Perseide condusse un riluttante e impaziente Kratos sul bordo della terrazza, la dea percepiva il suo fastidio e il suo astio verso tutto quello che aveva sentore di divino.

I due camminavano sotto lo sguardo attento di Elio che cercava di trascinarsi come meglio poteva, ma non riusciva a muoversi nemmeno di poco.

Nella sua impotenza sentiva il cuore scoppiargli nel petto, non avrebbe potuto essere di nessuna utilità se lo spartano avesse alzato le mani sulla sua amata sposa.

Perseide guardava l'orizzonte e quando Kratos fu vicino a lei accarezzò il braccio del Fantasma di Sparta, come per infondergli tranquillità e fiducia.

- Dimmi spartano, una volta che ti sarai vendicato, cosa avrai ottenuto? -

Perseide afferrò la mano di Kratos facendolo avvicinare ancora di più.

- Guarda, vedi che devastazione provocata sulla terra per l'aver ucciso due degli Dei Maggiori? E a farne le spese sono uomini innocenti che niente hanno a che vedere con la tua sete di vendetta. -

Kratos guardò il mare che aveva sommerso tutte le pianure, interi villaggi erano stati spazzati via e se lui avesse continuato nella sua folle soppressione di dei...per quanto reso cieco dal desiderio di rivalsa non poteva non ammettere che la ninfa aveva ragione.

Scacciava questo pensiero cercando di seppellirlo nel profondo del cuore mentre le immagini dell'adorata moglie e di sua figlia Calliope si delineavano ancora nella sua mente.

- Perseide, io avevo chiesto agli dei una cosa semplice, solo cancellare i miei ricordi per fare in modo che non mi tormentassero più. Per dieci anni li ho serviti esaudendo i loro capricci e l'unica cosa che ho ottenuto sono state le loro promesse non mantenute! -

- Vuoi trovare la pace, Kratos? C'è un solo modo. Trova Pandora e apri di nuovo il suo Scrigno, se riuscirai a imprigionare di nuovo tutti i Mali da esso liberati quando sconfiggesti Ares, anche l'Olimpo verrà mondato e Zeus con esso. Lui ora è attanagliato dalla paura nei tuoi confronti. Il tuo nemico non è Zeus nella sua persona, ne gli altri dei che come lui hanno provato i Mali, bensì la Paura. Distruggi lei, Kratos. Distruggila e le tue promesse verranno mantenute. -

Kratos assunse di nuovo un'espressione ghignante, le parole di Perseide lo colpivano ma non fino al punto che lei sperava.

Il cuore dello spartano era duro, non si poteva trasformare un Idra in un agnello in pochi minuti, soprattutto se quell'Idra aveva sopportato anni di vane promesse.

Perseide sapeva che tutti gli dei avevano delle colpe nei confronti del mortale dalla pelle cinerea, anche suo marito era colpevole di averlo tradito, tutti gli dei, persino la stessa Atena che prodigava messaggi di amore e di pace per l'umanità lo aveva usato.

Perseide abbassò la testa e chiuse gli occhi.

- Kratos, sono a conoscenza di quello che successo solo attraverso le parole di mio marito, vorrei che non ti fosse successo niente di terribile, ma io devo provare a fermarti, detesto la violenza con tutte le mie forze non essendo una divinità predisposta a questo. La mia unica arma sono le parole. -

Kratos alzò le braccia fino ad afferrare le Lame dellEsilio donate dalla stessa Atena.

- Le tue argomentazioni... -

- Fermati! -

La voce di Elio divenne potente come se lui fosse nel pieno delle sue forze e il dio vide Kratos che volgeva lo sguardo verso di lui senza togliere le mani dall'elsa delle sue armi.

- Ascolta Kratos, Perseide ha ragione, tu poi avere la giustizia che cerchi senza distruggere il mondo intero. -

- Hai paura, vero Elio? Paura di morire. -

Kratos sorrise soddisfatto nel sentire come le due divinità cercavano, prima di tutto, di salvare loro stessi.

