CAPITOLO 2

Feci un respiro profondo e feci per aprire la bocca per avvertire il ragazzo del pranzo, ma non ne ebbi l'occasione a causa di Rosa che piombò alle mie spalle:

"Oh tu devi essere Bill! Vieni in casa il pranzo è pronto" disse in tono svenevole mentre agitava la sua gonna per farsi guardare

"Arrivo subito" disse cordiale il ragazzo che poi si rivolse a me "Suppongo che tu sia venuta per dirmi la stessa cosa"

"Si..." risposi con un lieve sorriso e me ne andai con una smorfia dipinta sul viso.

Ci accomodammo attorno al tavolo con davanti i nostri piatti di ceramica vuoti dai lati scheggiati. Mio padre sedeva a capo tavola, dove alla sua destra stava mia madre e alla sua sinitra il nuovo arrivato affiancato da Rosa che non perdeva occasione di lanciargli sguardi ammiccanti. Mi infastidiva quel suo comportamento. Neanche il tempo di mettere i piedi in casa che faceva la gatta morta con lui, solo perchè era nell'età di maritarsi.

Il capo famiglia iniziò la preghiera e poi mia madre si alzò e passando riempì i nostri piatti con il pentolone della minestra sottobraccio.

Osservai il ragazzo mangiare e lo paragonai a mio padre: quanto erano diversi! Il primo mangiava composto e con calma nonostante la sua voracità causata dalla fatica del lavoro, mentre il secondo mangiava di fretta, con il capo chino sul suo piatto ingurgitando grandi cucchiaiate di cibo ed emettendo, di tanto in tanto, rumori sgradevoli.

Quando terminarono uscirono di nuovo sui campi con i volti rilassati e gli stomaci pieni. Rosa e Rachele andarono alla fontana a lavare le stoviglie, mentre io andai alla ricerca di Susanna che dopo aver ripulito il suo piatto si era volatilizzata.

Uscii di casa e mi portai una mano sulla fronte proteggendomi gli occhi dall'accecante luce del sole che colpiva a picco la cascina.

Urlai più volte "Susanna" senza ricevere alcuna risposta. Sentii la sua inconfondibile risata cristallina provenire da dietro, così girai la casa per andare sui campi e sorprendentemente fu proprio li che la trovai. I suoi capelli rossicci si intravedevano tra le spighe di grano dorate, così mi avvicinai: Susanna stava in piedi con un grande sorriso stampato sul visino roseo a giocare con il ragazzo nuovo.

"Scusala se ti ha dato noie..." dissi rammaricata

"Oh, non mi ha affatto disturbato, anzi..." disse il ragazzo sorridente mentre si alzava in tutta la sua altezza

"Andiamo Susanna" dissi prendendo la mano della bambina

"No, voglio stare un altro pò con Bill!" protestò questa

"Ma deve lavorare, se no papà lo sgrida" cercai di farla ragionare

"No!" esclamò Susanna mettendo il broncio

"Dai, lasciala qui non mi da alcun fastidio" disse il ragazzo sfoderando un grande sorriso

"Ok, rimango pure io tanto non ho niente di meglio da fare" dissi facendo spallucce.

Mi misi in un angolo insieme a Susanna e restammo a guardare Bill lavorare: era tanto bello ed elegante anche mentre compiva quei semplici e grezzi movimenti.

"Adele!" urlò da lontano mio padre che man mano andava avvicinandosi con passo pesante e deciso

"Si?" domandai impallidendo per paura di un suo fraintendimento

"Chi ci fai ca?" mi domandò una volta a pochissimi metri da noi inarcando uno dei suoi spessi sopraccigli

"Susanna non si vuole muovere di qui" dissi cercando di nascondere il tremolio della mia voce

"Vai da Rosario e fatti dare i due sacchi di farina che mi deve" mi ordinò ed annuii levandomi subito in piedi per adempiere al mio compito "Bill va con lei" aggiunse poi

"Ed io?" chiese Susanna piagnucolando

"Vai con loro" disse secco mio padre e si girò scomparendo tra il grano.

Ci incamminammo verso la campagna di Rosario che era un bel pò di metri più in là della nostra. Camminavo sul ciglio della strada a mo di acrobata tra la strada dissestata e l'erba secca a fianco del ragazzo, mentre Susanna stava davanti a noi e saltellava canticchiando come una capretta felice al pascolo.

