CAPITOLO 4

Il taxi mi lasciò davanti ad una vecchia palazzina a 6 piani che avrebbe avuto bisogno di una bella ristrutturazione. La facciata era in uno stato di degrado: mancavano pezzi di intonaco più o meno grandi, i balconi piccoli e stretti avevano ringhiere arrugginite, le tapparelle delle finestre erano vecchie ed usurate dagli agenti atmosferici.

Entrai per il datato portoncino d'ingresso cigolante e mi trovai innanzi ad una larga scalinata con gradini alti rivestiti da un marmo spesso. A malincuore mi resi conto che non c'era l'ascensore, ma fortunatamente l'appartamento in affitto si trovava al terzo piano.

Mentre salivo le scale ad ogni piano c'era un pianerottolo con due appartamenti ai lati, rivestiti da porte in legno non molto pesante. Al terzo pianerottolo mi fermai: l'appartamento sulla mia destra aveva la porta aperta e sentivo provenire dall'interno un vociferio. Bussai sulla porta aperta mentre mi slanciavo in avanti per sbirciare all'interno e mi accorsi che la porta d'ingresso dava direttamente su una stanza abbastanza grande adibita a cucina-soggiorno. Al centro di quella stanza in piedi stavano tre figure femminili una delle quali era una signora alta, slanciata e ben curata con i folti capelli ricci e rossicci legati in una alta coda; mi invitò gentilmente ad entrare facendomi cenno con la mano.

Le altre due figure che le stavano accanto erano due ragazze della mia età ed erano entrambe bellissime. La donna si presentò porgendomi la mano "Mrs Wilson" disse, sorrisi e mi presentai a mia volta, poi si presentarono anche le due ragazze: la più alta si chiamava Charlie, doveva essere sul metro e settanta, aveva lunghi capelli lisci e biondi con un ciuffo che andava a sfumare sul verde, aveva dei bei lineamenti che avevano un qualcosa si deciso, i suoi occhi erano color cioccolato, il perfetto naso era incorniciato da un septum, le labbra erano carnose e perfettamente disegnate. Anche il suo corpo era perfetto, atletico: le gambe erano lunghe e il suo top viola appena sopra la pancia lasciava vedere un addome con degli addominali lievemente scolpiti. L'altra ragazza che era leggermente più bassa, ma sempre più alta di me, si chiamava Roxy anche lei aveva un corpo perfetto ma il viso era differente dall'altra. Se la prima aveva un viso che le conferiva un aria sicura di se e decisa Roxy era l'opposto. Il suo viso aveva lineamenti dolci e delicati che la facevano sembrare un cherubino a questa impressione contribuivano gli occhioni di un verde limpido e il nasino alla francese. I capelli castano chiaro erano cotonati e pettinati alla maniera delle scene queen ma non dava l'impressione di seguire quello stile, il suo viso era pulito, lievemente truccato che quasi non se ce ne accorgeva.

Dopo le presentazioni la signora mi fece visitare il grazioso monolocale munito di tre stanze: la più grande era appunto la cucina-soggiorno, la seconda di grandezza media era la camera da letto e la terza, la più piccola, era il bagno. Finita la breve visita Mrs Wilson riprese la discussione di cui io non ero stata partecipe e che avevo interrotto pochi minuti prima.

"Allora cara prima che arrivassi avevo fatto già visitare l'appartamento a loro" e indicò Roxy e Charlie poi si schiarì la voce e proseguì "Hanno intenzione di prendere entrambe l'appartamento e quindi di diventare coinquiline, tu che pensi? Vorresti unirti a loro? La camera adibita a camera da letto è abbastanza grande, si può mettere un letto a castello e un letto singolo, inoltre sarebbe comodo dividere l'affitto in tre anzicchè in due"

"Per me va bene, non ho alcun problema" mi limitai a rispondere perchè ero sorpresa da quella situazione, non immaginavo che avrei avuto delle coinquiline. La signora Wilson rivolse lo sguardo verso le due ragazze, che si guardavano con aria pensierosa, per sapere se erano d'accordo. Dopo qualche istante le ragazze sorrisero e accettarono dicendo in coro "Benvenuta Kilian!" poi Roxy aggiuse sorridendo amichevolmente "Non ti preoccupare se non ci conosciamo, neanche io conosco Charlie l'ho incontrata per la prima volta oggi" quella notizia mi consolava, almeno non ero solo io l'intrusa.

