UN PICCOLO CAPITOLO INTRODUTTIVO DI UNA MIA STORIA AMBIENTATA CON UNO DEI MIEI GIOCHI PREFERITI IN ASSOLUTO.

SPERO CHE POSSA PIACERE DATO CHE LHO SCRITTA SPOSTANDO LATTENZIONE SU KRATOS E SULLA MIA DIVINITA PREFERITA, IL DIO DEL SOLE ELIO.

LA MAGGIOR PARTE DI QUELLI CHE LEGGERANNO AVRANNO GIOCATO GOD OF WAR III E COSI HO PENSATO DI RISCRIVERE LA STORIA CREANDO UNA WHAT IF (E SE) SPERANDO CHE POSSA PIACERE!

La bella ninfa stava affacciata sulla finestra delle sue stanze guardando un Olimpo ormai in rovina.

Le lacrime scesero copiose dal suo viso mentre sua madre, Teti, le stringeva dolcemente una spalla delicata.

La giovane dea strinse la mano della madre e chin il capo mentre vedeva il suo mondo che veniva distrutto.

Aveva visto Poseidone cadere e le acque divorare la terra, aveva visto le anime dei defunti senza pi una guida dopo la morte di Ade, il mondo che da secoli immemori guidava il cammino degli uomini stava morendo e tutto per opera di un uomo.

Kratos il mortale, colui che distrusse Ares e a cui gli dei affidarono il Trono.

Un uomo divenuto un dio, un dio tornato ad essere uomo ed ora in cerca della sua vendetta.

Teti sentì la figlia tirare un profondo sospiro.

Sembrava che ormai si fosse rassegnata alla sua morte, ma potevano gli dei realmente morire?

E se questo succedeva dove sarebbero andati?

Tutte domande alla quale nemmeno il sommo Zeus aveva, forse una risposta.

- Perseide. Andiamo, figlia mia. -

La ninfa dai lunghi e fluenti capelli neri scosse la testa in segno di diniego, mentre stavolta fu sua madre a sospirare.

- Vieni via con me, sei una ninfa del mare anche tu e nelle acque staremo al sicuro. -

Perseide ascoltava le grida dei servi dell'Olimpo che stavano morendo ad uno ad uno, invocando la protezione di divinit che non potevano ascoltarli perch gi morti.

Sentiva le loro grida e le loro frasi sconnesse, aveva sentito che il Fantasma di Sparta era entrato nella città di Olimpia e che nessuno sembrava riuscisse a fermarlo.

- Perseide ti prego. -

La giovane si scosse scostando la mano della madre dalla spalla.

- Ti prego, madre mia, non insistere. La cosa pi importante per me stato mettere al sicuro i miei figli. Quello che ne sarà di me non m'importa. -

Una bambina piccola dagli splendidi occhi azzurro chiaro e il volto spaventato fece capolino da dietro i tendaggi.

- Madre? -

Perseide si voltò di scatto al suono della voce infantile correndo ad abbracciare la figlioletta che aveva gli occhi lucidi di lacrime.

- Manca solo lei. La sua destinazione l'isola di Eea, così ha deciso il divino Zeus. - disse sua nonna Teti mentre le accarezzava dolcemente la testa.

- Hai paura, mia piccola Circe? Ma devi stare tranquilla, io sono la tua mamma e non permetterei mai che ti accada qualcosa di male. Ora devi andare però. -

Perseide non riuscì più a trattenere le lacrime mentre abbracciava la sua creatura ancora troppo indifesa pur essendo figlia di divinità.

Una serva dell'Olimpo di età avanzata, fece il suo ingresso prendendo la piccola Circe per mano e trascinandola con se.

- No, no! Lasciami! Voglio stare con mia madre, non voglio andare via! Dov'è mio padre? Voglio stare anche con lui! -

Perseide si mise una mano sulla bocca stringendo gli occhi mentre Teti si precipitava a sorreggerla per impedirle di svenire.

- Starà bene. -

- Lo so, ma tu come madre di certo puoi capirmi. Anche tu hai sofferto quando ti separarono da mio fratello. -

Teti fece uno sguardo triste ripensando a suo figlio Achille, separato da lei perchè figlio di un mortale e quindi non ammesso sullOlimpo.

