Ringrazio tutte le persone che leggono le mie storie … buona lettura!

Sanae78

"Janpu"

di Sanae78

Ichiro stava lavorando nel suo studio ed era completamente concentrato su una tela, che avrebbe dovuto consegnare la settimana successiva.

"Accidenti, non va ancora bene … in quel punto ci vuole un po' più di luce …"

Lavorava con la porta aperta e, senza che se ne accorgesse, Yotaro era entrato con passo felpato, sedendosi proprio di fianco a lui, alla sua sinistra.

Il gatto amava guardare Ichiro dipingere e trovava, quella stanza, un ottimo posto per fare qualche bel pisolino.

Il padre del suo amico Taro, era così assorto da quello che stava facendo, che non aveva nemmeno percepito il suo arrivo.

Yotaro non capiva come gli essere umani potessero essere così avventati, ignoravano forse il fatto che un pericolo poteva essere sempre in agguato.

I gatti erano decisamente più furbi, e, soprattutto, più vigili, anche quando ronfavano beatamente.

"Yotaro … che ci fai qui?"

Finalmente Ichiro si era accorto di non essere solo … era ora!

"Che ti prende Yotaro? Perché mi fissi a quel modo?"

Le pupille del micio erano completamente dilatate, con lo sguardo fisso su Ichiro, cosa che un po' aveva inquietato l' uomo.

"Sei strano Yotaro, sai?"

Ichiro non sapeva cosa volesse dire avere un animale domestico, sebbene da un po' avesse iniziato a considerare quel micetto, a cui suo figlio era così tanto affezionato, in modo diverso.

Mentre il signor Misaki pronunciava quelle parole, Yotaro era balzato da terra, giungendo sulle spalle dell' uomo, che stavolta si era spaventato per davvero.

"Ma che fai Yotaro?"

Il gatto si muoveva sinuosamente intorno al suo collo, e, poi, senza preavviso, aveva strofinato il proprio musetto contro il viso di Ichiro.

"Ehii … ehiii … fermati!"

Possibile che Ichiro non capisse di quale grande onore il gatto lo stesse omaggiando.

Yotaro un po' sconsolato si era disteso sulle spalle dell' uomo, con la testa ciondolante.

"Presto, Taro vieni! Aiuto!"

Ichiro gridava, ma Yotaro non intendeva spostarsi nemmeno di un millimetro da dove si trovava, anzi stava seriamente pensando di addormentarsi lì.

Quella schiena era proprio comoda e, forse, avrebbe dovuto solo sistemarsi un po' più comodamente.

"Ma che succede?"

Taro era corso dal salotto, allarmato dalle grida del padre, temendo che gli stesse accadendo qualcosa di brutto.

"Ma …"

Vedendo quella scena, Taro era scoppiato a ridere, lasciando ancora più frastornato suo padre.

"Per favore Taro, toglimelo … ho paura che mi graffi … ma lo sai che è saltato dal pavimento fin quassù?"

"Si, certo!"

Taro si era avvicinato a suo padre, indicando con un segno della mano al gatto di saltare sulle sue spalle.

Yotaro l' aveva guardato, come a dire: devo proprio?

"Dai vieni Yotaro! Devi aver pazienza … papà non è ancora abituato a questo tipo di cose."

Un po' di malavoglia il micio si era sollevato passando sulle spalle di Taro, che l' aveva subito salutato con una carezza.

Ichiro era sbalordito: "Taro, ma quel gatto è ammaestrato?"

"No, ma che dici papà! I gatti non si lasciano addomesticare … è solo che io e lui siamo amici e quindi ci capiamo."

"Capisco Taro, ma perché ha fatto così con me? Voleva forse attaccarmi?"

Yotaro dalla suo posto privilegiato seguiva con attenzione tutto quello che stava accadendo tra i due umani.

"No, voleva solo salutarti da amico?"

"Salutarmi da amico?"

"Si. I gatti, quando sono amici, si salutano, strofinandosi testa contro testa Però noi uomini siamo un bel più grossi di loro, ragion per cui, devono ingegnarsi. La maggior parte lo fa strofinando la propria testa contro le gambe del proprio amico umano, mentre i gatti, particolarmente affettuosi, come Yotaro, ti saltano direttamente in spalla. In cambio chiedono solo qualche carezza."

Ichiro era senza parole ed un po' dispiaciuto per non aver compreso.

Senza pensarci due volte aveva allungato la sua mano destra, facendo qualche gattino sotto il collo di Yotaro.

"Perdonami Yotaro! Prometto di non spaventarmi più … io non sapevo …"

"Non preoccuparti papà … ad essere sincero, la prima volta che lo ha fatto con me, mi sono un po' spaventato pure io …"

I due uomini erano scoppiati a ridere, mentre Yotaro tra sé pensava. ma che hanno da ridere questi due?

"Bene papà, adesso ti porto via questo birbante e ti lascio lavorare un po' tranquillo."

"Grazie Taro!"

"Forza, vieni con me Yotaro!" per tutta risposta il micio aveva emesso uno squillante 'Mao!' ed insieme, ancora in quella posizione, se ne erano usciti, chiudendosi la porta dietro le spalle.

Ichiro non sapeva che fare, doveva finire un quadro, ma gli era venuta una gran voglia di dipingerne uno diverso: Yotaro stava davvero a mo di sciarpa sulle spalle del suo amato Taro.

Era un artista ed era istintivo, quindi non poteva fare a meno di seguire un' ispirazione.

Frettolosamente aveva spostato la tela a cui stava lavorando, prendendone un' altra tutta bianca.

"Bene ed ora disegniamo!"

Fine

Disclaimer

I personaggi presenti in questa storia appartengono a Yoichi Takahashi.

Note

Yotaro è un personaggio di Yoichi Takahashi ed appare in una piccola vignetta del volume. 25 di 'Capitan Tsubasa' in cui dice 'Salve, sono Yotaro Misaki!'

Yotaro era anche l' amato gatto di Yoichi Takahashi, e, l' autore, al termine di 'Capitan Tsubasa World Youth' scrive 'Infine, dopo undici anni di vita insieme, proprio nel periodo in cui finivo questo lavoro, è spirato il mio amato gatto Yotaro, possa riposare in pace …', Yoichi Takahashi ottobre 1997

'Janpu' significa 'salto' in giapponese

Questa storia mi è stata ispirata dal mio caro amico Sampei, meglio conosciuto come il 'gatto saltatore'