Il fantasma di Sparta guardò intensamente il dio del Sole, se lo avesse ucciso il lucente astro sarebbe morto con lui e tutto il mondo sarebbe perito, anche lui medesimo.

Non avrebbe avuto nessun senso portare a termine una vendetta della quale poi non avrebbe potuto gioire poichè destinato alla morte e per capire questo c'era voluto l'intervento di una dea, la dolce Perseide ninfa del mare.

Kratos abbassò lo sguardo e le braccia, Elio tirò un sospiro di sollievo nel vedere che sua moglie, per il momento, non avrebbe corso pericoli ma rimase interdetto nel vedere Kratos che si diresse deciso verso di lui per poi colpirlo con un violento calcio nel costato.

Elio si dimenò come meglio poteva per sottrarsi al piede di Kratos che infieriva contro di lui.

- Ascoltami bene, Elio. Voglio ascoltare te e tua moglie, ma se mi tradirai ancora ti assicuro che non ci sarà nessuna moglie o amante o dio...nessuno che ti potrà salvare. -

- Te lo prometto. -

Elio si sentì incredibilmente umiliato a dover abbassare la testa alle richieste di un mortale, lui che era un dio.

Kratos se ne andò senza dire più una parola, Perseide non credeva a quello che era riuscita a fare, per il momento l'Olimpo era salvo e con lui il mondo, ma per quanto sarebbe durato?

Il guerriero era partito per fare quello che lei aveva detto ed era consapevole di aver preso il posto di Atena come sua mentore, sperando che la dea non lo avesse percepito come un insulto.

Perseide si afferrò alla balaustra e tremando si inginocchiò a terra con gli occhi sbarrati e il volto rivolto verso il pavimento, le spalle scosse da singulti.

- Perseide! - la voce debole di Elio arrivò alle orecchie della ninfa facendole alzare la testa di scatto.

Si diresse correndo verso il marito, prendendogli la testa tra le mani e poggiandola sulle gambe.

Il dio del Sole chiuse gli occhi abbandonandosi alle carezze della moglie che piangeva in silenzio.

Sulla terrazza più alta dell'Olimpo, il divino Zeus aveva assistito alla scena e la cosa fu ritenuta da lui medesimo una sfida alla sua autorità.

Ermes dietro di lui sorrideva giocherellando con la sua moneta, simbolo della sua protezione nei confronti dei ladri.

- Devo andare a parlare con lei, o Zeus? Dopotutto non è una dea maggiore, è una ninfa e ha osato immischiarsi in faccende che non la riguardavano. -

La voce tonante di Zeus dimostrava la sua ira e il suo disappunto nei confronti della sciocca dea che aveva osato mandare a monte tutti i suoi progetti.

- Se mio figlio Kratos fosse venuto a me, avrei potuto combatterlo e una volta ucciso avrei potuto plasmare un nuovo mondo senza di lui. E invece...finchè vivrà noi e i mortali non troveremo mai la pace. -

- Una punizione esemplare è quello che ci vuole per la dea. -

- Si, esemplare. - tagliò corto Zeus sorridendo soddisfatto.

Avrebbe fatto pagare a Perseide il suo gesto facendola soffrire.

Se fosse stato lo stesso Zeus benevolo di un tempo, quelle parole non sarebbero mai uscite dalla sua bocca.

Kratos sapeva benissimo che fidarsi degli dei non era cosa possibile, ma Perseide che nulla aveva a che fare con quello che gli era successo, era riuscita a convincerlo.

Facendo come diceva non avrebbe più ottenuto la vendetta che tanto agognava, bensì la liberazione che desiderava, quella pace interiore che voleva e che avrebbe scacciato dalla sua mente le immagini di sua moglie e di sua figlia che giacevano senza vita.

In poche parole avrebbe dovuto tornare nelle grazie degli dei, trovando il Vaso di Pandora per imprigionarvi tutti i Mali che lui stesso aveva liberato, che avevano colpito il Sommo Zeus e che lo avevano trasformato da divinità benevola e paterna verso dei e mortali, in un dio rabbioso e spietato.