Anche per Kratos era così, esso era figlio di Zeus, sua moglie Era aveva detto al marito di uccidere quel figlio illegittimo, ma suo padre ne ebbe pietà e forse sarebbe stato meglio se avesse ascoltato sua moglie.

Kratos era in cerca della sua vendetta, uccidere suo padre Zeus era l'unica cosa che voleva e per fare questo travolgeva nelle sua folle corsa gli uomini e gli dei che si frapponevano tra lui e il suo obbiettivo finale.

- Perchè tutta questa furia? No, sono una dea e non resterò qui a guardare mentre un mortale distrugge il mondo. -

Mentre si incamminava verso la porta, sua madre tentò di fermarla, ma Perseide fu irremovibile.

- Madre, non devi stare in pena per me. Se il mio destino è quello di soccombere per mano mortale così sia, ma non succederà prima che io abbia tentato il tutto per tutto. -

Lasciando sua madre che si inginocchiava a terra piangendo per la sorte dell'adorata figlia, Perseide uscì dalla sua stanza dirigendosi sulla terrazza.

Da lì la dea poteva vedere la distruzione che non solo imperversava ora sull'Olimpo, ma anche su tutta la terra.

I suoi occhi vennero attirati subito dalla vista della scia di fuoco e fumo lasciata nel cielo, chiaro segnale del passaggio del Carro del Sole guidato dal suo sposo.

Perseide lo guardava sfrecciare nel cielo, non lo chiamò e pregò che non l'avesse vista ma quest'ultima speranza era remota.

Il dio del Sole dal suo Carro vedeva tutto ed Elio, anche stavolta, non potè non notare quello che era sotto di lui, guardando dall'alto la figura snella e bella della sua sposa.

Perseide fece a lui un timido sorriso prima di dirigersi verso le scale salendo ancora più in alto, sapeva che continuando per quella strada avrebbe incontrato Kratos ed era l'unica cosa che adesso voleva, ma mentre camminava vide il Carro del Sole sfrecciarle davanti come per bloccarla, il calore immenso delle fiamme che lo avvolgevano e il bagliore che emanava non avrebbero mai potuto essere sopportati da un mortale, ma anche un dio per quanto potente non avrebbe mai potuto guidarlo.

Questo era il potere di suo marito Elio, il dio che incarnava la potenza del Sole, un potere così grande da distruggere l'intero mondo.

Perseide si fermò di scatto quando Elio, passando rasente il parapetto della terrazza, balzò giù dal suo carro guardando sua moglie diritta negli occhi.

- Dove stai andando? -

- A fare il mio dovere e ti dico da subito che non riuscirai a convincermi del contrario. -

Elio sospirò come se sapeva già a cosa fosse destinata la moglie.

- Vuoi incontrare quel folle? Io non te lo permetto! -

Perseide si avvicinò al marito abbracciandolo stretto e lui ricambiò l'abbraccio.

- Io non potrei mai sopportare che ti accadesse qualcosa di male. Lascia andare me, moglie mia. -

Perseide guardò negli occhi di Elio, quegli occhi splendidi che avevano lo stesso colore di quelli della loro figlia Circe.

Il dio del Sole afferrò la testa della moglie tra le mani.

- Devi promettermi che tornerai indietro. -

- Te lo prometto. Non mi farà nulla. -

Elio, con lo sguardo teso salì sul parapetto della terrazza, mentre il Carro del Sole tornava indietro a riprendere il suo padrone.

Perseide continuò per la sua strada e dietro la curva che saliva sulla cima dellOlimpo ancora una volta vide il Carro del Sole sfrecciare nel cielo.

- Elio. - disse semplicemente.

Ma non fu quella la scena che la fece atterrire, successe tutto in pochi istanti, il Carro del Sole venne colpito da qualcosa e perse il controllo andando a sbattere proprio contro la mano del titano Iperione, padre dello stesso Elio.

Il titano fissò la sua mano per un attimo, poi strinse di scatto il pugno stritolando quello che vi era all'interno.

Iperione, probabilmente adirato per il tradimento del figlio, scagliò con violenza quello che restava del Carro contro la parete adiacente alla terrazza dove prima stava Perseide.

