... tanto non resito al romance...

"- Io credo che abbiamo bisogno di sentirci vicini. Anche mentalmente. Perché non ti lasci andare, senza alzare i tuoi schermi mentali? Come quella volta, su Risa –
- Ne sei sicuro? – chiese lei – ti ho detto qual è il rischio che corriamo –
- Senti, non è molto diverso dal rischio di innamorarsi quando due che si piacciono decidono frequentarsi. Anche quello è un legame, anche quello fa paura… Per favore – chiese, baciandola poi in modo da toglierle il fiato. "

3. Momenti rubati

Il tempo passò, volenti o nolenti, ognuno assorto nelle sue incombenze.
Il capitano studiò le planimetrie delle aree a cui avrebbero dovuto accedere, insieme ad alcune caratteristiche peculiari del pianeta, essenzialmente poco conosciuto.
In sala motori, Scotty coccolava i suoi motori con cura; non si era trasferito con una brandina lì affianco solo perché negli anni aveva capito che i suoi sottoposti – gente validissima, ma non erano lui – si sentivano squalificati e tendevano ad offendersi.
Nel ponte dell'infermeria erano stati attivati i laboratori medico-scientifici dì emergenza, due sale adiacenti dotate di apparecchiature extra, processori potenziati e schermi olografici interattivi per l'analisi e la gestione di grosse moli di dati.
La sezione scientifica era completamente mobilitata; tutti i membri dell'equipaggio con competenze scientifiche erano stati dirottati sul lavoro di ricerca.
T'Mar lavorava sedici ore al giorno, ma l'entusiasmo per l'incarico sopperiva alla stanchezza.
Inoltre, aveva la possibilità di lavorare con il suo superiore vulcaniano, una delle migliori menti che avesse mai incontrato.
Inizialmente era stato leggermente imbarazzante, dopo la strana licenza su Risa durante la quale si erano conosciuti poco prima che lei si imbarcasse sull'Enterprise. In quell'occasione era entrata in collegamento mentale sia con il capitano che con il primo ufficiale, dopo un incidente di una fusione mentale sbagliata che aveva danneggiato entrambi. Il comandante Spock aveva avuto accesso praticamente a tutte le sue memorie passate e lei all'episodio forse più imbarazzante della vita del vulcaniano, riguardante la nascita della sua attuale relazione con il capitano Kirk.
Per non parlare della relazione travolgente che era nata tra lei e il dottor McCoy…
Iniziare a lavorare normalmente tutti insieme dopo quella intimità mentale, praticamente tra sconosciuti, era stato davvero strano.
Tuttavia, lei non era un giovane cadetto ma un ufficiale addestrato, proveniente dai ranghi dei Corpi Speciali Marini di Risa, per cui si era affidata alla professionalità acquisita e alla propria naturale empatia per rendere le cose più semplici, accattivandosi le simpatie dei colleghi.
Lavorare con il comandante Spock era un'esperienza affascinante ed estremamente stimolante, anche se discutevano piuttosto spesso; in effetti, era stato per lavorare con il primo ufficiale dell'Enterprise che si era impegnata costantemente negli ultimi anni. Nel tempo aveva seguito le storie – leggende, praticamente - di quello strano semi-vulcaniano che aveva scelto la via delle stelle e aveva creato un legame simbiotico col suo capitano, un'altra leggenda. In effetti, con il suo improbabile ibrido di razze e la sua ricerca di se stessa, aveva sentito un' istintiva affinità con lui, e così, eccola là, proprio dove voleva essere.
Quello che non aveva assolutamente previsto era il rapporto con l'ufficiale medico di bordo.
Si erano conosciuti su Risa e l'attrazione tra loro era esplosa immediatamente, anche nelle loro menti.
La cosa l'aveva lasciata del tutto spiazzata; non aveva provato un tale coinvolgimento mentale dalla morte del suo Compagno durante un incidente in una missione, anni prima su Risa, dopo il quale aveva lasciato i corpi speciali e si era ritirata in solitudine nelle caverne sottomarine di Cetacea per quasi tre anni, prima di entrare nella Flotta.
Ora Leonard sembrava essere al centro di tutti i suoi pensieri, al punto da dover schermare la propria mente durante i loro rapporti per evitare che il Legame si tendesse da solo tra loro.