"Allora da dove vieni, Bill?" domandai con una spiccata curiosità

"Da una piccola cittadina della Germania" rispose il ragazzo abbozzando un lieve sorriso

"Dalla Germania?! Così lontano? E che ci fai qui?" gli domandai sorpresa

"Volevo vedere posti nuovi e lavorare..." rispose semplicemente

"E per lavoro intendi fare il contadino? E' molto faticoso..." osservai

"Lo so, ma mi piace. Trovo che sia bello prendersi cura della terra che in cambio ti da di che mangiare e poi l'aria fresca che si respira qui e questo bellissimo sole oscurano ogni fatica" disse con una vena di estasi nella voce e respirando a pieni polmoni con gli occhi chiusi. Lo guardai divertita: era un tipo alquanto insolito. Dalle mie parti a quell'epoca sognavano le città e lavori dotti come fare il dottore, il banchiere o altro, di certo i ragazzi della sua età non bramavano di lavorare la terra che a volte non ti dava una quantità sufficiente di cibo e non ti permetteva di vivere una vita agiata e piena di comodità.

"E la tua famiglia che ha pensato di questa tua decisione?" gli chiesi subito dopo

"L'hanno accettata, dopo tutto sono abbastanza grande da poter decidere da solo che fare della mia vita, non credi?" disse

"Oh, ma certo! Peccato che qui e soprattutto per noi ragazze non è così semplice...deve essere bella la Germania" dissi sospirando guardando il cielo di un azzurro limpido e quelle parole suonavano tanto un pensiero detto ad alta voce

Bill fece una smorfia "E' solo grigia e fredda" mormorò e in quel preciso momento varcammo la recinsione della proprietà di Rosario.

L'uomo era intendo a mungere le mucche e quando ci vide alzò una mano in segno di saluto.

"Cosa ti porta qui, Adele?" domandò con la sua voce bassa e resa cupa dal troppo tabacco che fumava

"Mio padre mi ha mandato per prendere i due sacchi di farina che gli dovete" gli spiegai

"Michele! Moviti veni!" urlò e sentendo quel nome rabbrividii. Michele era il figlio di Rosario ed era uno dei miei tanti corteggiatori e anche il più asfissiante.

"Eccomi papà! Dimmi!" disse il ragazzo una volta davanti al padre. Era magro, magro tanto che le si vedevano le costole, aveva la pelle scura, capelli crespi e ribelli neri come la pece e degli occhietti piccoli anch'essi neri.

"Da ad Adele due sacchi di farina" disse l'uomo e il ragazzo si drizzò sulla schiena e sorridendomi scoprendo due vuoti nell'arcata inferiore della mandibola disse "Vieni"

trattenni a stento una smorfia di disgusto e portai un piede in avanti per seguirlo nel granaio, ma Bill mi bloccò posando una sua mano affusolata e chiara sulla mia spalla "Vado io" disse e seguì il ragazzo. Cinque minuti dopo uscì dall'edificio con due grandi sacchi di farina sulle spalle e rimasi a bocca aperta: nessun segno di fatica o di eccessivo sforzo che gli deturpavano il bel viso, la schiena non era curva sotto quel peso, ma la sua postura era eretta, elegante e sinuosa.

"Possiamo andare" disse una volta di fronte a me

"Posso aiutarti se vuoi..." biascicai in malo modo ancora sotto l'effetto ammaliatore di quella visione

"Tranquilla, c'è la faccio da solo" disse sorridendo in un modo meraviglioso scoprendo una sfilza di denti bianchissimi e perfetti, e insieme ci apprestammo a ripercorrere la stessa strada appena fatta per ritornare a casa.

E durante il ritorno io e Susanna ci misimo a cantare sotto lo sguardo divertito del ragazzo, mentre il sole andava a nascondersi dietro le brulle colline tingendo il cielo di un rosso vermiglio-arancio:

"Cala la sira supr' 'a campagna,

spunta la luna dalla muntagna,

passa 'n carrettu ppi lu stratuni,

canta 'na vuci 'na bella canzuna..."

"Dovresti imparare anche a me questa canzone"

"Lo farò con grandi piaciri" dissi in un siciliano contaminato, che uscì candido dalla mia bocca per non rovinare quel momento di lietezza con la sua ruvidità.