoi occhi la tradirono. Black aveva fatto del male nel mondo magico in qualche modo che andava ben oltre l'essere un assassino. Lo sapevo, ma nessuno dei miei genitori era disposto a dare quell'informazione. Se quello era il caso, avrei dovuto scoprirlo con qualche sotterfugio.

Ero sempre stata orgogliosa della mia capacità di scoprire cose che non avrei dovuto sapere. Se i nostri genitori si rifiutavano di dirci qualcosa, solitamente ero io che sentivo per caso l'informazione. Fred e George mi chiamavano le loro "orecchie oblunghe", da cui in origine presero l'idea. Infatti sapevo più cosi di quanto lasciassi credere, più di quanto ci si sarebbe aspettati.

Una volta che tutti erano andati a letto, silenziosamente mi avvicinai alla porta della stanza dei miei genitori. Sentii mamma piangere piano. Papà stava cercando di consolarla. "Molly, non c'è bisogno di preoccuparsi. Sarà al sicuro per il momento. Conosci quali protezioni Silente ha imposto su quella casa."

"Lo so" pianse Molly, "ma è così solo lì. Dobbiamo portarlo da noi. Possiamo almeno dargli una vera casa. È il minimo che possiamo fare dopo quello che ha fatto per Ginny."

Harry. Erano preoccupati per Harry.

"È più al sicuro lì che in ogni altro posto," disse papa con fermezza. "Lì Black non può toccare Harry. Potrà starci poco bene, ma è al sicuro."

"Sono sicuri che da la caccia a Harry? Sei sicuro che è scappato per questo?"

"Continuava a ripetere 'è a Hogwarts' nei giorni prima della fuga. Sono sicuri." Papà sospirò rumorosamente. "Il Ministero non vuole che diciamo a Harry di Black."

"E non dovremmo!" sibilò Molly. "Gli spezzerebbe il cuore, povero ragazzo. Ne ha passate abbastanza! Non ha bisogno anche di questo dolore."

"Preferirei che lo sentisse da persone che gli vogliono bene, piuttosto che dai pettegolezzi di quelli che non lo fanno." Disse papà.

Ascoltai senza poterci credere. Un assassino era alla macchia e stava cercando Harry, anche se apparentemente la storia andava più in là di quanto potessi capire. Di nuovo, per Hogwarts non ci sarebbe stato un periodo di calma. Allungai le orecchie per ascoltare meglio.

La porta si aprì e mamma si fermò un attimo perplessa. "Ginny?" esclamò. "Cosa stai facendo?" aveva le mani sui fianchi, chiaro segnale che era meglio cominciare a parlare.

"Um…" mormorai. Forza, Ginny. "Ho avuto un altro incubo." Mentii. La rabbia della mamma svanì immediatamente e mi prese tra le braccia. L'ho scampata bella, pensai. E quando andai a dormire, dormii profondamente. C'era una strana calma quella notte.

Calm ache non ci fu quando giorni dopo venimmo a sapere che Harry era sparito da casa Dursley. Papà ci assicurò che gli ufficiali del Ministero stavano facendo di tutto per localizzarlo. Era inquieto anche lui, ma non lo avrebbe mai ammesso. Impazzii dalla preoccupazione, ma sapevo anche che se c'era qualcuno in grado di affrontate un prigioniero fuggito da Azkaban e vivere per raccontarlo, quel qualcuno era Harry. Caramel fortunatamente trovò Harry poche ore dopo la sua fuga dai Dursley.

Anche se cercammo di trovare Harry quando andammo a Diagon Alley più tardi quel mese, non era da nessuna parte. Quando io, mamma, Percy e i gemelli, entrando al Paiolo Magico, finalmente lo trovammo con Ron e Hermione, rilasciai un sospiro di sollievo. Immediatamente dopo questo sospiro, sentii la guance scaldarsi e la mia cotta tornare. Realizzando che continuavo a non riuscire a ricompormi di fronte a lui, mormorai un saluto.

Prima di partire per Hogwarts la mattina dopo, gli incubi mi fecero una visita. Questa volta vidi sia Voldemort che Black uscire dal diario per uccidermi, e dopo averlo fatto, puntarono a Harry. Nonostante fossi morta, mi sentii urlare.

"Ginny!" sentii la voce di Hermione chiamarmi, e mi sedetti di colpo nel letto, quasi colpendo Hermione. "Ginny, stai bene?"

Alzai la mano per asciugarmi il sudore. "Perfettamente." Mormorai. Chiusi gli occhi e mi sforzai di riprendere a respirare normalmente. Quando riaprii gli occhi, Hermione era ancora seduta vicino a me, tenendomi la mano. "Sinceramente, Hermione, era solo un incubo. Non sto morendo."

"Mi ha fatto prendere un colpo," ammise Hermione. "sono sempre così?"

"Ne ho avuti di peggiori." Risposi. I suoi occhi castani erano pieni di preoccupazione. Le importava. Ma non capivo perchè. Avevo cercato di ucciderla, per la barba di Merlino. Nonostante molte persone capissero che non stavo agendo per mia volontà, dubito che dormirebbero nella stessa stanza con me.

"Stai bene?" chiese. Penso che se non fosse stato per il diario, saremmo diventate molto amiche l'anno precedente. Era una persona molto altruista e un'amica molto leale. E coraggiosa. Doveva esserlo. Più Avanti avrebbe sposato mio fratello. E questo richiede un bel coraggio, secondo me.

Annuii, e lei aggiunse, "Vai a lavarti e scenderemo per far colazione."

Dopo essermi fatta una doccia e cambiata, io ed Hermione ci dirigemmo verso la sala da pranzo del Paiolo Magico. "Silente mi ha scritto una lettera," disse Hermione. "Ha detto che se vuoi, per quest'anno hai il permesso di dividere la stanza con me."

All'inizio, ero sospettosa. Pensavo che il Preside mi volesse tenere d'occhio perché pensava che avrei potuto avere una ricaduta su Voldemort. Mi accigliai, ma poi ricordai un altro particolare. O meglio, non mi ricordai. Non avrei saputo dire chi erano state le mie compagne di stanza il primo anno. Capii. Silente sapeva che avevo bisogno di qualcuno che mi fosse amico. "Mi piacerebbe," le dissi. "Io.. non mi sn mai fatta degli amici."

Hermione sorrise. "E I miei migliori amici sono due maschi." Replicò. "Ho più bisogno di un'amica…" e il suo sorriso si allargò. "Non che non apprezzo i miei ragazzi…" Si fermò, realizzando quello che aveva detto. I suoi ragazzi. La sua faccia divenne tutta rossa. "non volevo dire.. certo che non sono… miei…"

"Lo so, Hermione," dissi ridacchiando senza controllo. Indicai le sue guance. "cominci a sembrare me quando c'è Harry nelle vicinanze." Ho scherzato sulla mia cotta per Harry? Mi chiesi. Quella era la prima volta che avevo fatto capire a qualcuno che per me Harry era più che un semplice amico. Hermione ha sempre avuto quest'effetto su di me. Con lei sono sempre riuscita a parlare del mio amore non corrisposto per Il-Ragazzo-Che-È-Sopravvissuto.