Avevano bisogno di tempo per conoscersi veramente, si ripeteva razionalmente, ma la verità era che la perdita del suo primo Compagno l'aveva quasi portata alla follia e ora aveva paura, paura di perdere nuovamente l'altra metà di sé in qualche incidente.
Non era sicura che stavolta sarebbe sopravvissuta alla solitudine di un legame spezzato.
Lui sembrava molto più disposto a lasciarsi andare, senza troppe domande, "lì dove li avrebbe portati il cuore", come aveva detto durante uno dei suoi irresistibili slanci romantici.
In quel momento, a poche ore dallo sbarco di Leonard sul pianeta, la sua mente era affollata di questi pensieri al punto da renderle difficile concentrarsi, complice anche la stanchezza delle lunghe ore di lavoro.
Un leggero sospiro le sfuggì involontariamente dalle labbra.
- Tenente, c'è qualche problema? – le chiese il suo superiore, dalla sua postazione di fronte allo schermo olografico tridimensionale dove assimilava e analizzava dati ad una velocità impossibile.
Con lei Spock era sempre molto gentile – oltre che terribilmente esigente.
- No… non proprio – T'Mar si accorse che non sarebbe riuscita a concentrarsi ulteriormente sulla sua relazione – Forse ho bisogno di una pausa. Le spiace, comandante? –
- Ovviamente no. Sta lavorando ininterrottamente da dodici ore consecutive, direi anzi che una pausa sarebbe consigliabile per non compromettere il suo rendimento. Due ore dovrebbero bastarle per riposarsi e salutare il dottor McCoy adeguatamente –
Lei rimase come al solito stupita dalla percettività di quell'essere, che professava di non provare emozioni ma che sembrava capire esattamente le sue.
- La ringrazio, signore – disse, alzandosi e lasciando il laboratorio: un'improvvisa urgenza di vedere Leonard le era montata dentro.

Mancavano poche ore al target su Cetacea e McCoy nel suo alloggio stava finendo di preparare i suoi bagagli per la discesa sul pianeta, quando il segnale alla porta trillò.
- Avanti – ordinò.
La porta scivolò di lato lasciando entrare T'Mar.
- Ciao! – esclamò andandole incontro, felice di vederla.
- Volevo salutarti – disse lei – sei già pronto? – aggiunse, vedendo i bagagli in un angolo.
- Sì. Purtroppo dovrò rimanere sulla superficie la maggior parte del tempo, la procedura di decontaminazione è troppo lunga per ripeterla spesso, perderei troppo tempo. Senza contare che c'è sempre un remoto rischio di portare a bordo qualche traccia del virus –
- Leonard… - lei si avvicinò, poggiandogli una mano delicatamente palmata sul petto – questa storia non mi piace…–
Non era da lei, sempre così padrona di se stessa, manifestare una tale preoccupazione: gli occhi blu cobalto erano pieni di ansia.
McCoy l'abbracciò.
- Starò attento, te lo prometto – e la baciò.
Come succedeva sempre tra loro, il bacio divenne immediatamente profondo e coinvolgente; McCoy non sapeva resistere alla personalità appassionata e insieme controllata di T'Mar, come un vulcano che cova sotto le ceneri, e appena si toccavano sentiva la lava fusa penetrargli nel cervello, facendolo impazzire.
Come al solito, in un attimo furono nudi, avvinghiati sopra il letto mezzo invaso dalle cose del dottore.
Nonostante lei avesse schermato la propria mente McCoy si accorse che qualcosa non andava.
- T'Mar? – la chiamò, fermandosi – cosa c'è? –
Lei scosse il capo, riprendendo a baciarlo con più urgenza del solito.
McCoy ricambiò, ma per un istante una sensazione estranea gli invase la mente. Paura. Puro terrore.
Capì che doveva essere un'emozione sfuggita al controllo degli schermi di T'Mar.
Si interruppe immediatamente, prendendole il volto delicatamente celeste tra le mani.
- T'Mar… tu sei spaventata a morte. Cosa succede? Ti prego, dimmelo – chiese preoccupato.
Lei distolse lo sguardo.
- Guardami, per favore – disse dolcemente il dottore, fissandola con i suoi occhi azzurri e comprensivi.