La signora Wilson fece qualche raccomandazione e prima di scomparire dietro l'uscio ci lasciò le chiavi di casa. Rimasimo tutte e tre li da sole a guardarci silenziosamente poi Charlie ruppe il silenzio "Allora Kilian non sei di qui vero?"

"Esatto io vengo dall'Italia"

"Ohhh! L'Italia! Che bello!" esclamò Roxy entusiasta

"E che ci fai qui a LA?" mi domandò Charlie incuriosita

"In cerca della mia fortuna" mi limitai a rispondere

"Oh già, il sogno americano..." sospriò "...peccato che questo sta diventando una vecchia favoletta per lo più, ormai la crisi economica che sta colpendo l'Europa sta arrivando anche qui da noi" fece una smorfia poi fece cenno di schiudere le labbra per dire qualcosa ma Roxy non gliene diete la possibilità e mi domandò "E qual è il tuo sogno?"

"Diventare una pittrice affermata"

"Oh una pittrice interessante! A quanto pare questo è l'appartamento degli aspiranti artisti" disse Roxy sorridendo

"Vedi, io suono il basso e studio al conservatorio" disse soddisfatta Charlie

"Mentre io sono una fotografa e sto facendo tirocinio nello studio un fotografo professionista" aggiunse Roxy

La conversazione poi andò a toccare gli argomenti più svariati, il liceo, le nostre città di provenienza, i gusti musicali e tant'altro. Erano davvero simpatiche e divertenti. Ci eravamo raccontate pure le stupidaggini fatte a scuola: Charlie una volta aveva riempito i distributori d'acqua che c'erano nei corridoi del suo liceo con della vodka pura facendo sbronzare alunni e insegnanti che una volta capito il tranello tenevano il segreto per loro e ad ogni pausa ne approfittavano per prenderne un bicchierino, finchè non lo scoprì il preside e la sospese per due settimane; Roxy invece aveva scattato delle foto del professore di biologia mentre era intento a sistemarsi il parucchino e le aveva attaccate per tutta la scuola vendicandosi del cattivo voto che le aveva messo.

Il pomeriggio passò così tra una risata e l'altra.

L'indomani Roxy e Charlie si sarebbero trasferite completamente e io avrei rassettato un pò la casa. La giornata fu faticosa e non ebbi neanche un istante per dedicarmi alla pittura.

Arrivate a sera ci trovammo davanti ad un grande dilemma: chi avrebbe occupato il lettino singolo? Per evitare liti e spargimenti di sangue proposi "carta, forbice e sasso" e la ebbe vinta Roxy.

Finito anche quel giorno finalmente mi dedicai alla mia arte e fu così finchè non sfornai abbastanza dipinti ovvero per due settimane. Feci fare a Roxy delle foto alle mie opere e me ne andai da una galleria all'altra senza nessun buon risultato. I galleristi avevano la puzza sotto il naso e deridevano le mie tele, inoltre affittare un angolino di una galleria anche la meno conosciuta era davvero impossibile a causa dei costi insostenibili.

Mentre tornavo a casa dopo aver fatto un clamoroso buco nell'acqua vidi un ragazzo seduto sul marciapiede che vendeva i suoi oggetti fatti a mano per strada; decisi anch'io di fare lo stesso. Mi trovai un posticino carino e affollato sul ponticello che univa un grande parco ad un distretto che si occupava di design e moda.

Il giorno seguente mi posizionai proprio in quel punto con i miei dipinti in bella mostra.

La maggior parte delle persone che passavano mi ignoravano, poi c'era qualche signore o signora che si interessava e mi faceva delle domande alla fine alcuni degli interessati compravano altri no. Dopo una settimana andata così in un giorno che mi sembrava anonimo come gli altri ebbi un incontro inaspettato.