Arrivando al tavolo e sedendoci, le sue mani toccarono la pelle della faccia. Scoppiò a ridere. "Pensavo che non provassi una cosa simile per Harry." Disse, senza cercare di nascondere il sarcasmo. Scrollai le spalle, senza rispondere. Lei continuo, "Se vuoi la mia opinione, penso che sia un'idea grandiosa."

Il mio sorriso si allargò di altri 6 cm, lo giuro. "Davvero?" chiesi e lei annuì. "Ma non sa neanche che esisto." Replicai abbattuta.

"Lo sa." Mi rassicurò Hermione. "Ma ha solo 13 anni. Tutti I ragazzi della nostra età sono sciocchi! Non credo che Ron si sia ancora accorto che sono una ragazza."

Alzai le sopracciglia con fare interrogatorio. Hermione aveva appena…? Si, penso che avesse appena ammesso che le piaceva mio fratello. Interessante. "Hermione, ti piace…?"

"Piace chi?" Disse mamma, sedendosi in mezzo a noi e posando tre tazze di te sul tavolo. Incrociò lo sguardo di papà, che stava leggendo La Gazzetta del Profeta, e gli fece l'occhiolino. Hermione, a disagio, si agitava sulla sedia. "Non essere così timida, Hermione. Sono sicura che posso offrirti qualche consiglio materno."

I miei occhi esaminarono quelli si Hermione. Mi guardò con imbarazzo. Aha! Pensai. Allora le piace Ron! Dovevo assolutamente stare attenta ai future sviluppi.

"Non provocare la ragazza, Molly," disse papà, rinascondendo la faccia nel giornale. "non le serve una pozione d'amora preparata."

Mamma rise. "Arthur, ero giovane e stavo cercando di farti ingelosire."

"Hai usato una pozione d'amore, mamma?" chiesi divertita. Guardai Hermione; il rosso sulle guance era sparito, rimpiazzato da un sorriso.

"Un ragazzo di nome Chip, al nostro sesto anno," rispose mamma, ridendo al ricordo. "Tuo padre giocava a fare il difficile. Presi misure drastiche."

La sua risata era infettiva e presto io ed Hermione stavamo ridacchiando rumorosamente. Riuscii anche a restare di ottimo umore quando Harry e Ron si aggiunsero a noi, prendendo nota del fatto che se ero arrossita anche minimamente, doveva essere stato per la risata.

Pensavo che la nuova amicizia con Hermione, mi avrebbe avvicinata al gruppo. Fin da quando Ron era tornato dopo il suo primo anno, era stato un mio sogno. Avevo pazze speranze di aggiungermi a loro nelle loro avventure. Ma anche se avrei eventualmente fatto parte del gruppo, ebbero sempre la brutta abitudine di tenermi all'oscuro di tutto. Mi ci vollero anni per realizzare che avevano bisogno l'uno dell'altro in modi che non avrei mai completamente capito.

Le cose andavano secondo il mio piano. Dopo che io e Harry ridemmo insieme dietro a Percy alla stazione, pensavo fosse fatta. Immaginate il mio disappunto quando sul treno Ron mi disse di andarmene.

"Oh, grazie molte," dissi, fulminandolo con gli occhi. Mentre mi allontanavo, pensavo che avrebbe dovuto preferire tener d'occhio la sua sorellina, soprattutto con un assassino in circolazione, senza bisogno di dire che quello era il mio primo giorno a Hogwarts come studente NON influenzata da un certo mago oscuro.

Camminando per i corridoi, mi sentii persa senza speranze. L'unica differenza tra me e quelli del primo anno era che loro si erano già trovati dei posti. Guardando a sinistra, vidi Colin Canon ridere con alcuni amici. Mi sentivo gelosa e arrabbiata. Forse potevo cercare Fred e George… Magari Percy… Cosa? Avevo veramente considerato di cercare Percy per dividere lo scompartimento con lui? Avrei dovuto sopportarlo mentre parlava della sua promozione a Caposcuola.

"Ti andrebbe di dividere uno scompartimento con me?" chiese una vocina dietro di me. Mi voltai per cercarne la fonte.

Riconobbi la ragazza. I suoi capelli biondo sporco, lunghi fino alla vita, nascondevano un lungo e sottile oggetto dietro il suo orecchio. Dopo un'analisi più attenta, realizzai che era la sua bacchetta. Viveva vicino alla Tana. Infatti, quando avevamo 6 anni, giocavamo spesso insieme, ma era prima che mi spaventò, dicendomi che ero infestata da Womnail invisibili.

"Stanno tutti giocando a quello che sembra un fantastico gioco e non riesco a entrare in nessuno scompartimento." Disse, i suoi occhi sognanti si guardavano intorno. "Ti ricordi di me, Ginny? Sono Luna."

"Mi ricordo di te."

"Non ne ero sicura." Disse. "Hai smesso di farti vedere dopo la tua infestazione. Dopo che era stata debellata, pensavo saresti tornata."

Cosa rispondi a una frase simile? C'erano così tanti punti da cui iniziare. Avrei potuto continuare a dire che ero infestata da Womnail invisibili. Avrei potuto dire che i Womnail non esistono. Avrei potuto, ma non sembrava importante. "Penso che questo scompartimento sia vuoto." Dissi, indicando quello vicino a me.

Aprii la porta ed entrai. Luna mi seguì e si sedette. Seduta di fronte a lei, speravo che avrebbe voluto parlare di qualcosa di normale, come chi sarebbe stato il nuovo insegnante di Difesa Contro le Arti Oscure, o di quanto non fosse giusto che non avremmo avuto il permesso di andare a Hogsmeade fino all'anno prossimo. Non fui così fortunata. Scelse un argomento che era un po troppo personale.

Allungò la mano dietro l'orecchio e prese la punta della bacchetta. "Sono felice che Harry potter abbia sconfitto il basilisco." Disse. Prese la bacchetta e la picchietto sulla mano.

Di tutte le storie che avrebbe potuto scegliere, voleva parlare proprio di questo? Mormorai, "Anch'io."

"Ti ha salvata vero?" gli occhi di Luna si allargarono quando realizzò chi ero. O forse aveva già messo insieme i pezzi prima ma aveva deciso che quello sarebbe stato un buon momento per strabuzzare gli occhi.

"Si."

"Sono contenta che l'ha fatto." Disse facendo girare la bacchetta. "Non avevi amici l'anno scorso."

Ouch. Luna aveva sempre avuto l'incredibile abitudine di dire verità che nessuno era pronto ad ascoltare, o aveva scelto di ignorare. "Ero un po…" posseduta? "…timida."

Come se non avesse sentito quello che avevo detto, continuò, "Neanche io però." Rimise la bacchetta al suo posto dietro l'orecchio. "Almeno avevi quel diario."

I miei occhi si alzarono e incontrarono i suoi. Potevo sentire l'irritazione che aumentava. Canticchiava tra se e se un motivetto che sono sicura aveva appena inventato.

Durante la conversazione, non mi ero accorta che il treno si era fermato. Mi importava soltanto andarmene dallo scompartimento senza essere scortese. La mia occasione arrivò quando mancò la luce. Confusa e spaventata, scivolai fuori dallo scompartimento. Mentre uscivo, giuro che sentii Luna dire "Wow. Questo deve essere il più lungo batter d'occhio che abbia mai avuto."