- Io… ho paura di questa separazione, Leonard –
- A causa della tua precedente relazione e di quello che è successo? –
- Sì. Non ho più provato un' attrazione così forte da allora. Ho paura di legarmi a te e di perderti, ma ho anche paura di non sentirti quando saremo lontani… non so cosa fare –
Lui la accarezzò delicatamente.
- Io credo che abbiamo bisogno di sentirci vicini. Anche mentalmente. Perché non ti lasci andare, senza alzare i tuoi schermi mentali? Come quella volta, su Risa –
- Ne sei sicuro? – chiese lei – ti ho detto qual è il rischio che corriamo –
- Senti, non è molto diverso dal rischio di innamorarsi quando due che si piacciono decidono frequentarsi. Anche quello è un legame, anche quello fa paura… Per favore – chiese, baciandola poi in modo da toglierle il fiato.
Lei rispose appassionatamente.
Mentre i loro corpi si univano McCoy venne nuovamente sommerso da quella sensazione di calore che gli invadeva la mente, come ondate di lava incandescente.
Si sentì dentro il corpo e la mente di lei, percependo su di sé quello che lei provava sulla sua pelle.
Il centro di calore ed energia che era timidamente spuntato in un angolo del suo cervello la loro prima volta, su Risa, crebbe e fiorì, regalandogli un'emozione fortissima.
Sentì la paura di lei, ma anche l'eccitazione, il piacere di stare con lui.
L'amore.
Il ritmo del loro amplesso crebbe vertiginosamente, diventando frenetico, fino ad una conclusione di fuochi d'artificio nel corpo e nel cervello.
McCoy impiegò diversi minuti a riprendersi da quella esperienza sconvolgente. Meravigliosa, ma sconvolgente. Era stato anche più intenso della prima volta.
Quando si sollevò a guardarla vide che lei aveva le lacrime agli occhi.
- T'Mar… che succede? – le asciugò una lacrima, preoccupato.
- Il tranfert emotivo è stato molto forte. Ed è stato fantastico, Leonard. Grazie. Ne avevo bisogno –
Lui sorrise, malizioso.
- Un gentiluomo soddisfa sempre una signora…-
Lei rise, la sua risata di bollicine, poi tornò seria.
- Non so se adesso sarà più semplice o no lasciarti scendere sul pianeta senza di me… -
- Tornerò prima possibile. Dobbiamo trovare una soluzione a questa malattia, la situazione è troppo grave –
- Io e il comandante Spock faremo del nostro meglio di qui. Se c'è qualcuno che può trovare uno schema in questa storia quello è lui. Possiede una grande mente –
Lui la guardò aggrottando le sopracciglia.
- Non sono sicuro che questa cosa mi piaccia. Voi due passate un sacco di tempo insieme, tu lo adori e lui ha un'ottima opinione di te… per non parlare di quello che è successo su Risa, tutte quelle fusioni mentali che vi hanno messo in contatto intimo… Credo di essere piuttosto geloso -
Gli zigomi di lei si tinsero di una intensa tonalità azzurra.
- E' vero, lo stimo molto, ma non ti devi preoccupare. E poi, lui è Legato al capitano Kirk –
- Uhmpf… questo non vuol dire nulla. Non è un legame monogamo, come hanno avuto modo di scoprire a loro spese … - rispose, piuttosto seccato.
Lei ridacchiò.
- Smettila, dai. Non credo che dopo questo tra noi potrò pensare a nessun altro-
- Lo spero –
- Ora devo andare – disse lei alzandosi – il comandante mi ha concesso due ore per salutarti e devo ancora farmi una doccia prima di tornare al laboratorio –
- Per salutarmi? Quel gelido computer dalle orecchie a punta? Ho davvero ragione di preoccuparmi…-
Si rivestirono velocemente.
- Ti prego, sta attento. Potrebbe essere pericoloso – disse lei, sulla porta.
- Stai tranquilla, non è la prima volta che mi trovo in questa situazione –
Si scambiarono un ultimo bacio, breve ma appassionato, poi lei si girò e le portine si chiusero dietro di lei.
McCoy sentì chiaramente una piccola fonte di calore scaldargli la mente, qualcosa di molto simile alla consapevolezza di T'Mar riposta in un angolo dei suoi pensieri.
Era una bella sensazione.