CAPITOLO 1
Uscii dall'ufficio del preside dopo una lunga chiacchierata nella quale mi presentava i corsi extrascolastici, le materie e il regolamento scolastico e avermi dato una lunghissima lista di libri da acquistare. Cambiare città e scuola a metà anno scolastico non era di certo una passeggiata! Tutti quei programmi da recuperare e per non parlare poi che mi sarei dovuta integrare, crearmi degli amici; "Come se fosse facile?!" pensavo tra me e me, mentre percorrevo il lungo corridoio avorio della scuola. Mi sentivo un intrusa, sarei apparsa agli occhi di tutti la novellina sfigata venuta da chissà quale paesino lontano da prendere in giro. Ma io non appartenevo a quello stupido stereotipo. Io venivo da Berlino e mi ero trasferita in quel paese immerso nella campagna, Loitsche, per ragioni di lavoro di mio padre; costretta a lasciare le mie amicizie, la mia scuola a metà anno per andarne in un' altra in cui non conoscevo nessuno. Primo anno di liceo alquanto movimentato direi.
Mentre quei pensieri mi affollavano la mente ero già uscita e mi ero seduta sulla panchina ad aspettare l'autobus. In quel momento sentii degli schiamazzi venire dal cortile sul retro dell'edificio. Mi ci precipitai incuriosita e lo spettacolo che vidi non fu per niente piacevole: un gruppetto di palestrati del quinto, la classica feccia scolastica, che dava addosso ad un ragazzino della mia età. Corsi di istinto a cercare di fermarli: non tolleravo di vedere certe prepotenze!
Urlai con tutto il fiato che avevo "Hey! Voi! Smettetela!"
questi che erano in cerchio attorno al malcapitato si girarono sorpresi da quell'interruzione e dopo avermi scrutato per dei secondi scoppiarono in una fragorosa risata e il più grosso disse con un ghigno spavaldo "Se no? Che fai?"
"Vi conviene" risposi lasciando cadere lo zaino a terra
"Oh! Oh! Che fai? Ci picchi? Che paura!" disse a mo di sfotto mentre tutti gli altri idioti gli facevano coro ridendo.
Certamente non li avrei potuti affrontare erano troppi e troppo grossi per la mia piccola stazza, quindi feci l'unica cosa che mi venne in mente quel momento: urlai. Ma non un semplice urlo, ma uno dei miei gridi speciali di quello striduli e acuti che ti fanno tappare le orecchie per il rischio di farti perdere l'udito. Nella mia vecchia scuola ero conosciuta per questo, infatti nella manifestazioni o per riportare l'ordine in qualche assemblea ero sempre in prima linea.
A quell'urlo gli energumeni si misero le mani alle orecchie e sul loro volto si disegnò un' espressione di disgusto. Finito l'effetto da me desiderato il solito e l'unico che sembrava avesse il dono della parola in tono rabbioso sputò "Ma che cazzo fai? Sei scema?" mentre avanzava pericolosamente verso di me. Non mi mossi neanche di mezzo centimetro, chiusi gli occhi e mi preparai a ricevere un dolorosissimo pugno, ma fortunatamente ciò non avvenì. Da dietro le mie spalle spuntò una terza persona e gli energumeni magicamente se ne andarono. In quel frangente di tempo avevo tenuto gli occhi chiusi e li riaprii solo quando sentii una voce preoccupata dire: "Bill stai bene?".
Davanti a me vidi due figure, l'una che aiutava l'altra ad alzarsi. Il ragazzo che avevo cercato di difendere era alto e magro, aveva capelli scuri e corti con un ciuffo davanti l'occhio sinistro, i bei occhi nocciola pesantemente truccati di nero, smalto nero che laccava le unghie, un piercing al sopracciglio destro, delle labbra carnose e perfette e un abbigliamento dark: jeans strappati cadenti, anonima T-shirt scura e un giacchino di pelle nera e bianca. L'ultimo arrivato era uguale nella stazza e nella fisionomia del volto ma decisamente l'opposto nello stile: capelli biondo scuro acconciati in lunghi rasta e raccolti in una grande coda, abbigliamento streetwear con T-shirt e jeans di almen taglie di troppo, anche lui aveva un piercing al lato sinistro del labbro.
Si girò verso di me e mi chiese "Tutto ok?"
"S-si, solo grazie al tuo arrivo" sorrisi portandomi una mano alla nuca
"No, sono io che ti devo ringraziare hai evitato dei lividi a mio fratello"
"Grazie" disse il mio protetto
"Ma figuratevi! Non sopporto di vedere certe prepotenze...chiunque altro al mio posto avrebbe fatto lo stesso"
"E qui che ti sbagli" disse facendosi serio il ragazzo rasta
"Perchè?" gli chiesi incuriosita da quell'insolita osservazione
"Lascia stare" intervenne l'altro "Comunque io sono Bill e lui e mio fratello gemello Tom" disse porgendomi amichevolmente la mano
"Oh infatti notavo una certa somiglianza..." osservai piegando il capo a destra "...comunque piacere io sono..." fui interrotta dal brontolio di un vecchio motore che si stava avvicinando, un pensiero mi fulminò la mente "L'autobus!" pensai.