Brancolando per il buio corridoio, potevo sentire i miei compagni sussurrare e urlare. Quando passai davanti alla scompartimento si Colin, sentii i suoi amici gridare. Colin disse, "Harry Potter risolverà tutto." Andando più avanti, sentii il soffio rumoroso di Grattastinchi, il nuovo gatto di Hermione. Quando sentii la voce camuffata della padrona, seppi di aver trovato lo scompartimento che stavo cercando.

Sentii la porta aprirsi di colpo e qualcuno mi urtò. Sussultai di dolore e quella persona fece lo stesso. "Chi c'è?" sentii dire.

Risposi con la stessa domanda.

"Ginny?"

"Hermione?"

"Che stai facendo?" chiese.

Velocemente risposi, "Cercavo Ron…"

"Entra e siediti." Replica Hermione.

Se pensava che fosse facile, si sbagliava. Entrai alla cieca nello scompartimento e mi sedetti appena possibile. Immaginate il mio imbarazzo quando il posto che avevo trovato risultò essere già occupato. "Non qui!" sentii Harry sibilare. "Ci sono io!" Oh, non ero mai stata così felice di essere al buio, ma mi sorpresi nello scoprire che il caldo che sentivo nelle guance non avesse creato una piccolo fonte di luce.

Saltai in piedi immediatamente e sentii il mio piede schiacciare qualcosa. "Ohi!" sentii una voce ancora diversa sussurrare. Apparentemente, gli ero salita sui piedi. Stavo per scusarmi, quando una strana voce profonda parlò.

"Silenzio!" sentii qualcuno nell'angolo muoversi e agitarsi. Una bacchetta si accese e vidi una faccia che non riconoscevo. Era un uomo ma tutto in lui sembrava esausto, tutto tranne i suoi occhi. Gli occhi scuri si voltarono verso la porta, in allerta e pronti. "State dove siete." Si alzò e fece un passo verso l'entrata.

Non fece in tempo a fare un secondo passo che la porta si aprì. Vidi il mantello sospeso sul pavimento e capii immediatamente cosa fosse. Papà aveva parlato di loro quando aveva visitato Azkaban. Mamma ci minacciava di chiamarli tutto le volte che non obbedivamo. Avevo visto le foto nei libri ma, per tutte le spiegazioni ascoltate e le immagini viste, niente può spiegare il terrore assoluto di vederne uno da vicino.

Era un dissennatore. Sono senza faccia per tutti tranne i pochi sfortunati che la vedono. Se scorgi anche un minimo della sua pelle, vedrai quello che diventerai dopo essere stato morto per una decade. E niente piedi… come i fantasmi… ma almeno i fantasmi hanno le loro anime.

Il dissennatore ispirò e sentii la temperatura dello scompartimento scendere di 10 gradi di colpo. Una morsa di ghiaccio mi strinse il cuore, cercando di entrarvi. tremavo di terrore interno.

Non avevi paura di me? E non mi hai forse obbedito?

Ero di nuovo nella Camera dei segreti. Vidi Tom Riddle torreggiare sul mio corpo sempre più stanco, sorridendo come un maniaco. Lacrime, pesanti gocce di depressione si formarono nei miei occhi e mi scesero giù per le guance.

Vi ucciderò entrambi.

E con la stessa velocità con cui quella creatura era arrivata, se ne andò. Non ricordo l'uomo misterioso minacciare il dissennatore con la bacchetta, ma sentii perché erano lì. Stavano cercando Sirius Black. Decisi che era logico mandare le guardie di Azkaban a cercare un prigioniero fuggito, soprattutto uno pericoloso come Sirius Black. Ed era logico che fossero lì se Black stava cercando Harry… ma erano creature malvagie.. e perché avessero fatto collassare Harry a quel modo proprio non lo capivo…

In qualche modo devo aver chiesto aiuto perché mi ritrovai con il braccio di Hermione intorno alle spalle, per confortarmi. Mi abbracciò stretta e sussurrò, "Se ne sono andati."

Tremai. A bassa voce risposi, "Lo so…"

"È questo ciò che fanno, Ginny?" chiese a voce bassa, "ho visto la notte in cui mia nonna morì d'infarto… la peggior notte della mia vita…"

"Ti fatto rivivere i tuoi ricordi peggiori…" dissi. Sentii l'uomo chiedere a Harry se stava bene e Harry rispondere con un tutto bene.

"Eri di nuovo nella Camera," disse Hermione. non era una domanda. Lo sapeva. Era un'altra sua fantastica caratteristica, sapere come si sentivano I suoi amici e capirlo anche prima di loro.

Quando arrivammo ad Hogsmeade, il Trio D'Oro si separò di nuovo dagli altri. Mi guardai intorno e vidi il ragazzo che divideva il nostro scompartimento aspettarmi. Mi fece segno di andare con lui ed io ero solo contenta di aver trovato qualcuno con cui dividere il viaggio.

Era sembrato pallido sul treno, ma ora il suo colorito stava tornando normale. "Stai meglio?" mi chiese.

"C'è stato un definitivo miglioramento." Risposi. "E tu?"

"Anche." Disse. Mi tese la mano mentre continuavamo a camminare. "Comunque, io sono Neville." Gli strinsi la mano e gli dissi il mio nome. "Ron non ci ha mai presentati. Sei la più giovane dei Weasley, giusto?"

"Nah," risposi freddamente. "Ne abbiamo un'altra nidiata che ci aspetta a casa." Sembrava confuso e ridacchiai. "Lascia stare. Pensi che i dissennatori saranno qua in giro quest'anno?"

"Spero di no." Rispose Neville. Tremor visibilmente. "Non voglio mai più trovarmi vicino a uno di loro."

"Cosa hai visto?" chiesi senza pensarci. Quella era una domanda troppo personale. Sperai di non aver già spaventato questo nuovo amico.

Neville si fermò quando raggiungemmo la fila per la carrozze. Penso che abbia mormorato qualcosa sui suoi genitori ma, all'ultimo momento, cambiò idea. "Non ricordo." Disse. "Ma non può essere più terribile di quello che ha visto Harry. L'hai visto che è svenuto."

"Potter è svenuto?" disse una voce dietro di noi. Mi voltai per vedere Draco Malfoy seguito da due energumeni. Ricordavo Draco anche troppo bene. "Ho sentito bene, Paciock?"

"Si.. Ma solo perché il dissennatore…"

"Non ho visto nessun altro svenire." Sorrise Malfoy. I suoi scagnozzi ridacchiarono dietro di lui. Mi guardò. "Ovviamente sarebbe successo a te se Potter ti avesse sorriso."

Non era una buona cosa che Malfoy sapesse così tanto su di me, ma pensai di condividere con lui un altro piccolo dettaglio. "Spero che tu non abbia dimenticato che ho quattro fratelli maggiori in questa scuola, Malfoy" dissi scaldandomi, "Ti farei una fattura io stessa ma non vorrei negargli i loro doveri di fratelli."

Prima che il biondo serpe verde potesse rispondere, sentii una voce familiare dietro di me. "Salta sulla carrozza Ginny! Non ti aspetteranno per molto!" era Luna, che aspettava che qualcuno si unisse a lei. Io e Neville la raggiungemmo in fretta sulla carrozza. Riguardai Draco fulminandolo con gli occhi.