Ero li seduta sulla ringhiera del ponte con la testa fra le nuvole con mille pensieri tra cui anche il barbone di Milano e mi chiedevo se mi fosse finita così ma a scacciare quel pensiero fu una voce maschile, così sensuale, così bella che mi riportò alla realtà.

Alzai gli occhi e vidi che quella voce veniva da una figura altissima, slanciata e magra, vestita con dei jeans aderenti che prendevano la forma delle gambe lunghe e snelle che li indossavano, una canotta blu, larga con scritto in giallo al centro "Everlast" che lasciava trasparire il petto. Più il mio sguardo si alzava più il mio cuore emetteva dei tonfi sordi finchè il suo viso lo fece scoppiare. Quei lineamenti perfetti coperti da un leggera barba, quelle labbra incantevoli che sembravano il capolavoro di un angelo coronate da un snake bite, quel naso con il semptum, i capelli biondi pettinati in un gran ciuffo all'indietro e quegli occhi incorniciati di nero, quei meravigliosi occhi nocciola in cui puoi perderti senza trovarne via d'uscita, quegli occhi che sembravano in grado di leggerti dentro, di denudare l'io più nascosto e segreto.

Ero immobile, seduta li su quella ringhiera, con gli occhi spalancati e la bocca che mi tremava, non riuscivo ad emettere alcun suono. Non poteva essere lui. Non poteva. Era impossibile. Stavo sognando. Eppure era li in piedi davanti a me che mi osservava preoccupato con quegli occhi penetranti.

"Stai bene?" mi chiese analizzandomi

"S-si" balbettai stridulamente

"Sicura? Non sembra, sei tutta rossa e tremi" constatò

"No no sto bene davvero" sorrisi come meglio potevo poi respirai e aggiunsi "Ti serve qualcosa?" cercai di risultare il più calma e naturale possibile

"Stavo guardando i dipinti, li hai fatti tu?" mi chiese curioso

"Si li ho fatti tutti io" risposi arrossendo

"Sei davvero brava!" disse con un sorriso raggiante

"Grazie" dissi con un filo di voce mentre arrossivo come un peperone

Una voce interruppe quella magia "Sbrigati Bill se no facciamo tardi"

Spostai il mio sguardo al suo fianco e vidi un ragazzo alto come il primo ma del tutto differente nello stile che era hip hop: pantaloni larghi cadenti e una maglia non eccessivamente aderente ma che faceva trasparire a sufficienza gli addominali scolpiti. I lineamenti erano gli stessi, anche lui aveva un leggera barba, al labbro aveva un labret nell'angolo sinistro, le orecchie con due plug neri di medie dimensioni e gli occhi erano nascosti da occhialoni da sole scuri, la sua fronte era coperta da una fascia nera con delle decorazioni vegetali bianche e i suoi capelli erano legati in lunghi dread locks.

Pensai "Tom, Tom Kaulitz" poi rivolsi lo sguardo al ragazzo che ancora mi scrutava con quegli occhi magnetici e pensai "Bill Kaulitz". Ma era possibile? Forse stavo sognando, forse la sera prima avevo bevuto o fumato qualcosa e non lo ricordavo. Ma tutto sembrava così reale, così tangibile.

Bill fece una smorfia di disapprovazione per ciò che aveva detto il fratello e mi disse "Uno di questi giorni passo e compro qualcuno dei tuoi dipinti, o forse li compro tutti mi piacciono così tanto!" fece un sorriso smagliante poi me ne indicò uno in particolare e continuò "Questo è il mio preferito, tienimelo da parte" mi strizzò l'occhio e mi salutò con la mano sfilata.

Quando se ne andò mi dieti un pizzicotto convinta che stessi sognando ma il risultato fu solo un gran dolore. Non potevo ancora credere a quello che era appena successo.

Passai la giornata pensando a quell'episodio, pensando a Bill e i complimenti che mi aveva fatto. Poi conservai tutto e andai a casa con un sorriso da ebete stampato in faccia.