"...io sono Sabrina e sto per perdere l'autobus!" strinsi in fretta la mano del ragazzo "Devo scappare! Ci si vede in giro!" e corsi verso la fermata. Il ragazzo rasta, Tom, a quella mia osservazione sull'autobus prese il fratello per mano e corsero anche loro verso la fermata, entrando nel veicolo un secondo dopo di me.
Gli unici posti liberi erano quelli in fondo in cui ci accomodammo tutti e tre.
Bill diete l'in-put ad un nuovo discorso "Che ci facevi li?"
"intendi a scuola? E' la mia nuova scuola, da domani studierò li"
"Oh allora sei tu la nuova studentessa che doveva arrivare? Abbastanza coraggioso da parte tua cambiare scuola a metà anno" osservò Tom
"Beh non dipende da me, affari di lavoro di mio padre" dissi amaramente
"Capisco...Dove abitavi prima?" mi chiese Bill
"A Berlino" risposi
"Allora un bel cambiamento! Certamente la vita qui è molto diversa da quella della frenetica capitale" osservò Bill
"Lo so perfettamente ma purtroppo in queste decisioni io non voce in capitolo" sospirai
"Magari uno di questi giorni ti faccio fare un giro da queste parti, per sdebitarmi con te per prima" intervenne Tom strizzandomi l'occhio
lo guardai atterrita poi mi girai verso Bill e dissi "Mi sa che ha qualche problema all'occhio"
Bill mi guardò sorpreso da quell'osservazione e scoppiò in una risata tanto melodiosa e vedendolo ridere così di gusto mi misi a ridere anch'io, mentre Tom ci guardava torvo per la presa in giro ma poi si unì anche lui a noi.
L'autobus si fermò e scesimo nella stessa fermata, ci salutammo e poi le nostre strade si divisero: i ragazzi andarono a destra mentre io a sinistra.
Arrivata a casa salii le scale e mi diressi nella mia camera, come un fantasma, ancora una volta nessuno si era accorto della mia presenza in casa. Scesi per cenare e l'unica cosa che mi sentii chiedere fu la lista di libri da acquistare poi tornai in camera e mi addormentai.
L'indomani mi svegliai insolitamente presto e mi diressi alla fermata anticipatamente, dopo un quarto d'ora abbondante arrivarono Bill e Tom.
"Buongiorno" dissi sorridendo e facendo cenno con la mano
"Buongiorno a te" dissero in coro
poi Bill aggiunse "Pronta per il primo giorno nella nuova scuola?"
"Pronta non direi, rassegnata si" feci una smorfia
"Ma dai! Quanto ottimismo!" disse Tom " Non è così male se ti fai valere"
Arrivò l'auto e occupammo gli stessi posti del giorno precedente.
"Allora perchè quei bulli ti hanno attaccato ieri?" chiesi curiosa
"Perchè sono degli idioti che non hanno niente di meglio da fare" disse Tom con disprezzo
"Beh quello è ovvio" sentenziai "ma ci deve essere un altro motivo, che etichetta ti hanno appioppato? Sei il nerd?" mi ostinai a chiedere
Bill fece un sorriso appena accennato e mi rispose "No, è perchè mi trucco e ho lo smalto alle unghie" e mi mostrò le mani "non accettano chi si distingue dalla massa esprimendo se stesso, il proprio stile e mi hanno "etichettato" ,come dici tu, come gay"
feci una smorfia di disapprovazione per quell'amara verità "Ignoranti! Le persone così farebbero meglio a scomparire dalla faccia della terra, sono solo un inutile peso!" protestai innervosita
"Ma non te la prendere, a me scivola tutto addosso non mi interessano i loro stupidi giudizi..." mi confortò Bill
"Ma fin quando rimangono parole va bene chissenefrega! Ma quando ti devono mettere le mani addosso, no!" iniziai a riscaldarmi
"Non posso fare granchè, più di una volte sono intervenuti i professori o il preside ma non riescono a risolvere niente" a quella frase che Bill pronunciò amaramente Tom fece una smorfia e poi disse "Basta! Cambiambo discorso" ma appena detto ciò l'autobus si fermò e una calca di ragazzini si apprestò ad uscire.
L'ultima frase di Bill mi rimase impressa e prima che varcasse il portone d'ingresso della scuola lo tirai a me per un braccio e gli sussurrai all'orecchio "Non permetterò che questa indecenza vada ancora avanti, farò di tutto per impedirlo". Bill mi guardò stupito da quella frase che suonava tanto come una promessa, come un giuramento, gli lasciai andare il braccio ed entrammo in classe. A quanto pareva sarei dovuta andare nella loro stessa classe.