Dividere la stanza con Hermiona quell'anno fu la migliore idea che Silente avesse mai avuto. Capì che avevo bisogno di qualcuno di comprensivo e lei era la persona giusta. Anche Lavanda e Calì mi riempivano di attenzioni. Pensavano che i miei capelli rossi fossero fantastici e continuavano a chiedermi se potevano acconciarli. La prima sera accettai e loro cercarono di arricciarli. Quando a colazione Colin mi rise in faccia, giurai di non lasciare mai più che quelle ragazze mi toccassero i capelli.

Le notizie a Hogwarts volano. In pochissimo tempo tutti sapevano che la prima lezione di Hagrid con quelli del terzo anno era finita male. Fui felice di sapere che non era stata colpa sua, bensì di Draco. Fu la ciliegina sulla torta sapere che il braccio dell'idiota era rotto.

La brutta notizia era che Lucius Malfoy non era per niente contento della ferita del figlio. Per le molte minacce, Hagrid si sentiva giù di morale. Decisi di fare una visita al guardiano. Camminai per poco da solo prima che Colin e una ragazza che non conoscevo si unirono a me.

"Ehi, Ginny!" mi saluto Colin nella sua solita maniera amichevole. "Dove vai?"

Glielo spiegai e pensò che fosse una grande idea. Mi presentò la ragazza. Il suo nome era Delia Regal e sembrava simpatica. Decisero infine di unirsi a me.

"Pensi che abbiano giù rinchiuso l'ippogrifo?" chesi Colin mentre ci avvicinavamo alla capanna di Hagrid. "Mi piacerebbe cavalcarlo come ha fatto Harry!"

"Non puoi cavalcare quel mostro, Canon."

Noi tre ci girammo. Due serpe verde bassi e tarchiati ci sorridevano malignamente. Li riconobbi come Juliu Harper e Daemon Vaisey. Erano stupidi idioti e molto probabilmente da qualche parte nel loro albero genealogico c'era una vecchia megera.

"L'hanno già rinchiuso" continuò Vaisey. "Sin da quando ha attaccato Draco, suo padre era furioso." Lui e Harper si avvicinarono e aggiunse, "Non mi stupirebbe che quella specie di insegnante sia licenziato prima della fine di questa settimana."

"L'ippogrifo non ha attaccato Malfoy," dissi, alquanto alterata. "Malfoy non ha ascoltato una parola di quello che aveva detto Hagrid." Colin, ovviamente, annuì.

Prima che un'altra parola potesse essere pronunciata, la porta della capanna si aprì di scatto. Hagrid uscì con una piccola sacca di mangime. Quando chiuse la porta e si voltò, fu sorpreso di trovare cinque studenti radunati fuori la sua porta. "Che fate tutti qui?"

"Volevamo venire a trovarti." Dissi e i Serpeverde dietro di me sbuffarono.

"Stavo per…" cominciò Hagrid, grattandosi la barba cespugliosa. Ci fece segno di seguirlo. "Be, se ve lo mostro? Non potrò più insegnare con Fierobecco, ho preparato qualcos'altro."

Mi aspettavo che i miei compagni Grifondoro lo seguissero, ma fui sorpresa nello scoprire che Harper e Vaisey si erano uniti a noi. Hagrid ci condusse oltre il giardino dove faceva crescere le zucche e si fermò di fronte a un pollaio. Mi guardai intorno nervosamente. Riddle aveva più volte manovrato il mio corpo per far visita ai polli l'anno prima. Ero stata forzata ad uccidere i galli siccome il loro canto sarebbe stato fatale per il basilisco.

Io e i miei compagni ci avvicinammo al recinto per vedere quale creatura magica Hagrid avesse riservato agli studenti più grandi. All'interno, vidi un gallo. Non capivo perché Hagrid sembrasse così felice di quell'uccello.

"Qualcuno sa dirmi cosa state tutti guardando?" chiese Hagrid

Harper si avvicinò per guardare meglio. "È un maledetto pollo!" rise e presto Vaisey si unì a lui. Harper si rivolse verso Hagrid. "Hai già perso il coraggio?"

"Non è solo un pollo." Ribatté Hagrid. Si mise una mano in tasca e ne tirò fuori una manciata di mangime. La buttò dentro. Indicò l'uccello, che aveva iniziato a beccare il terreno. "Le piume di un gallo sono tutti bianche. Guardate quelle di questo qui quando il sole ci batte contro."

Fissai lungamente il gallo. Mentre alzava la testa per guardarci, la luce del sole colpì le sue piume. Le sue piume emanavano un bagliore dorato. Restai senza fiato davanti a quella bellezza.

"Cos'è?" chiese Delia.

"Sarimanok." Rispose Hagrid." Appena scoperto nelle Filippine da Leon Scamander. Sono rari, questi qui."

"In ogni caso," sbuffò Harper. "Cos'ha di così grande un maledetto pollo?"

Hagrid ci guardò. "I nativi sono convinti che acchiappare un adulto porta fortuna se ci riesci senza fare magie, ma la fortuna funge solo una volta a caso."

Prese la sacca e ne tirò fuori una manciata di mangime. Quando le buttò nel recindo, il sarimanok cominciò a beccare il cibo. "questo qui ha solo poche settimane. Dicono che la fortuna dei piccoli funziona a caso solo per le persone con cui interagisci invece che per te."

"Perché è qui, Hagrid?" chiesi, domandandomi perché se era così raro da trovare qualcuno non lo stesse studiando.

"Scamander pensa che potrebbe diminuire il tempo che ci vuole per fare la Felix Felicis."

"Fortuna liquida!" disse Vaisey, ovviamente ammirato.

"Piton ci lavorerà sopra?" chiese Colin.

Hagrid scosse il testone. "Un vecchio professore di pozioni sta venendo a prenderlo. Mai sentito di Horace Lumacorno?" scossi la testa, e gli altri mi imitarono. "Un genio del calderone, ecco cos'è. Bravo a fare la fortuna liquida, una delle sue specialità. Consuma tempo però."

"Hai detto che la fortuna funziona solo quando ne catturi uno." Disse Colin. "è difficile?"

"Diavoli da cacciare. Quasi impossibile." Disse Hagrid. "Vieni qua Colin." Fece cenno a Volin di entrare nel recinto. Colin aveva l'aria estremamente eccitata. Si voltò verso di me e mi mise in mano la sua macchina fotografica. Si lanciò verso l'entrata e subito cominciò a correre dietro al sarimanok.

Per quasi cinque minuti, guardammo con divertimento Colin che non riusciva ad acchiapparlo. Anche quando l'uccello era messo all'angolo e praticamente sconfitto, riusciva a sfuggirgli. Hagrid richiamò Colin dopo che si era buttato di faccia contro il recinto.

"Abbastanza." Disse Hagrid. "si dice che sarimanok siano eccellenti a giudicare le persone. Percepiscono i volenterosi e eccitati. Quando si fidano, sai che si fidano per una buona ragione. Chi altro vuole andare?"

Uno per uno, ci mettemmo in fila per acchiappare l'uccello. Ridemmo così tanto. Harper e Vaisey non riuscivano neanche ad avvicinarsi. Osservai le mosse di tutti. Tutte veloci e rapide, ma tutte fallimentari. Ero preoccupata quando arrivò il mio turno. Dopo che Hagri aveva detto che era un ottimo giudice, avevo cominciato a dubitare di me stessa. Quando arrivò il mio turno, cercai di ignorare quello che provavo e decisi per la tattica opposta.

