CAPITOLO 2
Quando l'oscurità avvolse la città gli invitati iniziarono ad arrivare con le loro lussuose carrozze: marchese, baronesse e contesse scendevano facendo sfoggio dei loro preziosi e vistosi abiti mentre reggevano il ventaglio in una mano e si scambiavano stupidi pettegolezzi sulla vita che si conduceva alla reggia di Versailles.
Li osservavo dal mio balcone e mi stupivo di quanta superficialità ci fosse in quei visi anonimi che trasudavano di presuntuosa ignoranza nei confronti della bellezza per ciò che è semplice.
Josephine mi venne a chiamare avvertendomi che tra pochi minuti avrei dovuto fare la mia entrata nel salone dei ricevimenti, sospirai e alzai gli occhi al cielo, ma mi accorsi che quella notte la luna non c'era: neanche lei aveva il coraggio di consolarmi con false speranze.
Lasciai la mia stanza e raggiunsi con piccoli passi lenti, per tardare la mia disfatta, le scalinate che mi avrebbero catapultato in un mondo costruito sulla falsità e la brama per il potere. In cima alle scale constatai che il salone traboccava di persone, tutte venute per vedere la morte della mia anima e accortesi della mia presenza si girarono a guardarmi, mentre l'orchestra iniziò a suonare, scesi lentamente quei gradini che una volta terminati mi avrebbero dato in pasto ai miei carnefici.
Seguì un grande applauso e mi venne in contro il conte di Bordeaux, Jeanne, a cui ero stata promessa in sposa. Lo guardai e trattenni a fatica le lacrime dagli occhi, quell'uomo più grande di me non aveva niente che rapisse la mia attenzione o il mio minimo interesse nei suoi confronti, oltre ad essere brutto era anche stupido, mi era impossibile pensare che un domani mi sarei potuta innamorare di una simile persona.
"Mi concedete l'onore di aprire le danze?" mi domandò afferrando la mia mano per baciarla, ma che ritrassi rudemente dalle grinfie delle sue labbra
"Magari più tardi" lo congedai secca e mi allontanai, confondendomi tra la folla, sotto il suo sguardo attonito.
Nella foga di sfuggirgli urtai uno degli ospiti "Scusatemi" dissi alzando lo sguardo per capire chi mi trovassi davanti e il mio respiro per un attimo si fermò: un bellissimo giovane dalla pelle pallida, gli occhi dalle iridi fluide color nocciola e i capelli raccolti, in un modo che non avevo mai visto, in lunghe treccine scure mi scrutava con uno sguardo magnetico, quasi penetrante.
"Dove stavate andando così di fretta, se non sono indiscreto?" mi domandò con voce ammaliatrice
"Non credo che vi interessi" risposi intontita da quella visione idilliaca
"Allora per scusare la mia insolenza accettereste di concedermi l'onore di un ballo?" mi domandò con la stessa voce e le sue morbide labbra sfiorarono la mia esile mano
"Con vero piacere" risposi con un filo di voce incantata dalla bellezza quasi innaturale di quel giovane dal portamento elegante.
Mi cinse con una mano il fianco e con l'altra prese la mia, l'orchestra iniziò a suonare un valzer e il giovane cominciò a danzare insieme a me, sotto lo sguardo stupito degli altri ospiti, ad ogni volteggio avevo la sensazione di volare, mi faceva sentire leggera ed aggraziata in ogni movimento come una piuma. Mentre danzavamo mi perdevo nella profondità dei suoi occhi, era così bello, elegante, perfetto avrei osato dire che sembrava frutto di un'illusione.
"A quale casata nobiliare appartenete?" domandai curiosa di sapere di più sul suo conto
"Diciamo che non sono proprio un nobile" rispose ridendo
"In che senso? Scusatemi ma non comprendo" ammisi
"E' complicato da spiegare, ma non credo che abbia tutta quest'importanza sapere se sono un nobile. Voi credete che il denaro facciano gli ideali di un uomo?" mi domandò serio
"No, non lo credo. Non credo neanche che il denaro faccia la felicità" dissi con determinazione e una vena di malinconia
"Perchè voi non siete felice?" mi domandò incalzante
"Come vi chiamate?" domandai ignorando la sua domanda
"Non vi aspettiate che vi risponda dopo che avete ignorato la mia domanda" disse sorridendo e mostrando dei perfetti denti affilati e scintillanti; in quell'istante il valzer terminò e quel misterioso giovane si congedò e stava per andarsene, quando lo fermai "Aspettate! Mi piacerebbe chiacchierare con voi" dissi.
Andammo in giardino che era stato curato in ogni minimo particolare per l'evento. Passeggiammo per i sentieri formati da ciottoli, passammo tra cespugli di rose che inebriavano l'aria con il loro delicato profumo, fontane dalle sinuose statue di marmo e vasche dall'acqua cristallina riempite con grandi pesci dai colori sgargianti, mentre sulla superfice dell'acqua erano adagiate delle bellissime ninfee.
L'aria era fresca e odorava dell'erba potata il mattino precedente.
"Prima non avete risposto alla mia domanda" disse
"Neanche voi avete risposto alla mia" replicai
"Se voi rispondete alla mia, io risponderò alla vostra. Allora siete felice?" mi domandò fissandomi con i suoi occhi penetranti
"No non sono felice, tutto questo" indicai il mio prezioso vestito "Quello che c'è li dentro" ed indicai la mia casa "Per me sono cose superflue. Io vorrei girare il mondo e vedere tante culture diverse, vorrei essere libera da quegli inutili doveri che la vita da nobile ti impone e non voglio sposarmi con un uomo che non amo, ma disprezzo ...a volte vorrei essere un uccello e sogno di poter volare lontano da questa vita che non sento mia e che non fa altro che opprimermi" dissi con enfasi salendo sul bordo di una fontana che stava li vicino e sporgendomi immaginando di volare; il ragazzo scoppiò in una fragorosa risata "Perchè ridete? Lo trovate stupido? E' davvero scortese da parte vostra!" dissi indispettita da quella risata, ma quando lo vidi ridere rimasi estasiata, non c'erano parole per descriverlo: sembrava un angelo.
"Scusatemi ma è buffo sentire queste cose da una ragazza della vostra classe sociale, mi avete sorpreso" disse il giovane con voce calda e sommessa
"Ora tocca a voi rispondere alla mia domanda: come vi chiamate?" risposi morendo dalla curiosità di sapere il nome di quel bellissimo giovane; ma ebbi appena il tempo di pronunciare quella mia domanda che Josephine urlò il mio nome disperata "Sono qui, arrivo!" urlai alla donna "Scusatemi ma ora devo scappare. Spero di rivedervi!" dissi amareggiata da quell'interruzione rivolgendomi al giovane che baciò la mia mano "Spero di rivedervi anch'io" sussurrò e mi apprestai a raggiungere Josephine. Mentre mi allontavo mi girai per vederlo per l'ultima volta ma quel misterioso giovane non c'era più, era scomparso, come se fosse stato inghiottito dall'oscurità della notte.