- Noooooooo! - gridò la ninfa con quanto più fiato aveva in gola, precipitandosi di nuovo giù per le scale, ma la mano di Zeus la ferm in maniera decisa.

Perseide venne strattonata violentemente e quasi sentì l'osso della spalla che schioccava procurandogli un dolore lancinante, ma questo non le impedì di lottare per liberarsi dalla presa del Padre degli Dei.

- Lasciami divino Zeus! Ti prego! -

- Perseide! Elio non è morto, il sole ancora splende nel cielo. -

- Non minteressa! Io devo andare lì -.

Zeus lasciò la presa lascando Perseide stupita.

- E allora che il tuo fato si compia! Và, raggiungi tuo marito. -

Perseide si precipitò giù dalle scale, arrivando alla terrazza vide uno spettacolo terribile.

Il Carro del Sole, o quello che ne restava, era ridotto ad un'accozzaglia di pezzi irriconoscibili che bruciavano lentamente, la ninfa sgranò gli occhi non appena questi si posarono sul marito.

Elio era gravemente ferito, Perseide si inginocchiò al suo capezzale.

- Perseide vai via! Presto lui sarà qui! -

- E' proprio per questo che sono qui! Non ti lascio, Elio. Dovesse cadere il Cielo intero io non ti lascio da solo. -

Elio, impossibilitato a muoversi per via delle gambe spezzate, abbozzò un debole sorriso verso la moglie che accarezzava il volto del dio del Sole incurante delle ferite e del sangue che lo ricopriva.

Perseide vide lo sguardo del marito volgersi verso lo strapiombo e quando si voltò lo vide arrivare.

- Kratos...Perseide, vai via! E la mia vita quella che vuole. -

Kratos si avvicinava lentamente al suo obbiettivo, il dio del Sole era uno di quegli dei che non aveva mantenuto le promesse fatte, quindi agli occhi di Kratos era una divinità da distruggere.

Perseide si erse in piedi allargando le braccia a difesa del marito.

- Se vuoi la sua vita dovrai prima prendere la mia! -

Kratos guardava negli occhi della dea, vedeva la sua risolutezza, la sua grande caparbietà e una nobiltà sul suo volto che nessun mortale avrebbe mai potuto eguagliare.

- Non metterti sulla mia strada, Perseide! Stavolta non avrò pietà di nessuno! -

- Si, lo so. Ti conosco bene Fantasma di Sparta, ma prima che tu possa portare a termine la tua vendetta ti prego di ascoltarmi. -

Kratos assunse un'espressione terribile, contrariato del fatto che qualcuno si stava mettendo sulla sua strada per l'ennesima volta.

- Non m'inganni Perseide! - ringhiò stringendo i pugni.

- Ma se vuoi posso accontentarti. Ti ascolterò mentre racconti le tue ridicoli motivazioni, ma solo dopo aver preso la vita del dio che stai proteggendo. -

Perseide si oscurò sul viso, ma abbassò le braccia.

- Vieni con me, spartano. Ti mostrerò quello che stai provocando al mondo. -

Kratos voltò le spalle alla dea.

- Non ho bisogno che tu me lo mostri, ninfa del mare. Non m'importa del mondo. -

Perseide si avvicinò a Kratos senza tradire il minimo timore mentre Elio, dando fondo alle forze residue, cercò di afferrare la caviglia della moglie per trattenerla.

Lei si voltò sorridendo al marito che non aveva quasi più le forze.

Doveva fare in modo di allontanarlo da lui, doveva riuscire a distrarlo pur sapendo che non sarebbe stato facile, la carne degli dei anche se ferita aveva una capacità di guarigione straordinaria, ma le ferite di Elio erano molto gravi e forse ci sarebbe voluto più tempo del previsto.

La splendida ninfa dagli occhi verdi come il mare incontaminato si avvicinò a Kratos carezzandogli una guancia.

- Non voglio farti nulla, Fantasma di Sparta, solo parlare con te. Questo e solo questo puoi anche concederlo. Dopodichè sarai libero di fare della mia vita e di quella del mio sposo quello che vorrai. -