Camminai lentamente verso il centro del recinto e mi sedetti. Sentii Harper scoppiare a ridere dietro di me. Sorrisi tra me e me. Raccolsi un chicco di mangime che aveva lasciato e me lo misi tra il pollice e l'indice, e attesi. Guardai il sarimanok che mi studiava, saltellando sempre più vicino. Il luccichio delle sue piume mi colpì gli occhi e li incrociai.

A pochi centimetri da me, l'uccello abbassò la testa per guardare il chicco. Fece un verso e velocemente prese il chicco dalle mie dita. Prendendo al volo l'occasione, mi allungai verso la creatura e sentii le mie mani lentamente chiudersi lentamente attorno al suo corpo. Non si agitò. Tirandolo su delicatamente, me lo misi in braccio e gli accarezzai le piume dorate. Sentii una bella sensazione di calore attraversarmi il corpo… un segno di vittoria… un segno di fortuna…

"Ben fatto!" gridò Hagrid. "Dieci punti a Grifondoro!"

"Se solo tu potessi passare quella fortuna a qualcuno di tua scelta," mi disse Hermione più tardi nel dormitorio. "ne ho davvero bisogno con tutto il lavoro che sto facendo." Disse sfogliando uno dei sui libri di testo.

"Non funziona così." Risposi. Hagrid mi aveva lasciato tenere una piuma del sarimanok con ricordo di un lavoro ben fatto. "Se potessi scegliere chi e quando darla a qualcuno, la passarei ad Harry in caso Black arrivi a lui." Osservai la reazione di Hermione.

Alzò lo sguardo in fretta, come avevo previsto. "Chi ti ha ditto che Black sta cercando Harry?"

"Oh nessuno." Dissi con calma. "Ho i miei metodi."

Senza dire un'altra parola, puntai la bacchetta verso la luce, mormorai la giusta formula per spegnere la candela e mi sistemai comodamente sotto le coperte. Prima di voltarmi su un fianco, sentii Hermione mormorare a se stessa, "Una piccola furba streghetta davvero."

Portandomi le coperte fin sotto il mento, cominciai ad addormentarmi, pensando quanto fosse stata grande quella prima settimana. Quando i sogno rimpiazzarono la realtà, vidi Harry nella mia testa che mi ringraziava per avergli dato la fortuna che gli serviva per sconfiggere Sirius Black.

Il castello rimase relativamente calmo per i due mesi seguenti. Hermione era sempre impegnata e passava la maggior parte del suo tempo libero con Ron e Harry. Io e Neville passammo molto tempo insieme. Entrambi nel profondo volevamo far parte del Trio D'Oro. Mi stavo affezionando a Luna, anche se sarebbero passati ancora tre anni prima di diventare amiche. Sorprendentemente, mi stavo affezionando anche a Colin. Dopo tutto, avevamo un interesse comune. (A volte, da come ne parlava, pensavo che gli piacesse Harry.) Delia Regal, la ragazza di prima, stava lentamente diventando un'amica. Il professor Lupin diede prova di essere un insegnante fantastico e fare difesa con i Corvonero era sempre divertente.

La pace non durò molto. La notte di Halloween, Black entrò nel castello e fece fuggire dalla paura la Signora Grassa. Fortunatamente, l'unico danno fu il ritratto stracciato. Poco dopo i dissennatori attaccarono Harry durante la partita di Quidditch contro Tassorosso. Vedere Harry precipitare da quell'altezza fu la cosa più terrificante che mi successe quell'anno.

Arrossendo furiosamente, entrai nell'infermeria. Avevo scritto una cartolina di auguri a Harry. Speravo che stesse dormendo, così non mi avrebbe visto appoggiarla vicino a lui. Niente fortuna. Harry alzò gli occhi quando entrai. Strnsi forte la cartolina. Sorrise flebilmente. "Ciao, Ginny."

Puoi farcela! Mi dissi. "C-C-Ciao," riuscii a balbettare. "Mi dispiace per la tua scopa, Harry."

Si accigliò. Complimenti, Ginny. Fallo stare peggio. "Eh, grazie." Mormorò.

"Penso.. Penso che Ron ti porterà dei dolci da Mielandia." Mi auto congratulai per aver avuto una specie di conversazione con lui.

Si accigliò di nuovo. Prendiamo mille boccini d'oro oggi, Ginny? "Sarebbe bello." Mormorò.

Non volendo dire altro per non rendermi più ridicola, gli porsi tremando la cartolina e dissi velocemente, "Hofattoquestapertesperotustiamegliociao." Le mie guance erano di nuovo bollenti e fugii dalla stanza. Camminando il più velocemente possibile, andai dritta contro Fred e George. George lasciò cadere un pezzo di pergamena che aveva l'aria di aver avuto giorni migliori. La fissai immobile e notai la forma della nostra scuola e puntini che si muovevano.

"Accio mappa." Urlò Fred, e la pergamena gli volò in mano. La ripiegò ma riuscii a vedere le parole "Lunastorta" e "Ramoso" e "Mappa." Fred mi sorrise. "Dove vai così di corsa, sorellina?"

"Se non ti conoscessi bene, dire che stai fuggendo dai guai." Disse George sorridendo.

"Nessun guaio, solo imbarazzo." Ribattei. Guardai di nuovo la pargamena. "Era una mappa di Hogwarts?"

"Non fare domande…." Attaccò Fred.

Ma lo anticipai. "… e non mi mentirete?" Terminai per lui. "Avanti. Sapete che siete i miei fratelli preferiti." Misi il miglior broncio che possible.

"Fratelli preferiti?" ripetè George. "Hai sentito, Fred?"

"Ho sentito." Replicò Fred. "Interessante sentirglielo dire visto che l'abbiamo a malapena vista da quando è iniziato l'anno scolastico." Si mise una mano in fronte come se fosse stressato.

"È come se non avesse fratelli." George fece finta di piangere.

Diedi uno schiaffo a entrambi, un colpo per ogni braccio. "Se non ho fratelli, allora immagino di poter mostrare a mamma tutti i tesori sotto il pavimento del loro armadio." Buttai all'indietro i capelli e mi voltai.

"Combatti sporco." Disse Fred.

"Tutto è concesso in amore e in guerra." Gli ricordò George. "E anche nei rapporti tra fratelli."

Mi fermai e sorrisi. Non è difficile sapere esattamente come lavorarseli. Dopo tutto, sono la loro sorella preferita, ma non ditelo agli altri nostri fratelli. Una volta che mi ebbero richiamata, seppi che questo era un altro dei loro innumerevoli segreti.

Li seguii in una classe vuota e George chiuse la porta. Fred mise la pergamena su un banco e George ci raggiunse ad osservare il foglio. Era una mappa di Hogwarts e ogni puntino in movimento aveva un nome. Seguii i corridoi fino a trovare la nostra classe. E proprio lì, c'era il mio nome vicino a quelli dei miei fratelli gemelli.

"Questo è uno dei nostri tesori più cari." Disse Fred.

"L'avete fatta voi?" chiesi, ammirata dalla quantità di magia e di capacità che doveva essere servita per completarla.

"Tu ci lusinghi." Rispose George. "No, cara sorella, l'abbiamo trovata il nostro primo anno."