Il sole volgeva al tramonto, ma era una luce pallida la sua, non brillante e calda come lo aveva sempre visto, adesso rifletteva le condizioni del suo dio e finchè Elio non fosse guarito il mondo avrebbe ricevuto poco calore.

Si, guardando quello si rese conto che la sua vendetta non avrebbe avuto alcun senso se si fosse condannato a morte da solo.

- Kratos. - la voce suadente e decisa di Atena arrivò alle orecchie dello spartano.

- Atena. Spero di non dovermi pentire per aver fatto questa scelta. -

- Non ti pentirai, Kratos. Se sconfiggerai i Mali, gli stessi dei saranno purificati e mantenere le promesse fatte non sarà più difficile. -

- L'opportunismo è sempre stata una vostra caratteristica. Se stavolta non sarà come io chiedo sono io a prometterti di far crollare il mondo intero. E io le mie promesse le mantengo. -

Atena non rispose nulla a quelle palesi provocazioni, ma parlò di nuovo a colui che voleva ancora guidare.

- Non sono più sola nel darti la mia alleanza, Kratos. Perseide, che è viva a differenza di me, riuscirà ad esserti di aiuto. Ma soffrirà per quello che ha fatto. -

- Che cosa vuoi dire? Sii più chiara con le tue parole, Atena. -

- Lo scopo di Zeus era quello di combattere contro di te e ucciderti, in questa maniera avrebbe potuto far sparire la Paura dal suo corpo, ma Perseide, col suo intervento, gli ha tolto la possibilità di farlo. Essa è una ninfa del mare, una Dea Minore la cui importanza è quella di essere andata in sposa al dio Elio. Niente di più. -

Kratos aveva capito quello che Atena voleva dire.

Zeus si sarebbe vendicato su Perseide e la punizione non sarebbe stata clemente.

- Condannerà Perseide alla più grande punizione che può essere subita da un dio. Egli ha il potere di farlo. -

Kratos vide Atena diventare sempre più evanescente e la sua voce dissolversi nel silenzio che ora regnava.

- Qual la punizione, Atena? Parlami e io l'impedirò. -

Ma il Fantasma di Sparta non ricevette risposta.

Per quanto odiasse gli dei aveva visto in Perseide una pura e semplice vittima di quello che sarebbe successo se lui non si fosse fermato, mentre gli parlava col cuore Kratos potè ammirare quel volto molto simile a quello di una bambina ma la cui bellezza non era raggiungibile da mortali.

Per un attimo, solo per un momento, il volto della figlia Calliope si contrappose a quello di Perseide, ma la ninfa avrebbe dovuto guadagnarsi il suo rispetto aiutandolo e non abbandonandolo come anche suo marito aveva fatto.

Atena ed Elio erano state le due divinit più a contatto con lui, eppure lo avevano abbandonato, si chiedeva se anche Perseide avrebbe seguito lo stesso esempio.

Saltando agilmente sulle pareti dellOlimpo, si preparò a scendere nell'Ade dove il dio Efesto avrebbe potuto delucidarlo meglio su come poter riempire di nuovo lo Scrigno da lui stesso creato.

Il vento tiepido della Grecia scostava le leggere tende bianche davanti alla finestra, Perseide era tornata nelle sue stanze accompagnata da Ercole, anch'egli figlio di Zeus e fratellastro di Kratos.

A differenza del fratello che avrebbe voluto mettere fine alla stirpe divina degli Olimpici, Ercole li avrebbe difesi fino all'ultimo poichè sperava di entrare nelle grazie di suo padre e poter sedere un giorno sul trono del Dio della Guerra, occupato originariamente da Ares, poi da Kratos e ora rimasto vacante.

Perseide appariva minuscola di fronte alla possanza fisica del semidio, mentre questi reggeva in braccio il dio del Sole come se fosse stato un piuma.

Ora, dopo averlo congedato e ringraziato per averla aiutata, la ninfa passava delicatamente un fazzoletto sul viso del marito.

Sua madre Teti la guardava senza parlare.

Perseide immergeva il telo nell'acqua e ogni volta che lo faceva diveniva sempre più rossa.

