CAPITOLO 1
Erano le 3:24 del 12 Giugno non riuscivo a dormire faceva così caldo e la mia mente pululava di pensieri: era questo il giorno che tanto attendevo, il giorno in cui avrei preso finalmente la mia vita in mano e sarei scappata da una vita che non era la mia, da una realtà che non mi apparteneva e da una città che non dava niente. Pensavo "qualche ora e sarò sull'aereo con destinazione Los Angeles" quel pensiero mi turbava un pò, anche se era sempre stato il mio obiettivo: che cosa avrei trovato li? E da dove avrei iniziato? Come avrei cercato di farmi strada nel mondo dell'arte in quella città che era così piena di squali? Stavo andando in mare aperto senza salvagente, ma nonostante queste mie preoccupazioni c'era una parte di me che desiderava ardentemente partire per dare una svolta alla mia vita, se volevo realizzare i miei sogni dovevo pur rischiare. Mentre quei pensieri si contrastavano fissavo per l'ultima volta le pareti lilla della mia camera e osservavo mia sorella dormire nel letto accanto al mio: chissà per quanto tempo non l'avrei più vista!? Litigavamo sempre ma sapevo che una volta lontana mi sarebbe mancata; mi scese una lacrima che non avevo messo in conto e la sveglià suonò.
La spensi, scesi dal letto e accarezzai il mio Billy che sonnecchiava nella sua cuccia accanto al mio letto poi mi diressi in bagno e scacciai via le lacrime con l'acqua fresca che mi inondava il viso, misi su i primi vestiti che mi capitarono dalla valigia: un paio di shorts in jeans e la mia adorata maglietta degli Iron Maiden poi rassettai il letto dieti un ultimo bacio a mia sorella che ancora dormiva, presi il trolley e la borsa a mano e silenziosamente mi apprestai a lasciare la casa che odiavo ma al tempo stesso amavo: un ultimo sguardo alla cucina con il rubinetto gocciolante, la macchina del caffè che mia mamma accendeva puntualmente alle 6:30 del mattino e il vecchio divanetto ormai consumato dal tempo.
Sulla soglia della porta di casa mia mamma venne a salutarmi con il viso rigato dalle lacrime, era la prima volta che la vedevo piangere per me, l'abbracciai e in quel mentre mi rammaricai che forse non le avevo detto abbastanza volte "ti voglio bene" che non l'avevo mai ringraziata per tutto quello che avevo fatto per me e cercai di trasmetterle tutto quello che avevo dentro tramite quell'abbraccio. Mi fece le solite raccomandazioni che ogni madre farebbe alla propria figlia o al proprio figlio e dopo un ultimo bacio sulla guancia scesi le scale e scomparii dietro il vecchio portoncino.
Mi diressi verso la fermata del bus che mi avrebbe portato all'aeroporto, l'autobus era già arrivato e si apprestava a partire senza di me, corsi con tutto il fiato che avevo mentre sbracciavo freneticamente nella speranza che l'autista mi notasse, fortunatamente riuscii nel mio intento e l'autobus si fermò, salii e mi accomodai ad uno degli ultimi posti accanto al finestrino misi gli auricolari alle orecchie mentre vedevo passare veloci posti cui ero solita frequentare: la solita piazzetta con le altalene, i monumenti ai caduti che si affacciavano sul mare e la mia scuola in cui mi ero appena diplomata: il mio Liceo Artistico, forse quello sarebbe stato il posto che mi sarebbe mancato di più.
Sarà stato per non aver dormito prima o per tutti quei ricordi rievocati alla mente o per la canzone che ascoltavo che conciliava particolarmente il sonno sentii gli occhi pesanti e mi appisolai.