"Recuperata dall'ufficio di Gaza." Aggiunse Fred.

"All'inizio la usavamo per andare ad Hogsmeade." Mi informò George. Puntò a ogni passaggio segreto che portava fuori dal castello.

"E questa mappa mostra tutti nel castello?" chiesi.

"Tutti." Dissero Fred e George all'unisono.

Fissai la mappa. I miei occhi non poterono non cercare il puntino di Harry, solo due stanze più in là. Quando lo vidi, un pensiero mi balenò nella testa. "Se potete vedere tutti, allora potete vedere Sirius Black quando è nel parco!" esclamai.

"Cosa pensi che stiamo cercando di fare?" sibilò Fred.

"Non possiamo tenere d'occhio la mappa tutto il tempo." Disse George. "Sospettiamo che Black sia abbastanza furbo per stare il più lontano possibile da Hogwarts. Deve aver pensato che tutti sarebbero stati distratti ad Halloween."

Guardai Hermione e Ron allontanarsi insieme dalla Torre di Grifondoro. Probaabilmente stavano andando all'ospedale da Harry. E lì ebbi l'idea. "Dovresti darla a Harry." Dissi in fretta.

Fred e George mi fissarono. Dopo qualche secondo di silenzio imbarazzante, scoppiarono entrambi a ridere. "Sei sempre divertente!" George si piegò, tenendosi i fianchi.

Mi misi le mani sui fianchi e li guardai storto, mi sembravo la mamma. "Sono seria. Primo, Harry potrebbe andare a Hogsmeade e smetterla di tenere il muso…"

"Ginny, penso che sia il tuo cuore e non la tua testa a parlare…" interruppe Fred.

"E secondo.." esitai perché sapevo che non molte persone dovevano sapere quest'informazione. "Sirius Black è qui perché… perché vuole Harry morto."

Questo li zittì. "Sei sicura?" chiese George.

"Ho sentito mamma e papa che ne parlavano prima dell'inizio dell'anno" ribattei. "E sapete che su queste cose non mento mai."

Fred e George si guardarono. Scambiarono silenziosamente alcune parole e si rivoltarono verso di me. "Prenderemo in considerazione la tua idea." Disse Fred.

"Perché questa cosuccia ha fatto miracoli per noi e non sarà facile separarsene." Aggiunge George.

"Ci sono alcune settimane prima del prissimo weekend a Hogsmeade. Useremo il tempo per pensarci su." Finì Fred. Lui e George poggiarono le loro bacchette sulla mappa e dissero, "Fatto il misfatto." Fred chiuse la pergamena, la mise in tasca, e uscì dalla stanza.

Sorrisi a me stessa. Sapevo che avrebbero preso la giusta decisione.

Spesi molto tempo nelle vacanze di Natale con Hermione. Harry e Ron ce l'avevano con lei per aver fatto vedere la nuova Firebolt di Harry come un'arma mortale mandata da Sirius Black.

Era in periodi come questo che potevo passare del tempo con un componente del Trio D'Oro. Quando uno era arrabbiato con un altro, la parte neutrale era obbligata a passare il suo tempo dividendosi tra i due amici. L'amico che restava da solo di solito finiva per passare più tempo con me. Mi vergogno di dire che segretamente speravo in queste litigate. Non che Colin, Neville, Luna o Delia fossero cattivi amici.

Erano gli stessi periodi in cui avevo più informazioni. Sendendo i pomeriggi in biblioteca con Hermione, mi dava delle informazioni che probabilmente non avrebbe mai detto a nessun altro. Mi chiese come avessi fatto a sapere che Sirius Black voleva far del male a Harry e le dissi di aver ascoltato una discussione dei miei genitori.

"Origliando." Mi disse.

Finsi di essere offesa. "Non lo chiamerei origliare. Non è colpa mia se ci sento meglio quando nessuno pens ache sto ascoltando." Le feci un sorrisetto furbo. "Ti sorprenderesti di quanto so."

"Oh davvero?" disse Hermione. "cos'altro hai saputo recentemente?"

Ripensando a un'altra conversazione del Trio che avevo sentito, dissi, "So che Sirius è il padrino di Harry e so che la ragione per cui era ad Azkaban è orribile, ma devo ancora capire quale potrebbe essere."

Hermione, sentendosi persa senza i suoi migliori amici, mi raccontò gli ultimi avvenimenti. Sirius era il custode segreto… tradito i genitori di Harry… ucciso Peter Minus… e volevo solo andare a cercare Harry per dargli il più grande Ginny-abbraccio mai visto.

Hermione litigò di nuovo con Ron qualche settimana dopo. Apparentemente il suo gatto aveva mangiato il topo di Ron. Non era colpa di Hermione e comunque a Ron quel topo non era mai piaciuto un gran che. Harry finì per stare dalla parte di Ron e, ancora una volta, mi ritrovai in biblioteca ad ascoltare Hermione che si lamentava di Ron.

"Non è che posso controllare quello che Grattastinchi caccia." Disse Hermione infervorata. "Ha una testa tutta sua."

"Ron può essere un cretino quando ci si mette." La rassicurai. "Gli passarà e le cose presto per voi torneranno come prima."

Sfogliò furiosamente i libri. O aveva disperatamente bisogno di trovare qualcosa, o stava solo cercando di distrarsi. "Mi manca." Disse, facendo una smorfia di disgusto come se quelle parole le avessero fatto del male.

"Non capirò mai perché mio fratello ti piaccia così tanto." Mormorai.

Chiuse di forza il libro e mi guardò storto. "Io… non… non mi piace… quel disgustoso.. bambino piccolo… di tuo fratello!" A ogni parola, si era alzata un po' di più sulla sedia e torreggiava su di me. Tremendo, cercò di ricomporsi e si scusò più volte.

Non avevo nessun problema con la sua rabbia. Non mi stava prendendo in giro, come non stava prendendo in giro nessun'altro. Da come quei due litigavano, sarebbe stato un miracolo se a nessuno dei due non piacesse l'altro. Non tirai più fuori l'argomento per quell'anno, anche se in quelli successivi sarebbe diventato uno degli argomenti di conversazione più discussi.

Ancora una volta, a Hogwarts l'atmosfera si era fatta pacifica. Avevo sentito dire che Lupin stava dando lezioni private a Harry per aiutarlo a tener lontano i dissennatori, così almeno quel problema sarebbe sparito.

Alla partita tra Grifondoro e Corvonero, ero seduta vicino a Colin e Hermione. Colin scattava foto in continuazione e non la smetteva di raccontarmi quanto amasse il Quidditch e come sua madre non lo capisse e suo padre... sinceramente, smisi di ascoltare nel momento in cui vidi Harry entrare in campo.

Scrutò le nuvole per vedere se c'erano dissennatori, sembrando più sicuro che mai. Quando guardò l'altro cercatore però, notai un leggero tremolio. Avrei riconosciuto quei sintomi ovunque.

"Hermione, chi è quella Corvonero? Il cercatore?" Chiesi.

"Cho Chang." Rispose Hermione. "è del quarto anno…"

"Non mi piace." Dissi.

"Non ti piace?" Hermione sembrava confuse. Also lo sguardo verso Harry a cavallo della scopa, che stave rivolgendo delle veloci occhiate verso Cho. "Oh."