Ma le ferite di Elio stavano guarendo, tanto che lui aprì gli occhi guardando quelli della moglie.

Perseide ricambiò il suo sguardo.

- Come ti senti? Un po meglio? -

- Si. -

Elio allungò una mano afferrando la nuca di Perseide e attirandola verso di sè, la ninfa si lasciò trascinare verso di lui dandogli un bacio delicato.

- Ora sto meglio. - disse sorridendo mentre anche lei sorrise di rimando.

Teti guardava i due che si dichiaravano il loro affetto, ripensando a quando Perseide viveva ancora nelle loro stanze negli Abissi del dio Poseidone.

Essa aspettava il tramonto tutte le sere per poter vedere il dio di cui si era innamorata, Elio ogni volta la raggiungeva e rimanevano ore seduti su quello scoglio, teneramente abbracciati l'uno all'altro.

Zeus, che aveva ricevuto l'aiuto di Elio come testimone nel rapimento di Persefone ad opera di suo fratello Ade, lo aveva ricompensato concedendogli in sposa la ninfa che tanto desiderava.

Erano ricordi lontani ma per Teti era come se fosse successo il giorno prima.

Ora Perseide aveva dato ad Elio tre figli, di cui una al sicuro nella destinazione che il sommo Zeus aveva scelto per loro per non farla cadere, assieme agli altri dei infanti, sotto la furia di Kratos.

Elio si tirò a sedere con le gambe fuori dal letto, era vestito solo da un gonnellino bianco con alla base dei ricami dorati.

Il pettorale dorato, gli spallacci e le protezioni per le braccia quando guidava il Carro erano stato tolti da Perseide con l'aiuto di Teti.

La ninfa scrutò per bene il corpo del marito non appena questi si alzò in piedi, le gambe che si erano spezzate entrambe all'altezza delle ginocchia si erano guarite perfettamente e anche le ferite più gravi si erano rimarginate scomparendo senza lasciare traccia.

I corpi eterni degli dei avevano questa capacità.

Non appena fu sicura che il marito si fosse completamente ripreso, Perseide cominciò distrattamente a seguire le linee dei disegni dorati che Elio aveva sulle braccia e sul petto dove, verso il collo, assumevano la forma di fiamme dorate come per dimostrare su che cosa il dio deteneva il potere.

Ormai la notte era calata e Teti, che non si era mai stabilita sull'Olimpo per avere la possibilità di restare vicino alla sua creatura Achille, fece ritorno alle sue acque.

Perseide si avvicinò alla finestra, ripensando a quello che era successo, alla grande responsabilità che si era assunta, senza immaginare minimamente la grande collera che il Padre degli Dei nutriva ora nei suoi confronti.

Elio la raggiunse abbracciandola da dietro e incrociando le mani sul suo ventre liscio che non dava alcun modo di sospettare che la dea avesse vissuto delle gravidanze, eppure aveva dato alla luce sette creature.

Il marito le affondò il viso nel collo respirando profondamente per sentire meglio l'odore della pelle.

- Sarà stato giusto quello che ho fatto? - gli domandò.

- Lo sapremo presto. - rispose lui senza dare molta importanza.

Nemmeno Elio poteva immaginare quello che sarebbe successo poi mentre continuava a baciare il collo della moglie abbracciandola stretta.

Lei si lasciò andare a quei chiari segnali di desiderio e lo baciava mentre il marito faceva scivolare il vestito dal suo corpo, gli accarezzava la pelle liscia e calda sentendo il suo profumo.

Si lasciò spingere delicatamente sul letto mentre slacciava il gonnellino del suo consorte.

Un piccolissimo e insignificante momento di bruciore gli spalancava le porte dei Campi Elisi, mentre la luna splendeva alta e meravigliosa nel cielo, come se Artemide avesse voluto illuminare il loro amore.

Perseide in quel momento non pensava a nulla, ma quello che il destino avrebbe riservato a lei e Kratos doveva ancora arrivare.

Per il momento le braccia forti e sicure di Elio erano per lei il miglior rifugio.

GRAZIE A TUTTI COLORO CHE HANNO LETTO E COMMENTATO