Dopo la vittoria di Grifondoro, la sensazione di assoluto predominio fu troncata bruscamente dalle urla terrificate di Ron. Quando mio fratello si era svegliato, Sirius Black torreggiava su di lui con un pugnale. Che Ron fosse il bersaglio o che fosse semplicemente stato confuso con Harry, non diminuì le nostre paure. Io ed Hermione eravamo terrificate.

Dopo quella notte però Black non visitò più il castello. L'ultima partita di Quidditch, con la vittoria di Grifondoro, ci tirò un po' su di morale a tutti. Pensai di aver visto Oliver Baston piangere. Ancora una volta, era tornata la pace. Arrivarono gli esami di fine anno, e andai benissimo. Speravo che mamma ne sarebbe stata soddisfatta.

Mi svegliai di scatto. A parte il respiro regolare di Lavanda e Calì, nella stanza non si sentiva alcun rumore. Mi scrollai via gl'incubi, chiedendomi come mai Hermione non si fosse precipitata da me come al solito. Si era allenata a seguire la mia routine mentre dormivo e si svegliava automaticamente quando mi trovavo nella Camera. Mi voltai verso il suo letto, ma trovai le coperte stranamente piatte.

Mi tirai su. La luce della luna piena illuminava la stanza. Mi alzi, misi le ciabatte e mi avvicinai alla finestra. Quando c'ero vicina, sentii l'ululato di un lupo diffondersi per la foresta. Guardai un'altra volta il letto si Hermione prima di ripostare la mia attenzione alla meravigliosa luce della notte.

Cos'è?

C'era una strana forma che attraversava il cielo, sembrava un ippogrifo con due cavalieri. Non era possibile che stessi assistendo ad una scena simile, visto che la creatura era stata condannata a morte poche ore prima. La luna non garantiva luce sufficiente per riconoscere i due cavalieri quando atterrarono sulla Torre Ovest, tra le ombre e fuori dalla mia visuale. Dopo qualche minuto la forma tornò, ma questa volta un terzo cavaliere, più alto degli altri due, si era unito al gruppo. Scesero tra le ombre.

Che scena curiosa. Avvicinai la faccia alla finestra, cercando di sbirciare nelle ombre e localizzare quella bizzarra compagnia notturna, ma non riuscivo a… aspetta… l'ippogrifo si stava alzando di nuovo in volo, ma questa volta senza due dei suoi cavalieri.

Mi voltai verso il letto di Hermione; l'orologio indicava le 23:54. Era quasi mezzanotte e lei non era a letto. Era pericoloso aggirarsi per il castello, soprattutto con un pazzo omicida in libertà. Dovevo andare a cercarla? Siccome non era contro la personalità di Hermione, decisi che avrei aspettato che ritornasse.

Quando mi rimisi a letto, non mi aspettavo di riaddormentarmi. Mi svegliai dopo quattro ore, mi sedetti di scatto e mi guardai intorno. Il letto della mia migliore amica era ancora vuoto e sembrava che nessuno l'avesse toccato quella notte. La luna piena stava tramontando.

Saltai in fretta giù dal letto e mi misi le scarpe. Non mi importava più che ora fosse e se mi sarei cacciata nei guai uscendo così presto. Mi fiondai fuori dal dormitorio, fuori dalla sala comune, e corsi il più velocemente possibile fuori. Mi fermai sugli scalini all'entrata, scrutando il parco alla ricerca di qualche segno di Hermione.

Fu allora che lo vidi. Un'incedibilmente grossa, nera e pelosa creatura era apparsa nella nebbia mattutina. Sembrava un lupo. Ma non poteva esserlo.. I lupi non stanno dritti in piedi…

… ma I lupi mannari si…

Arretrai di uno scalino e tirai fuori la mia bacchetta. Ero abbastanza sicura di non conoscere nessun incantesimo contro i lupi mannari. Arretrai di un altro scalino, tenendo d'occhio il mostro, pronta a correre se mi avesse vista.

Notai che quell'essere stava zoppicando e la sua spalla perdeva sangue. Pensai di averlo sentito mugolare. Più si avvicinava meno sembrava pericoloso. Potevo vedere che indossava delle vecchie vesti che sembravano familiari. Cadde quando raggiunse il primo scalino.

Nel momento in cui quella creatura mi guardò, l'ultimo raggio di luna visibile saprì dietro l'orizzonte. La trasformazione da mostro a essere umano cominciò dai piedi e salì. Il pelo sembrava essere risucchiato dalla pelle. Sentii il crack delle ossa che riprendevano forma. Le zampe del lupo tremarono e tornarono ad essere mani. Gli occhi del lupo erano fissi nei miei e in quell'istante, vidi l'uomo dietro al mostro.

"Professor Lupin?" esclamai. Rimisi la bacchetta nei vestiti e corsi al fianco del mio insegnante. Il mio insegnante? Il mio insegnante era un lupo mannaro? Mi chiesi se Silente lo sapesse. "Sta bene? Cosa è successo?"

"Black…" mormorò.

"Sirius Balck le ha fatto questo?" quasi urlai. Strappai un grosso pezzo di stoffa dal fondo della mia veste. Lo misi sulla spalla di Lupin e lo annodai sotto il suo braccio. Ci aggiunsi un po di pressione.

Lupin gemette. "… non colpa sua. Io… mi sono trasformato… e stava cercando di proteggere Harry… e Ron… e…"

"Stava cercando di proteggere…?" chiesi, confusa. Forse Lupin aveva preso un colpo in testa. "Perché Black avrebbe protetto Harry?"

Scosse la tessta. "Ci siamo sbagliati." Disse, cercando di alzarsi. Lo aiutai a mettersio in piedi mentre diceva, "È stato incastrato… stava cercando di arrivare a Minus…"

Forse Lupin non era cosciente del fatto che Peter Minus era morto. "Andiamo da Madama Chips. Metterà a posto quella spalla."

Supportando il peso di Lupi, riuscii ad aiutarlo a raggiungere l'ospedale. Per strada, seppi un'ingarbugliata versione degli eventi di quella notte. Crosta era Peter Minus… Black un animugus… Harry, Ron e Hermione… Piton… Peter era il custode segreto… Peter aveva tradito Lily e James… Peter aveva incastrato Sirius Black… avrei dovuto chiedere la versione completa di Hermione più tardi…

Una volta all'ospedale, non avemmo neanche il tempo di notare i tre letti occupati in fondo. Madama Chips curò Lupin, che si era ricomposto. Ignorò il suo insistere costante di stare all'ospedale e fece per andarsene. Chips si allontanò e Lupin si voltò verso di me.

"Grazie, Ginny. Molti studenti della tua età sarebbero scappati davanti a me e dubito che qualcuno avrebbe provato ad aiutare." Lupin sorrise calorosamente. "Sei una coraggiosa, piccolo strega. Mi mancherà essere il tuo insegnante."

"Non tornerà?" chiesi con il disappunto negli occhi.

Scosse la testa. "È un miracolo che nessuno si sia accorto del mio piccolo problema peloso." Disse Lupin. Sorrideva adesso. "Severus è stato abbastanza cortese da non lasciarsi sfuggire il mio segreto. Anche se dopo questa notte, potrebbe non essere propenso a tenerselo per se."

Sentii la rabbia salire dentro di me. Non era giusto. Lupin era una brava persona e un fantastico insegnante. "Ma se quello che ha detto su Sirius è la verità, stava facendo la cosa giusta."

"Ai genitori importerà solo quello che sono, non se ho fatto qualcosa di buono, Ginny, lo sai." Replicò Lupin. "Adesso per me è ora di riposare un po', prima di cominciare a fare le valige, e tu non dovresti essere in giro così tardi."

"Penso che intenda così presto." Ribattei.

Lupin controllò l'orologio. "Giusto." Disse. Mi mise una mano sulla spalla e mi condusse alla porta. "Per il momento, Ginny, tieni per te quello che sai. Puoi promettermelo?"

Promisi. "Vuole una mano con le valige?"

Declinò. Dissi addio e mi separai da lui. Mi diressi verso la torre di Grifondoro. Stavo cercando di comprendere quello che era successo. Lupin era un lupo mannaro. Sirius Black era innocente. Crosta era colpevole.

"Già in piedi, Miss Weasley?"

Mi voltai e vidi il professor Silente uscire dalle ombre. Bene, pensai. Sono nei guai. "Buon Giorno, Professore."

"Devi scusarmi per non aver controllato come stavi quest'anno" affermò Silente. "Sono sicuro tu sappia quanto fossi impegnato."

"Si, professore. Capisco."

"La situazione nel dormitorio è stata positiva?"

Il preside mi aveva appena scoperta in giro così presto e mi stava chiedendo se mi piaceva la stanza? Annuii dicendo, "Hermione mi è stata di grande aiuto."

"Come pensavo." Disse Silente. "Ho sempre ditto che gli amici sono migliori compagni di un diario."

Risi. "Soprattutto di uno che contiene i ricordi di Lei-Sa-Chi." Silente ridacchiò e qualcosa che mi stavo chiedendo da un po' mi tornò alla mente. "Professore, come ha fatto?"

"Ho dei sospetti." Rispose Silente. "Ma poiche non ho abbastanza prove per ora, non posso dire niente."

"Me lo dirà quando ne sarà certo?" chiesi speranzosamente.

"Non voglio fare promesse che potrei non mantenere." Disse semplicemente. "se vuoi scusarmi, Miss Weasley, devo andare in un posto. Sono sicuro che non ti sei accorta di quanto fosse presto, altrimenti adesso saresti ancora sotto le coperte."

"Grazie, professore."

"È un momento pericoloso per vagare per I corridoi." Disse Silente. "infatti, proprio la scorsa notte, abbiamo preso un intruso ma è scappato davanti all'occhio attento del Ministro."

"Black è scappato?" chiesi eccitata. Mi fermai, ricordando cosa avevo promesso a Lupin.mascherai il mio errore. "Voglio dire… cosa intende?"

Mi guardò con curiosità e continuò. "Per coincidenza, non sei l'unica ad aggirarsi così lontano da un letto caldo." Disse. "infatti stavo andando all'ospedale a visitarli."

La mia mente tornò ai tre letti occupati all'ospedale e misi insieme i pezzi. Il Trio si era fatto male. Prima di accorgermi di quello che stavo dicendo urlai "Peter gli ha fatto del male?"

Silente non disse nulla. Alzò le sopracciglia con fare interrogatorio. Non ero sicura se avrebbe ignorato il mio commento o mi avrebbe fatto alter domande. "No." Disse. "il coraggio non è nella usa natura. Sospetto che Minus sia fuggito e non tornerà."

Si voltò per andarsene ma poi si fermò. "posso fidarmi del fatto che terrain per te tutto quello che hai sentito? Potrai sapere la verità su Sirius Black ma dubito che il ministero sarà così comprensivo."

"Promesso, signore."

"Non avevo dubbi." Disse Silente. Prima di andarsene also la mano in saluto. "Non la smetti mai di impressionarmi per tutto ciò che sai, mia cara." E senza un'altra parola, il preside continuò per la sua strada.

Quando entrai nella sala comune, vidi qualcuno seduto sul divano. Mentre mi avvicinavo la figura alzò lo sgardo e mi vide. Era Colin.

"Ti è caduta questa prima." Disse con una vocina piccola. Mi porse la mia piuma di Sarimanok che brillava nella luce dell'alba.

"Colin?" dissi, sedendomi vicino a lui. "Perché sei già in piedi? Dovresti essere a dormire."

Colin scrollò la spalle. La macchina fotografica che lo accompagnava sempre non c'era. Studiai il suo volto e realizzai quanto piccolo fosse. Si passò la mano libera tra i capelli color topo. "Anche tu sei sveglia." Disse mentre mi sedevo. "E poi, mi piace la tua compagnia."

Guardai Colin, accigliata. Sembrava imbarazzato, come se avesse ditto troppo. Mi chiedo cosa avrebbe pensato di me se gli avessi detto che ero stata io ad attaccarlo l'anno prima, che io avevo lasciato che il basilisco lo pietrificasse attraverso le lenti della sua macchina fotografica. Mi chiedo…

Ma non potevo chiedermelo in quel momento. Colin mi stava baciando. Non fu un bacio degno di essere tra i migliori, ma non era neanche corto. Ero disorientata e confusa, ma una sensazione di calore mi stava attraversando il corpo. Quando Colin smise di baciarmi, si alzò arrossendo. "Scusa, Ginny."

"È okay, Colin." Dissi, non sapendo davvero che altro dire. Molti pensieri mi passarono per la testa. Non mi piaceva certo, ma non volevo urtare i suoi sentimenti. Mi piaceva Harry e avevo sempre pensato che il mio primo bacio sarebbe stato con lui."

"È tutto l'anno che mi piaci." Cominciò Colin. Giocherellò con la piuma che aveva in mano. "Ma ho visto come ti comportavi quando c'era Harry intorno…"

Era il mio turno di arrossire.

"… e, voglio dire, non te ne faccio una colpa, perché Harry è il migliore… Ma pensavo che magari sta mattina avrei potuto…. O tu…" la sua mano libera tamburellava sulla sua gamba. "Ho penso che mi avresti lasciato baciarti…" mi porse la piuma e sorrise. " … con un po' di fortuna…" lasciò cadere la piuma davanti a me e si diresse verso il dormitorio dei ragazzi.

La piuma galleggiò senza peso, scendendo piano piano per fermarsi sul mio grembo. L'oro della piuma non c'era più. E capii allora cos'era stato quel calore che avevo sentito. Era la fortuna del Sarimanok che passava attraverso il mio corpo per dare a Colin il coraggio di fare quello che aveva avuto paura di fare tutto l'anno.

Stetti lì seduta per qualche minuto, rigirandomi la piuma fra le dita, e pensando agli ultimi 10 mesi. Ero fiera di me stessa. Più o meno riuscivo a comportarmi come una persona normale davanti a Harry, avevo guadagnato il rispetto e l'amicizia di Hermione e mi ero fatta degli amici. Avevo certamente rimediato agli avvenimenti dell'anno prima.

Col passare della mattinata, mi toccai le labbra, dove Colin mi aveva baciata, con la mano libera. No, Colin non mi piaceva comunque, ma mi aveva dato il mio primo bacio. E per questo, mi ritrovai con un sorrisetto stupido sulle labbra.

Non vedevo l'ora che Hermione tornasse per raccontarglielo.